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Biotestamento. Partiti e battaglie etiche nell'era di papa Bergoglio

L'opinione

Sette anni fa, in pieno caso Englaro, l’Italia sembrava tornata ai tempi delle lotte tra guelfi e ghibellini: erano i giorni dei sit-in sotto gli ospedali, gli uni con il rosario e gli altri con i cartelli, in cui le Regioni si sballottavano i malati a seconda della maggioranza politica che le governava. Ieri, invece, il Parlamento ha approvato una legge sul fine vita nella quasi indifferenza generale: può darsi che sia cambiato il senso comune, oppure che la preoccupazione per altri temi – l’economia e la sicurezza – abbia rubato la scena a quelli etici. In un caso o nell’altro, la trama assomiglia un po’ al copione già visto sulle unioni civili, velocemente assorbite non solo nell’ordinamento giuridico, ma anche nella percezione popolare.

Non è una legge sull’eutanasia, così come quella sulle unioni civili non era una legge sui matrimoni gay, e questo significa che il dibattito non è finito: una parte di opinione pubblica, trasversale agli schieramenti di partito, continuerà a combattere perché si compia l’ultimo miglio; un’altra, anch’essa presente in varie forze politiche, cercherà di impedire che la norma appena approvata apra la strada a un’epidemia di suicidi assistiti. Se ne riparlerà comunque tra qualche anno, perché la legislatura è ormai in dirittura d’arrivo e perché non si vedono all’orizzonte nuove maggioranze capaci di stravolgere l’equilibrio raggiunto ieri.

La legislatura nata nel 2013 aveva una natura molto più laica della precedente: il Pd era più spostato a sinistra, il Centrodestra era ridimensionato, i centristi di Monti erano equamente divisi tra cattolici e montezemoliani, i Cinquestelle non si erano mai distinti per un’attenzione a questi temi.

Era insomma un momento buono per approvare un testo sul fine vita, e – visti gli equilibri in campo – quello uscito dal Parlamento è più bilanciato (o più timido, a seconda dei punti di vista) di quanto ci si potesse attendere. I paletti sono stati spostati, ma esistono ancora: la possibilità di replicare in Italia il caso della Svizzera, in cui si va a morire anche per depressione, non è al momento contemplata.

Si introducono le Dichiarazioni anticipate di trattamento, ma non sono rigidissime: pur vincolanti in linea di principio, possono essere disattese qualora siano palesemente incongrue o quando siano intervenuti dei miglioramenti della medicina. Poi ci sono l’obbligo per il tutore del disabile di agire nell’interesse del diritto alla vita e il richiamo alla deontologia professionale per il medico, ma soprattutto la non equiparazione tra la sospensione delle cure inutili e sproporzionate e l’eutanasia attiva: si è tentato insomma di conciliare la libertà individuale con il ruolo del personale sanitario, in un equilibrio sottile che oggettivamente non era facile raggiungere. Laddove non è stato possibile, poi, rimangono alcune zone grigie: come nel caso del divieto di “ostinazioni irragionevoli” da parte del medico, la cui interpretazione potrebbe essere lasciata ai giudici.

C’è comunque un nodo chiave, che 7 anni fa sembrava impossibile sciogliere: quello sull’idratazione e l’alimentazione, equiparate a terapie e dunque rientrate nella disponibilità del paziente. È su questo che molti parlamentari del Partito democratico oggi cantano vittoria, ed è su questo che probabilmente giocheranno la prossima campagna elettorale, per riconquistare parte del consenso perso a sinistra. Più difficile la mossa contraria, e cioè che a destra si punti tutto sull’opposizione alla legge, come si sta invece facendo contro la riforma della cittadinanza ai figli degli immigrati: se infatti sull’immigrazione è ancora facile agitare uno spauracchio, sui temi etici gli elettori di Berlusconi e Salvini sono piuttosto elastici, come del resto gli stessi leader; inoltre, rispetto agli anni passati, si è affievolita anche la tentazione di restare attaccati alle gerarchie ecclesiali, anche a causa di un magistero – quello di Francesco – che dà parecchio filo da torcere al cattolicesimo identitario.

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