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Così la Cancelliera diventa bersaglio grosso da colpire


Con alle spalle l’eco del dissenso del ministro Trenta sulla chiusura dei porti alle missioni internazionali e alle navi italiane che imbarcano migranti, oltre che dello smacco dell’arrivo a Trapani della Diciotti, solo parzialmente oscurato dallo spostamento dell’attenzione sull’invocazione della galera per i “facinorosi”, Salvini partecipa a un vertice, quello dei ministri degli interni europei di Innsbruck che, al di là della propaganda, rischia di mettere, ancora una volta, a nudo la debolezza della strategia italiana.

Tramontato lo sbandierato obiettivo di discutere in quella sede di missioni internazionali europee come Themis e Sophia, di competenza dei capi di stato, il leader della nuova destra nazionalista potrebbe portare a casa assai poco dalla puntata in Tirolo. Con l’omologo tedesco Seehofer e quello austriaco Kickl, il ministro dell’Interno italiano cerca di rimettere sul tavolo la proposta sui centri di rimpatrio fuori dalla Ue, già azzoppata dai rifiuti dei paesi destinati a ospitare i campi e, in ogni caso, impraticabile in Nordafrica e Sahel senza l’influente consenso francese.

Una proposta, quella dell’esternalizzazione della difesa delle frontiere che, oltretutto, contraddice l’accordo siglato dal presidente del Consiglio Conte, al vertice di giugno dei capi di governo, sui centri di rimpatrio su base volontaria nei paesi Ue. Intesa mai gradita da Salvini, tanto più dopo le parole del suo principale artefice Macron, che ha ribadito il rifiuto della Francia a farsi carico di simili strutture sul proprio territorio.

Ma il leader della Lega s’illude se pensa di trovare un’alternativa alla diarchia Macron-Merkel nell’asse sovranista di lingua tedesca. I neonazionalisti di ogni latitudine mirano a salvaguardare il proprio giardino di casa e sono del tutto disinteressati a ciò che avviene in quello del vicino. Come dimostra il fatto che la mano dura su respingimenti interni, tenacemente auspicati da Seehofer, si ripercuoterebbe immediatamente sull’Austria e, per effetto domino, sull’Italia.

Nessuna vicinanza ideologica può conciliare interessi nazionali diversi su un tema così sensibile elettoralmente. Tanto che l’obiettivo primario di Roma è scongiurare un eventuale blocco austriaco al Brennero come reazione alla pax armata tra Merkel e Seehofer. Il solo asse tra i tre ministri che può tenere, particolare non certo secondario, è quello in funzione anti-Merkel.

Il bersaglio grosso del leader della Lega, così come quello del leader della bavarese Csu, è niente meno che la caduta della Cancelliera. Per Salvini, inoltre, conta il peso che, nei nuovi equilibri continentali dopo le prossime elezioni europee, dovrebbe esercitare la “Lega delle leghe” evocata a Pontida. Per questo il titolare del Viminale, indipendentemente dai risultati concreti sul tema immigrazione, presenterà il suo viaggio tirolese come un successo.

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