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I cento passi del Pd puntano alle famiglie

I cento passi del Pd puntano alle famiglie

Il segretario: «Da noi promesse realizzabili, dagli altri il paese dei balocchi»  Nel programma 240 euro per i figli a carico e sgravi per assunzioni stabili

ROMA. «Gli altri promettono il paese dei balocchi, noi abbiamo un altro programma». È lo slogan scelto da Matteo Renzi che ha scelto Bologna, dove a breve si consumerà una lotta fratricida con gli ex di Liberi e Uguali, per presentare il programma del Pd «cento per cento credibile, sostenibile e realizzabile». I dem mettono nero su bianco i «cento piccoli passi per l’Italia», citando il film che ha raccontata la storia di Peppino Impastato, un modo per omaggiare anche Paolo Siani, il candidato simbolo di questa campagna elettorale. «Partiamo dalle cento cose che abbiamo fatto», spiega il segretario del Pd, convinto che «la promessa di non fare promesse» alla fine pagherà elettoralmente e lo farà risalire di almeno due punti da quota 23%, dove attualmente i sondaggi più ottimisti inchiodano il Pd. L’obiettivo, ripetuto da giorni soprattutto ai nemici interni che lo aspettando al varco del 4 marzo per fare i conti dopo la “renzizzazione” delle liste, è quello di portare il Pd ad essere il primo gruppo parlamentare alla Camera e al Senato.

Niente promesse, insiste. Ma per recuperare soprattutto le famiglie, anche Renzi cede e qualche sparata la fa. Eccome. Soprattutto a favore delle famiglie con figli. «L’obiettivo è estendere la misura universale di sostegno per ogni figlio fino a 18 anni, dice il segretario dem annunciando di voler investire 10 miliardi di euro per le famiglie con figli. Per la famiglie fino a 100mila euro di reddito ci saranno «240 euro di detrazioni Irpef mensili per i figli a carico fino a 18 anni e 80 euro per i figli fino a 26 anni».

Il Pd propone inoltre «la riduzione del cuneo fiscale dal 33 al 29% per incentivare il lavoro a tempo indeterminato», chiarendo che, a differenza di quanto stanno facendo le altre forze politiche, «nessuna legge di bilancio dovrà costare di più che negli anni in cui abbiamo governato». Tra i punti cardine del programma c’è il sostegno alla non auto-sufficienza e un piano su larga scala sulla sanità. Il modello è quello della Regione Emilia Romagna. Sulla sanità, per snellire le liste di attesa si punta sulla digitalizzazione, «riducendo le liste di attesa su scala nazionale». Grandi investimenti sono promessi anche per la realizzazione degli asili nido.

Il grosso del piano dem è su temi economici e fiscali. Con una forte rivendicazione di orgoglio da parte dell’ex premier per il lavoro fatto da lui nei 1000 giorni e proseguito poi da Paolo Gentiloni. Renzi promette di creare un milione di posti di lavoro in cinque anni e di portare la disoccupazione sotto il 9%. «Abbiamo cominciato a governare quando la disoccupazione era al 13% ora è all’11», sottolinea. «Non diciamo piena occupazione perché non raccontiamo frottole, ma vogliamo arrivare dai 23 milioni di occupati di oggi a 24».

L’ex premier cita i dati del Pil a –2 che ha trovato quanto è sbarcato a palazzo Chigi e il +1,6 di oggi. L’obiettivo è di arrivare a una crescita del 2%. «In un Paese normale di fronte a questo elenco ci piacerebbe che ci fosse banalmente il riconoscimento di quanto fatto in questi anni: sarebbe bello se tra i nostri avversari alla fine della lettura di questi punti ci fosse l’onestà intellettuale di dire: queste cose erano attese da decenni, non ci siete simpatici, ma queste cose le avete fatte voi», dice Renzi, chiedendo un riconoscimento impossibile. Il Pd, dice citando una pubblicità di una tv degli anni ’80, non vuole stupirvi con effetti speciali perché «la nostra è scienza non fantascienza», dice. Ma qualche effetto lo cerca. Se nel programma lo ius soli, la cittadinanza per i bambini figli di stranieri nati in Italia, slitta a pagina 69, Renzi promette un fisco a punti e una buona uscita per i contratti non stabilizzati ma anche 400mila euro al mese per tre anni per pagare baby sitter e asili nido. E ancora pensioni di garanzia per i giovani e un contributo di 150 euro ai ragazzi che andranno a vivere da soli per pagare l’affitto. Quanto alle banche, tema dolente della campagna elettorale democratica, il segretario del Pd assicura che in futuro sarà intensificata la vigilanza e saranno inasprite le pene per i manager responsabili di infedeltà e disastri. «Il nostro non è un libro dei sogni, noi facciamo proposte concrete e credibili, non come la flat tax di Fi-Lega e il reddito di cittadinanza del M5S», dice Renzi ripetendo che la misura proposta dai grillini è «un incentivo ai licenziamenti». Quanto a Matteo Salvini se sarà lui a governare «lo spread salirà».

Incassato il sostegno di Prodi, inoltre, Renzi insiste nel chiamare il «voto utile» per l’alleanza nata intorno al Pd. Ma Bersani non ci sta. «Renzi non convincerà gli elettori di sinistra perché la sinistra l’ha spaccata e distrutta e ora vuole l’accordo con Berlusconi», attacca l’ex segretario del Pd.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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