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«La Spal a Udine farà una grande partita»

Parla Vanoli: Oddo ha trasformato i friulani ma i biancazzurri hanno “argomenti” «Felipe può colpire. Ottimi i nuovi, Kurtic fa la differenza se si cala nel contesto»

FERRARA. «Io smisi di giocare quando iniziai a darmi delle risposte. Spero che i calciatori della Spal continuino a farsi delle domande...».

Mai banale, Rudy Vanoli. Acuto, profondo nelle sue affermazioni. Come questa sottolineatura. Che, nel contesto, ha una sua grande valenza. Siamo a due giorni da Udinese-Spal. La partita di Vanoli: tre anni da giocatore in Friuli, altrettanti in biancazzurro, oltre a due annate nello staff tecnico biaconero, allenatore della Primavera.

Nella tarda mattinata di ieri Vanoli era nella sua abitazione, aveva appena terminato una lezione d’inglese («Ho una buona trattativa in corso, vediamo se si concretizza. Sì, con i Glasgow Rangers...»). Una mezz’oretta e sarebbe partito per la Croazia. «Ma parliamo di Udinese-Spal. Domenica sarò allo stadio, con quel matto di Luca Albieri (una sorta di “protetto”, preso sotto la sua ala nel ’92 alla Spal; ndr), viene da me sabato».

Vanoli, cosa intendeva con quella riflessione iniziale sul darsi risposte e farsi domande.

«Che il calcio è collettivo. La Spal in questi anni ha ottenuto grandi risultati perchè Leo (mister Semplici; ndr) ha saputo creare un gruppo importante. Oggi la Spal non deve snaturare la cosa più forte che ha, il gruppo: così si salverà, ne sono convinto».

Grazie anche ai rinforzi invernali?

«Gran lavoro della società. Ha preso pezzi importanti, complimenti. La cosa più difficile sarà amalgamarli subito in un organico che giocava a memoria. E poi servirà un’altra cosa».

Quale sarebbe?

«Faccio un esempio. Kurtic. Fortissimo, lo conosco dai tempi del Varese, abbiamo anche lo stesso manager (Amir Ruznic; ndr). È completo, sa difendere come attaccare. Può fare la differenza, ma ad una condizione: che ragioni da numero 4 e non da numero 10. Deve entrare nella mentalità della Spal, calarsi nella realtà della lotta salvezza. Contano le motivazioni, i nuovi dovranno dare il 110%, anche per rispetto di chi starà fuori».

Conosce Everton Luiz?

«Molto bene. Radovic, mio ex pupillo a Lubiana, è passato al Partizan, seguivo quindi i bianconeri. Everton ha doti notevoli ma servirà tempo per assimilare la velocità, anche mentale, del calcio italiano. In Serbia ci sono tre squadre di alto livello, là sono diversi allenamenti e partite. Ma se Everton trova i tempi giusti, è un grande giocatore».

La Spal cosa deve temere dell’Udinese?

«Oddo è stato bravo a mettere gli uomini giusti al posto giusto. Fa un 3-5-1-1 in sintonia col Dna del gruppo. Il mister ha capacità, inoltre ha saputo ascoltare la proprietà ed i risultati si sono visti. Jankto e Barak? Fortissimi, di inserimento, bravi a correre in avanti. Ma sono giovani, e possono lasciare spazi dietro. Poi non bisognerà perdere d’occhio Lasagna che ha velocità pazzesca. Però la Spal ha validi argomenti».

Del tipo?

«Sa di dover fare punti, sempre, anche per il morale. I meccanismi sono buoni. I rinforzi alzeranno il livello. Felipe avrà una carica in più per ben figurare davanti al suo vecchio pubblico e sono certo che su palla inattiva potrà portare pericoli. Inoltre il Friuli è uno stadio magico, non carica solo l’Udinese, il contesto può aiutare anche i biancazzurri. Credo che la Spal giocherà una grande partita».

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