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Il guerriero Everton si presenta: «Lotterò per la Spal»

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Il guerriero Everton si presenta: «Lotterò per la Spal»

Il brasiliano Luiz orgoglioso: venire qui è un grande passo, in campo mi trasformo 

FERRARA. Strappare a Everton Luiz qualcosa che sia appena più di una mezza frase, è un’impresa. Quasi si stenta a credere che al di là del tavolo della sala stampa della Spal sia seduto il celebrato cao da guarda della tifoseria del Crb Maceiò, o il guerriero idolatrato dai sostenitori del Partizan Belgrado. Un mito, il suo, nato da un celebre tackle scivolato nel derby alagoano contro l’Asa Arapiraca, le caviglie del malcapitato avversario messe a dura prova, il pallone spedito in fallo laterale, poi il gesto di sfida al pubblico rivale. O quando nella sfida belgradese con il Rad ecco Everton - scosso di rabbia, prima di sciogliersi in lacrime - rivolgere il dito medio alla curva avversaria che lo stava bersagliando di insulti razzisti, sfidarla a viso aperto, mostrare lo stemma della propria squadra cucito sulla maglia e alzare lo sguardo con orgoglio, sfidando occhi negli occhi chi uomo non poteva essere definito.

Everton Luiz è un nuovo giocatore della Spal. Ieri, appunto, è stato presentato ufficialmente. Sulle sue, al fianco del direttore Davide Vagnati, risposte poco più che sintetiche. «Parla poco...», ha sottolineato il manager. Ma è così anche in campo? Everton accenna ad un sorriso: «No. Sono uno tranquillo, ma in campo divento un altro. È tutto diverso, parlo, combatto».

Centrocampista più di lotta che di governo, pur se provvisto di qualità che gli sono valse l’approdo in Europa, la scalata dalla Svizzera (Lugano, San Gallo) al Partizan, i titoli serbi, i match di Europa League. Il popolo spallino ha iniziato a scoprirlo giovedì nell’amichevole col Delta, centrocampista centrale nella mediana “a tre”. Un 5 o un 8? La distinzione è tipicamente brasiliana: volante davanti alla difesa o meia, mezz’ala: «Posso giocare in entrambe le posizioni. Forse preferisco la prima, però mi adatto senza problemi, le ho occupate entrambe. E, qui, mister Semplici ha già iniziato a indottrinarmi sulla tattica».

Difficile adattarsi subito a un calcio italiano così esigente sotto questo punto di vista?

«Diciamo che in Serbia potevo avere più libertà, quella di attaccare da tutte le parti, ma penso di potermi calare bene nella parte che è necessario recitare qui. Sono stato accolto ottimamente, messo a mio agio da tutto l’ambiente, dallo staff, dai compagni. Ci sono altri brasiliani, Felipe è in Italia da tanto, mi aiuta, mi spiega ciò che magari ancora non capisco. Comunque, mi stanno aiutando tutti».

La Spal e l’Italia rappresentano una grande sfida, l’apice - finora - della sua carriera: «Sono molto felice. Ho ricevuto un’ottima proposta e l’ho accettata subito, con entusiasmo. Avevo altre offerte ma non ho nutrito il minimo dubbio. Arrivo in un grande campionato, per me si tratta di un notevole passo avanti. Ho visto la Spal a Udine, mi sto allenando con i ragazzi, posso dire che è un’ottima squadra e sono deciso ad aiutarla. La serie A è molto difficile, dura, ma ce la faremo».

Famoso per la sua carica agonistica che gli ha fruttato anche tanti cartellini gialli, Everton sa che in Italia gli arbitri sono severi: «Il mio stile è lottare sempre. A volte, forse, esagero un po’, vorrà dire che qui farò attenzione».

Un mezzo sorriso. Everton si alza e va. Non prima di aver mostrato il pollice rivolto verso l’alto. Signal positivo, il guerriero adesso è spallino.

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