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IL COMMENTO 

Il calcio e non solo: l’Italia che si arrende al razzismo

La sentenza pilatesca contro la Lazio per gli adesivi di Anna Frank con la maglia della Roma è la punta di un iceberg maleodorante. In realtà il Paese ha abdicato al peggio, non è in grado di combattere i rigurgiti nazifascisti. In Europa siamo i peggiori odiatori: abbiamo il Ku Klux Klan in casa e facciamo finta di non vedere

Non c’è bisogno di sventolarle sopra le nostre teste, perché le enormi bandiere bianche della resa incondizionata al dilagare del razzismo e del nazifascismo sono avvolte nei fatti, nella disinformatija e nelle alzate di spalle di chi dovrebbe e non fa per evitare che il declino diventi inarrestabile. Abbiamo il Ku Klux Klan in casa e facciamo finta di non accorgercene; non è sulla scheda elettorale ma è come se ci fosse. Ci sono i nostalgici del duce e delle maniere forti e quelli che, immersi nell’ignoranza, anche in altri schieramenti, parlano delle solite sciocchezze dei treni in orario per lodare un’epoca sciagurata.

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L’ennesima resa ieri è arrivata dalla giustizia sportiva, che ha liquidato con una multina da 50mila euro la storiaccia degli adesivi di Anna Frank con la maglia della Roma disseminati dagli ultrà laziali nel settore rivale. Peraltro quando la loro curva, ampiamente recidiva, era chiusa per razzismo ed erano allo stadio grazie a un aggiramento delle regole. E anche su questo ci sarebbe da dire, perché il calcio da tempo si è arreso e, dopo grandi proclami, ha trovato il modo di rendere inefficaci le poche sanzioni ipotizzate. In Francia chi fa cori razzisti contro Mario Balotelli vede penalizzata la propria squadra di un punto, in Italia è tutto un «ma che vuole ’sto Balotelli?». In Inghilterra un idiota che picchiava i giocatori rivali a bordo campo mentre teneva il figlio in braccio è stato bandito a vita; stessa sorte in Germania per un’altra testa vuota che, durante un minuto di silenzio, si era esibita nel saluto nazista “Sieg heil”.

Da noi l’ultimo schiaffo alla ragione è arrivato dalla sentenza pilatesca della giustizia sportiva su quegli orribili adesivi. Una sentenza piena di distinguo («erano pochi», «non c’era percezione») che è una resa all’esercito del male e uno schiaffo alla vigilia della Giornata della Memoria che commemora le vittime dell’Olocausto. Non il solo, certo: ad Azzano Decimo (Pordenone) andrà in scena un concerto nazi e nessuno sembra poter far niente perché viene considerato festa privata.

Il calcio potrebbe fare molto, perché è lo show più seguito, perché potrebbe rieducare moltitudini cresciute nell’ignoranza. Potrebbe ma non fa: la regia unica della Lega calcio oscura l’audio dei cori pro-Vesuvio, Heysel o Superga, nasconde gli striscioni più orribili. È complice di questo modo di intendere, della finta convinzione che «tanto sono pochi, che possiamo farci?». Il capo della polizia ha certificato che nelle curve «la presenza di personaggi con precedenti penali è altissima, spesso arriva al 25 per cento». Non solo il calcio non è in grado di espellerli, ma di fatto li legittima. Grazie a questa sentenza saranno ancor più padroni incontrastati.

Purtroppo gli stadi sono solo uno dei covi dell’odio, in un Paese come il nostro dove il razzismo è più che serpeggiante, spesso spacciato per rispetto delle regole da chi per primo le odia. Gli italiani sono i più razzisti d’Europa, non c’è nessuno che fa peggio quando si tratta di detestare rom e musulmani, con gli ebrei invece i polacchi (ma solo loro) sono più cattivi. Devastante il confronto con francesi e inglesi: da noi gli odiatori sono più di 20 su cento, da loro meno di sette. E pazienza se non siete rom, musulmani o ebrei, finiti quelli odieranno chiunque non sia come loro. Ai tempi cominciò così: andarono a prendere rom, ebrei e omosessuali e nessuno disse nulla, poi quando presero gli altri che non erano graditi non c’era più nessuno in grado di opporsi.

In nome di questa ideologia criminale sono in crescita aggressioni di senzatetto, con tanto di scuole di pestaggio organizzate da movimenti di estrema destra. E le invasioni minacciose di sedi di associazioni umanitarie, partiti o giornali: è il vecchio squadrismo che sfocia anche sui social. Odiano, parlano di salvaguardia della razza bianca e sono gli stessi che negli stadi comandano. Il calcio si è arreso ma almeno ora è chiaro che i pavidi (dirigenti e giudici in testa) di fatto stanno dalla parte dell’odio. Parlano come se facessero chissà che, poi per il posto di direttore della Lega calcio pensano a uno spagnolo con nostalgie franchiste. Se gli chiedi perché ti dicono che «il franchismo è finito». Così viene il dubbio su chi sceglierebbero oggi, quelli del calcio e non solo loro, fra Barabba e Gesù. E hai il sospetto che in croce finirebbe ancora quello sbagliato. Anzi, è molto più che un sospetto.

twitter: @s_tamburini

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