Quotidiani locali

Non sono anni di piombo ma la politica ha ragione

La campagna elettorale, così grigia e sterile, sta assumendo un colore più fosco, ma è il nero di una risorgenza neo-fascista di cui proprio non si sentiva il bisogno a quasi ottant’anni dalla Liberazione dal nazifascismo e che inasprisce, invelenisce, aggrava un clima già depresso. Purtroppo i programmi dei vari partiti non hanno presentato novità tali da animare il dibattito. Per lo più sono una sorta di colorato catalogo di supermarket senza quantificare i costi. Così li hanno presi a pallate gli economisti che invece quei costi li hanno fatti. Libri dei sogni? Molto di più, un viaggio sconfinato nei mondi dell’inarrivabile. Un comportamento che concorre a rendere meno credibile la politica odierna e chi la fa.

Del resto le polemiche, ormai più che decennali, contro la “casta”, condotte fino alla esasperazione sui vitalizi e dintorni, hanno suscitato nel Paese non una reazione democratica, partecipativa, bensì una rivolta contro tutti, in nome del “più onesto”, dimenticando, ad esempio, il valore, sempre essenziale, della competenza, della cultura politico-amministrativa, della conoscenza della macchina e degli strumenti per farla camminare.

Per cui la macchina dello Stato, ma soprattutto delle Regioni e degli Enti locali è finita spesso fuori strada e lasciata lì ad arrugginire, scassata dai dilettantismi più disperanti. Ha suscitato e susciterà problemi gravi lo stesso fatto che la polemica contro la “casta” abbia, alla fine, colpito, e in maniera maldestra, le Province, che contavano poco e svolgevano un’opera preziosa di raccordo, e non, per esempio, le Regioni le quali, a cominciare da quelle a statuto speciale, costituiscono il vero corpo opaco delle istituzioni di governo.

Come si può continuare a tollerare che alcune regioni, le più sfregiate dall’abusivismo speculativo, a cominciare dalla Sicilia, la più “abusata” di tutte con Campania e Calabria, si rifiutino, di fatto, di applicare le leggi dello Stato che prescrivono piani paesaggistici rigorosi, la legge Galasso del 1985 e il Codice per il paesaggio Rutelli del 2007? Il nuovo presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, ha cacciato dal suo posto con sei mesi di anticipo Giuseppe Antoci, presidente del Parco Regionale dei Nebrodi, che vive da anni sotto scorta perché preso a fucilate dalla mafia dei pascoli. Né il Pd l’ha candidato.

Lo stesso ministro dell’Interno, Marco Minniti, che ha certo informazioni di prima mano, paventa infiltrazioni malavitose nel voto del 4 marzo. Infiltrazioni una volta limitate ad alcune regioni del Mezzogiorno e che ora rischiano solidificarsi nelle zone più ricche. Difatti la malavita organizzata spara sempre meno, gli omicidi volontari sono precipitati da quasi 3.000 a meno di 400, ma evidentemente entra sempre più negli affari, nelle imprese in difficoltà, nei cantieri e così via. Nel suo “giallo” più recente, “Il prezzo dei soldi”, lo scrittore Petros Markaris racconta di una Grecia che rinasce grazie ai miliardi “sporchi” riciclati. Paradossale ma nemmeno tanto. Trent’anni fa gli omicidi imputabili al racket erano la metà del totale. Oggi rappresentano, sì e no, il 20 per cento. Ma è un segnale d’allarme che ci deve far attrezzare contro il fatturato nascosto della criminalità che cresce di continuo. Se ne parla? Ci si attrezza? Poco, troppo poco. Eppure i beni in possesso della criminalità sono valutati oltre i mille miliardi.

A forza di gridare che erano i più onesti, limpidi e trasparenti, i 5Stelle sono inciampati negli scandali degli scontrini prima e in quelli dei rimborsi poi. Un fatto interno, diventato enorme, sia per quella loro precedente auto-esaltazione di una onestà senza pari, sia per la facile strumentalizzazione che ne fanno le forze politiche concorrenti. Ma vogliamo ricominciare, un po’ tutti, a fare politica seriamente e a occuparci dei problemi veri delle persone, delle famiglie, delle città, del Paese?

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