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Putin trionfa: è il quarto mandato

Il presidente russo rieletto col 75% dei voti, in Crimea è al 90%. L’affluenza resta inferiore alle attese

ROMA. Il nuovo trionfo dello “zar” viene registrato negli annali russi nella data simbolica del 18 marzo. È il quarto anniversario dell’annessione della Crimea alla Federazione russa, e Vladimir Putin vola senza fatica, nella sua corsa contro sette avversari fantasma, verso il mandato numero quattro, il secondo consecutivo. Si avvia così a diventare i l leader russo più longevo dopo Stalin.

Il primo bagno di folla a risultati parziali ma certi, è in piazza del Maneggio, a Mosca, dove si tiene il concerto dedicato alle celebrazioni per la Crimea. «Grazie a tutti. Il successo è il nostro destino – dice in un discorso osannato – Abbiamo davanti sfide enormi, ora serve una svolta». E per la prima volta parla del caso di Serghei Skripal, l’ex spia russa avvelenata con la figlia Yulia in Inghiterra: «Le accuse contro Mosca sono spazzatura, sciocchezze – afferma – Noi abbiamo distrutto tutto il nostro arsenale chimico mentre i nostri partner non lo hanno ancora fatto. Ma siamo pronti a cooperare con la Gran Bretagna».

Il presidente ottiene il miglior risultato della sua storia politica, incassando (con il 60,8% dei voti scrutinati) il 75,6% dei consensi, e si prepara a guidare il Cremlino per i prossimi sei anni, fino al 2024. Il candidato comunista Pavel Grudinin è al 15,44%, l’ultranazionalista Vladimir Zhirinovsky al 6,84%, la giornalista Ksenia Sobchak all’1,39%. Gli altri non arrivano all’1%. Manca all’appello il grande oppositore di Putin, il blogger Alexei Navalni, fuori dalla corsa per problemi giudiziari, che ha sguinzagliato nei seggi i suoi osservatori, mentre a seguire il voto in Crimea – dove Putin supera il 90% dei consensi – sono stati inviati da 20 Paesi 43 osservatori. «Annessione illegale, torni all’Ucraina» chiede la Francia, annunciando di non riconoscere il voto. E mentre in tutto il mondo i russi si mettono in coda davanti alle rappresentanze diplomatiche per votare, in Ucraina le forze di sicurezza piantonano consolati e ambasciate ostacolando l’accesso e provocando la rabbia di Mosca. L’affluenza secondo i dati del centro demoscopico statale Vtsiom, si ferma al 63,7%: lontano dal 70% a cui Putin mirava per legittimare il rafforzamento dei poteri a cui punta. Ma le vittoria è schiacciante. La propaganda del Cremlino, basata sulla retorica di una Russia giusta circondata da nemici, ha convinto gli elettori a fare quadrato attorno al presidente. «Abbiamo bisogno di un leader forte in un contesto elettorale difficile» spiega Anatoli, 24 anni, all’uscita dal seggio elettorale 1243 di Sokolinaia Gorà, quartiere orientale di Mosca. È così che Vladimir Vladimirovich riconquista il Paese, dove 111 milioni di elettori sono stati chiamati alle urne.

Il portavoce della campagna del presidente, Andrei Kondrashov, ringrazia ironico la premier britannica Theresa May: «L’affluenza è più alta del previsto dell’8-10% e di questo dobbiamo ringraziare la Gran Bretagna perché non ha capito la mentalità della Russia: ogni volta che ci accusano di qualcosa in modo infondato, il popolo si unisce al centro della forza e il centro della forza oggi è Putin».

Ma per portare i russi al voto la macchina del consenso non si è limitata ad affidarsi al sentimento patriottico: ha messo in moto una massiccia operazione di comunicazione e convincimento, che arriva fino ai seggi. Mentre dentro si vota, fuori si vendono dolci e bibite a prezzi ridotti, si regalano palloncini, animatori giocano coi bimbi. Gli oppositori denunciano anche pressioni e minacce. «Pressioni da parte dei datori di lavoro, che a loro volta vengono contattati dall'amministrazione presidenziale. Senza contare che tutti gli impiegati statali vengono costretti ad andare a votare» denuncia Grigory Melkoniants, co-presidente di Golos, l’associazione che monitora il regolare svolgimento delle elezioni in Russia. Violazioni invece poche (come conferma anche la Commissione elettorale centrale): «Teniamo conto però che uno dei candidati non ha potuto partecipare, i media non sono liberi... – dice Melkoniants – Il sistema si è preparato in anticipo».

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