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Spal-Bologna, match firmato Paramatti

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Spal-Bologna, match firmato Paramatti

«Il 10 marzo 1968 ultima sfida in A, io sono nato quel giorno»

FERRARA. Il 10 marzo 1968 si è giocato l’ultimo Spal-Bologna in serie A. Quello stesso giorno nasceva Michele Paramatti, poi diventato bandiera di entrambe le squadre: sei stagioni (settore giovanile a parte) in biancazzurro, altrettante in rossoblù, 150 presenze e 6 gol con la Spal, 165 («Ma con le Coppe sono oltre 200») e 15 con il Bologna. E domenica torna il derby nella massima categoria al “Dall’Ara”, quasi a 50 anni esatti dall’analoga sfida.

Paramatti, sarà allo stadio?

«Sì... in quello di Gubbio, per la partita contro il Fano. Vado a vedere mio figlio Lorenzo che gioca nella squadra umbra».

Un pensiero a Bologna-Spal, però, lo dedica. O no?

«Ovvio. Oltretutto è una coincidenza fantastica che l’ultima partita tra le due squadre - sia pure a campi invertiti rispetto a quanto avverrà domenica - si sia disputata proprio il giorno della mia nascita. Che dire? Ferrara aveva bisogno di una carica, di rivitalizzarsi a livello sportivo e di tutto l’indotto: la serie A dà maggiore visibilità alla città, al commercio, e non solo. E poi penso ai tifosi che possono finalmente godersi una massima serie in cui la Spal, all’epoca d’oro, era stata protagonista per anni. Peccato che sia mancata per tanto tempo. Noi ci avevamo provato, eravamo arrivati fino in B (la promozione con Gibì Fabbri al termine del campionato 1991/92; ndr) poi sono successe tante cose, occorre anche fortuna».

Come viene vissuto questo Bologna-Spal?

«Ferrara la percepisce come un’occasione speciale, è uno stimolo in più per aumentare l’entusiasmo, c’è attesa, si vuole fare meglio dei cugini. I tifosi vogliono togliersi una soddisfazione, per il resto è una gara come le altre».

Lei ha giocato per sei stagioni con la Spal e altrettante col Bologna. Paradossalmente ha disputato pochissimi derby.

«Con il Bologna contro la Spal solo al “Trofeo Campione”. Con i biancazzurri, tre al massimo. Tra l’altro c’è un aneddoto: nel 1993 rifiutai di andare in panchina. Discepoli mi aveva escluso dai titolari e non lo ritenni giusto, non meritavo di stare fuori, inoltre sentivo particolarmente quella partita, così preferii andare in tribuna. In ogni caso, due militanze importanti. Nella Spal sono cresciuto, nel Bologna mi sono consacrato, ho raggiunto l’apice delle mie prestazioni: due fasi fondamentali della mia carriera. Ho sposato entrambe le maglie, devi dare tutto per la divisa che indossi. Oltretutto posso dire con orgoglio di figurare tra i primi cento giocatori del Bologna per presenze, e sono il difensore più prolifico nella storia rossoblù».

Che opinione ha delle due squadre attuali?

«Ho visto qualcosa qua e là, e sentito le voci da Ferrara e da Bologna. I club sono in linea con i propri programmi. La Spal è al primo anno in A ed è fondamentale che consolidi la categoria. Può sfuggirti un risultato che sarebbe stato eclatante, col Napoli, ed è fatica vincere col Crotone, ma è in linea. Lo stesso il Bologna, che ha avuto un inizio positivo e trovato l’assetto funzionale al gioco. Sono contento, quando fai parte della storia di due società ti fa piacere che le squadre vadano bene».

Che partita sarà?

«Al di là della rivalità di campanile deve essere una sfida sana, sportiva, piacevole. Uno spettacolo in campo e fuori».

Gli elementi potenzialmente decisivi?

«Palacio è il leader del Bologna, però mi piace citare Petkovic, funzionale alla squadra. Per la Spal dico che sono contento che Lazzari e Mora abbiano fatto il percorso dalla C2 ad una serie A che si sono meritati sul campo, dimostrando di valerla. Sono due esempi, si sono guadagnati tutto con il lavoro ed il sudore. Paloschi e Borriello? Non è facile calarsi in una realtà e trovare subito il rendimento giusto, ma sul lungo periodo daranno molto. E Floccari quando rientrerà sarà un’arma in più».

Domenica chi vincerà?

«Seguo pochissimo il calcio, e - soprattutto - lo guardo in un’altra ottica rispetto al passato. Gioco a golf, dove vige la meritocrazia. Spero dunque che domenica si imponga chi lo meriterà».

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