Quotidiani locali

La magia dello sport in un libro

Il conduttore e giornalista Michele Dalai presenta il suo libro al campo delle Aquile accompagnato dalla chitarra di Jack Jaselli

FERRARA. Quando ci si affida ai ricordi il rischio è di enfatizzarli, ma non è stato così per Michele Dalai ne "La lentezza della luce", edito da Mondadori. Nel nuovo romanzo il giornalista e conduttore radiofonico si rivolge al suo passato con speranza, come se le sconfitte della sua vita e di quelle che gli erano care siano state fondamentali per acquisire consapevolezza.

È un libro dedicato a coloro che hanno fatto pace con il loro talento, senza per forza piegarlo alle situazioni, a quelle che non lo hanno mai avuto, e a chi è appena entrato nel mondo dello sport. Venerdì sera, alle 21, Dalai sarà ospite dei ragazzi delle Aquile e si racconterà sul manto verde del Mike Wyatt Field, accompagnato dalla chitarra di Jack Jaselli. Seguirà la presentazione un dj set. L’evento a ingresso gratuito è stato organizzato in collaborazione con LibrerieCoop. Le pagine sembrano avvolte da una luce inattesa: è stata una folgorazione? «Il libro mi è letteralmente scoppiato tra le mani, perché non pensavo di mettere in fila un romanzo autobiografico. Ho messo la mia vita nero su bianco, sostenendomi con gli stranissimi talenti umani dei personaggi di cui scrivevo su Sportweek o di cui parlavo in radio. Sono tutti sopravvissuti ai traumi dello sport e convivono con la mancanza di talento continuando a competere».

Chi corre dietro alla luce del successo non riesce ad apprezzare la corsa stessa. «A quarantaquattro anni è necessario trovare una piazzola a lato della strada per accostare e voltarsi indietro. Probabilmente è più difficile farlo quando si è più giovani e non si riesce a emergere. Per me è stato come ricevere un senso in più, che mi ha permesso di concepire il viaggio nel suo complesso».

Che valore ha assunto nel tempo la competizione? «Conoscere davvero le persone con le quali competiamo e quelle che stanno nella nostra squadra è un arricchimento; altrimenti il rischio è di isolarsi completamente dentro i propri limiti. Diventa un’ossessione. Ognuno di noi ignora quanto la sua storia possa essere esemplare, proprio perché condivisibile dagli altri. Con il passare degli anni ho compreso che non era sempre possibile arrivare sul podio, o tagliare il traguardo per primo, ma ho apprezzato il valore della gara, cioè partecipare per provare a conquistare la cima».

Le vittorie si premiano, ma le sconfitte si imprimono a fondo. «Tutto nasce da una lunga stagione perdente con la squadra di basket per cui giocavo. Le persone intorno a me erano tutto, specie quando il gioco da una festa diventava una battaglia. Ho amato molto i miei compagni di strada, ho imparato a stare con loro in campo e fuori dagli spogliatoi».

Qual è una figura dello sport che porta sempre con sé? «Dick Norris di sicuro, il tennista che ha perso il padre a bordo del Titanic. Norris subiva una vertigine geometrica a ogni colpo, che gli impediva sistematicamente di fare punto. Quando, però, si è trovato di fronte a una tragedia tanto grande ha ridimensionato le sue paure, cominciando a vincere». 

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Ferrara Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PER GLI SCRITTORI UN'OPPORTUNITA' IN PIU'

La novità: vendi il tuo libro su Amazon