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Lega. Il sorpasso al Cavaliere nato sui prati di Pontida

Lega. Il sorpasso al Cavaliere nato sui prati di Pontida

L'opinione

La rivoluzione? Oggi no, domani forse, dopodomani mai. È andata così, come nel monologo di Giorgio Gaber, sotto il regno di Umberto Bossi. Le trecentomila baionette bergamasche pronte a sbaragliare i parassiti di Roma ladrona e anche le guardie svizzere dello Stato pontificio, se ce ne fosse stato bisogno, finivano in pizzeria. Dove lo sport nazionale era darsi furiosamente ragione a vicenda. Idem per le cavalcate di cosacchi evocate sul prato di Pontida: i cruenti discorsi del Senatur, declinavano in passeggiate romantiche a bordo di una carrozzella. La rivoluzione l’ha fatta Matteo Salvini che era boy scout, poi capo dei Comunisti padani, quando il ciuffo ribelle di Gemonio maneggiava ampolle con l’acqua del dio Po. Rivoluzione o evoluzione, vedremo. Sicuramente sorpassone ai danni del Berlusca che essendo stato sempre primo deve rassegnarsi a fare il secondo. Uno con la sua storia lo accetterà?

Ma non c’è dubbio: la Lega nordista, addirittura celtica, non esiste più. Esiste una Destra, non sociale, sindacale e territoriale. Esiste il partito di Salvini al quale s’accoda un Carroccio sul quale lo spadone rubato ad Alberto da Giussano guarda anche a Sud. Ma ancora col binocolo per via dell’avanzata poderosa delle “truppe grillate” in quei territori.

Accade in Italia quello che in Francia non è riuscito alla Le Pen. Lì ha alla fine ha vinto Macron, qui ha perso il mago di Arcore cui Bossi aveva giurato fedeltà dopo averlo tradito nel 1994. Con un insistito esperimento di mutazione genetica, le camicie verdi hanno ceduto il passo alle felpe azzurre.

In una democrazia perfetta non starebbe scritto da nessuna parte un no a Di Maio premier: i Cinquestelle sono la prima forza del Paese. Ma in uno Stivale zoppo, a ventiquattr’ore dallo svuotamento delle urne, l’ipotesi è che un governo possa ancora essere varato aggiungendo e togliendo gocce nella provetta della chimica tradizionale. Cioè nel centrodestra. Nessuno vorrebbe avere sulle spalle il camice bianco di Mattarella.

Come ha trovato Salvini tutta questa forza? A pensarci bene, non rinnegando il verbo del “maestro”. Anche Matteo Due ha preso di mira i deboli, i diversi, gl’ingombranti. E poi ha parlato di soldi e della “ladrona” del momento, l’Europa. Bossi si era inventato un nemico inoffensivo, i “terroni” che beccavano le uova delle galline del Nord. Ma la categoria era ormai integrata nel tessuto sociale, metabolizzata dal sistema economico.

Senza contare che una rappresentante lui l’aveva in casa, la seconda moglie con cognome siciliano: Marrone. Salvini ha avuto miglior gioco a prendersela con immigrati, delinquenti, clandestini, ruba-lavoro. Protesta più attuale. Probabile, anzi sicuro, che quando lo chiameranno al Quirinale non dirà: sono qui a sparare ai negri, come ha fatto davvero il gaglioffo di Macerata. Il personaggio sa adeguarsi alle situazione: lo fece lo scorso settembre a Cernobbio con parole concilianti per il parlamento di Strasburgo, dove si guadagna da vivere.

E Maroni, mamma della Lega, di cui Bossi è stato il papà? Ha perso anche lui. I rapporti personali col suo inamovibile segretario sono al minimo storico. Sennò Bobo non avrebbe rinunciato al governare di nuovo la Lombardia propiziando il trionfo dell’amico Attilio Fontana, aiutato dai suicidi Pietro Grasso e Massimo D’Alema. Ma se il centrodestra sarà scelto per guidare il Paese, l’esperienza di un leghista ministro dell’Interno, addirittura vice presidente del consiglio con Berlusconi, può far superare le antipatie. D’altra parte, allorché l’ex ragazzo del Viminale si fece fotografare con i piedi sulla scrivania di De Gasperi (l’Esecutivo stava in quel palazzo), non era meno alieno di Salvini. Dalla Russia alla Cambogia, le rivoluzioni sono queste.

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