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IL COMMENTO: CATTIVA DOMENICA 

Il nostro calcio palestra del Ku Klux Klan

Le teste vuote e rasate non sono solo negli stadi ma è qui che concentrano gran parte della loro propaganda idiota e malata. Alla lezione di civiltà  nel multare il ragazzo che ha reagito male a offese e umiliazioni deve seguire quella di non accettare più tutti quelli che allo stadio e fuori ragionano così. Senza calcoli, senza timori di contestazioni o di perdita di consensi. Lasciar correre non è solo un atteggiamento stupido, è anche molto pericoloso

Prima di ogni altra cosa bisogna dire che non si fa e basta. Che non si alza il dito medio verso i tifosi avversari, anche se si sta festeggiando la vittoria dopo aver sopportato offese razziste. Leandro Fernandes, centrocampista olandese con origini angolane della Juventus Primavera, sarà multato. Ed è il minimo che si possa fare per isolare un gesto che aggiunge maleducazione alla violenza dell’imbecillità.

Detto questo, però, il calcio non può continuare a ignorare le sofferenze di quelli come Leandro, al quale oltre alla multa bisogna far arrivare anche un abbraccio. Il calcio e lo sport in genere non possono voltarsi dall’altra parte, punendo chi reagisce e strizzando l’occhio ai deficienti disadattati sugli spalti. Insomma, a far spallucce su questo ruolo di iceberg del calcio che fa emergere il peggio di quel che c’è anche fuori. A metterlo in vetrina praticamente impunito, talvolta applaudito, liquidato come folklore da una Congrega di Pindari e Adoranti travestiti da commentatori che ha come primo comandamento il «guai a inimicarsi le peggiori tifoserie». È fresco di diffusione – e naturalmente di rapido insabbiamento – l’ultimo rapporto sulla violenza negli stadi: ci racconta di crescita di feriti, arresti e denunce, di un clima da corrida inaccettabile e di un crescente menefreghismo delle società sportive. E anche delle Istituzioni del calcio e del loro sostanziale atteggiamento lassista nei confronti del Ku Klux Klan che sta prendendo sempre più piede intorno allo sport più seguito. Che sia fatto di aggressioni o di inni al Vesuvio, all’Heysel o a Superga, la parola d’ordine è minimizzare.

Certo, il nostro calcio è la vetrina che espone meglio quel che emerge anche dalle cronache della vita quotidiana. Storie come quella di una studentessa di Avezzano rinviata a giudizio per le aggressioni a una ragazza pakistana al motto di «puzzi di cipolla, non ti hanno lapidata?». O come quella di un’anziana di Roma che ha dato del negro e del ladro a un ragazzo appena salito sul bus. E, ancora, la palestra romana dei fascisti di Generazione identitaria dove si organizzano corsi per picchiare i profughi. O la signora di Cantù che al pronto soccorso trova un medico con la pelle scura e non vuol farsi visitare.

Lo stadio è lo sfogo naturale di questa cloaca fatta di disinformatija, di ignoranti che raccontano ad altri ignoranti che «c’erano i cinema nei campi nazisti e quindi ma quale sterminio», che mettono in dubbio regole di civiltà che garantiscono quote di lavoro ai disabili. Ci sono forze politiche che inneggiano al fascismo e sostengono la liceità di calci e pugni per punire i giornalisti che raccontano il loro marcio.

Le teste vuote e rasate non sono solo negli stadi ma è qui che concentrano gran parte della loro propaganda idiota e malata. Alla lezione di civiltà nel multare il ragazzo che ha reagito male a offese e umiliazioni deve seguire quella di non accettare più tutti quelli che allo stadio e fuori ragionano così. Senza calcoli, senza timori di contestazioni o di perdita di consensi. Lasciar correre non è solo un atteggiamento stupido, è anche molto pericoloso.

twitter: @s_tamburini

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