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Nazionalismo sovranista contraddizione in Europa


Le Comunicazioni al Parlamento del ministro Savona sulla politica europea del governo hanno suscitato molte polemiche. Savona ha detto inizialmente che il governo “non intende uscire dall’euro”, ma nella replica ha detto che bisogna essere pronti a tutto, e che l’uscita potrebbe non essere frutto di una nostra scelta.

Ciò ha nuovamente scatenato un dibattito sulle intenzioni del governo – costringendo Di Maio a dire che non si lavora ad alcun Piano B, che non usciremo e non ci metteremo in condizioni in cui altri possano obbligarci a uscire – e tensioni sui mercati. Il ministro sa che le sue parole possono creare allarmi: perché insiste sul tema?

Specialmente dopo aver detto poco prima che il governo eviterà aumenti del deficit e del debito. Savona vuole che oltre a quelle dal lato dell’offerta ci siano politiche europee dal lato della domanda, attraverso investimenti europei e chiede di ampliare il bilancio europeo 2021-2027. Rilanciare gli investimenti in Italia è semplice: basta contribuire al Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (il Piano Juncker).

L’Italia è il primo beneficiario del Piano e i contributi degli Stati sono scorporati dal calcolo del deficit. Perché non seguire questa strada? Non richiede eventuali modifiche alle norme sugli appalti, ricorsi vari al Tar, ecc. e funziona. Savona ricorda che nel lungo periodo l’unione monetaria ha bisogno anche dell’unione politica, con la capacità di produrre crescita e convergenza.

A tal fine Savona invita a rafforzare la Banca Centrale Europea, includendo la crescita e l’occupazione, oltre alla stabilità, nel suo mandato. E dotandola di poteri di intervento sul tasso di cambio e del ruolo di prestatore di ultima istanza per l’Eurozona. Inoltre, propone di creare “una scuola di istruzione e di formazione europea di ogni ordine e grado che, insieme a un comune insegnamento, lasci spazio alle diversità culturali nazionali, un valore da proteggere”.

Ma per fare l’unione politica non bastano il rafforzamento, pur opportuno, della Bce, né iniziative comunque utili, sul piano culturale. Serve un governo federale dell’economia, il ministro del Tesoro europeo, responsabile di fronte al Parlamento europeo, titolare di una capacità fiscale e di prestito, e quindi di un bilancio, almeno dell’Eurozona. Lo chiede la Commissione, con l’appoggio di Macron.

Per ora su questo fronte il governo non ha preso una posizione chiara. L’obiettivo dell’unione politica esposto da Savona richiama la tradizionale politica europea dell’Italia, ma richiede coerenza, cioè l’abbandono di un nazionalismo sovranista.

Altrimenti tutte queste affermazioni verranno interpretate dai mercati e dai partners europei come meramente strumentali: l’utilizzo di una narrazione “europeista” volta però solo a criticare l’attuale unione monetaria al fine di cogliere la prima occasione per uscirne. Con tutte le conseguenze del caso sui mercati e sui risparmi degli italiani.

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