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Verri premiato dalla Figc per trent’anni nel calcio

Oggi a Roma il presidente Abete riceverà lo storico dirigente del Quartiere A lui il riconoscimento “alla fedeltà sportiva”. «Lo dedico alla comunità»

QUARTIERE. Trent’anni da dirigente. Trent’anni al fianco del volontariato. Trent’anni nel calcio applicato al territorio. Luciano Verri riceverà oggi a Roma il premio alla fedeltà sportiva direttamente dal presidente Figc, Abete. Un riconoscimento maturato dalla preponderante attività di divulgazione dello sport più amato dagli italiani, passione intrisa di volontariato nel paese di Quartiere.

«La telefonata del vice presidente regionale Braiati – racconta Verri – mi ha fatto piacere. Il suggerimento è arrivato da Aretusi, che ha indicato una persona con determinate rettitudini, o attivA nel comitato provinciale. Devo ringraziarli entrambi».

Nonostante il premio sia personale, Verri tiene a precisare un particolare non indifferente: «Il riconoscimento non è mio, ma di tutta la comunità di Quartiere. Il riconoscimento è da dividere in egual modo con tutte le persone che hanno lavorato per la società. Non solo nel calcio, ma nelle varie attività sociali, come le feste per i bambini o le sagre del paese, perché più o meno è sempre lo stesso gruppo. Sono il personaggio più ferrato sulle questioni burocratiche, come altri lo sono a livello organizzativo». L’attività di dirigente non è scaturita al termine della carriera calcistica: «Ho giocato alcune partite col Quartiere: avevo circa 25 anni. Ero tesserato per problemi contingenti. A quel tempo c’era molto attaccamento al calcio, ora vi sono altre attività in cui tuffarsi. Ho sempre svolto il ruolo di dirigente, imparando alcuni segreti delle carte federali da un buon maestro: Gian Franco Fiorini. Ma anche Vittore Pigaiani è stato il presidente che a Quartiere tutti ricordano: avevamo un rapporto di amicizia, quasi di padre e figlio. E’ stato un trascinatore della società».

Nato sotto il segno del settore giovanile, il Quartiere ha visto passare alcuni giocatori finiti nell’orbita regionale e nazionale: «Una finale vinta e una persa al “Torneo Paolo Mazza”, senza dimenticare Chicco Buriani e Reggi nelle nostre file. Fu Scalabrin a fondare la struttura. In quegli anni vi era volontariato puro. Abbiamo avuto l’ambizione di vincere un campionato per andare in Seconda. Ma non siamo riusciti a salire. A fine anni ’80 e inizio anni ’90 avevamo composto alcune squadre con un determinato valore. Per caso andammo in Seconda ma retrocedemmo subito anche se il gruppo di ragazzi era talmente unito che ad anni di distanza ancora s’incontra». Nonostante il calcio gli abbia dato tantissimo, Verri ha qualche rimpianto: «Mi ha portato via gli affetti: momenti rubati alla famiglia. Mia figlia capisce. Ho perso la moglie: anche lei ha capito che questo era il mio hobby, andare al campo o al seguito della squadra la domenica pomeriggio».

Enrico Menegatti

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