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Hall ama il Diavolo ma applaude la Spal «Il Milan emoziona»

Il campione del Kleb Basket domani sarà al Mazza Storia di una passione: da Ronaldinho al biancazzurro

FERRARA. Mike chiude gli occhi. E assorbe l’energia dello stadio. I suoni, il “vento” del soccer. Michael Hall è uno statunitense atipico perché quando parla di calcio intende proprio il dio pallone. Quello che infuria in Europa. Il cestista della Bondi lo segue e lo ama, quasi più del football americano: «Lasciamo perdere il football - sussurra con una smorfia -, per me solo delusioni. La mia squadra, i Chicago Bears, sono un disastro». Interno sera, palasport di Ferrara. Il Kleb, reduce dalla rincuorante vittoria di Ravenna di mercoledì, ha appena terminato l’allenamento. Domenica arriva Udine. Il parquet rilancia riflessi di speranza per un’altra impresa. E sì, Mike chiude gli occhi. Si proietta nel catino “pasionario” del Paolo Mazza. Domani l’ala della Bondi sarà allo stadio ad assistere a Spal-Milan. Già, “Michelino” non solo è un calciofilo ma tifa Milan. Sorride e srotola parole... «L’interesse per il soccer è nato quando giocavo a Milano, dieci anni fa. Mi incuriosiva capire cosa si provava a entrare in un’arena da 80.000 posti. Sono andato a San Siro, giocavano i rossoneri. C’erano Ronaldinho e Beckham: due leggende. Erano momenti stupendi per quella squadra e mi sono innamorato di tutto: atmosfera, passione, gioco. Eccitante. Vedevo una squadra irresistibile».

Da lì, nella vita di Hall, è entrato il demone sano del “giuoco” del calcio. S’è messo a seguire tanto: televisione, siti, giornali. E naturalmente ha rinnovato diverse volte la magìa del Meazza. Compatibilmente con i suoi impegni sportivi: «Sono andato altre cinque sei volte allo stadio di Milano, l’anno scorso a Biella per me era anche più facile. Quest’anno è la prima volta che lo vedrò dal vivo». E capita nella Ferrara sempre più sua. Mike vive in centro città, è un moto perpetuo. Ogni secondo di libertà lo sfrutta girando, alzando la testa e guardando monumenti. Incontrando persone. Scattando foto...

«Piano però, mi piace molto la fotografia ma sono ad un livello amatoriale. Poi sì, la gente di Ferrara mi piace moltissimo -; è gentile, mi ferma per strada e mi chiede di raccontare la nostra ultima partita. Qui sto bene. Poi mi piace sentirmi circondato dalla storia che emana questa città». Circondato dal biancazzurro però, non dal rossonero al “sabor del Diablo”.

Gli occhi di Hall una fessura scanzonata: «Vero, la passione per la Spal si percepisce e si vede dappertutto. Gente con i berretti della squadra, bambini con le sciarpe. I poster nei negozi. Proprio tutto bello. Sarei andato volentieri a vedere la squadra di mister Semplici anche altre volte, ma trovare i biglietti è difficile». Stavolta l’impresa è riuscita, grazie al Ristorante Max che ha trovato un prezioso tagliando per Mike.

E adesso via libera all’emozione. «Sarà una partita difficile per tutte e due le squadre - spiega Hall -; la Spal paga l’inevitabile scotto che tocca alle matricole, ma prima di Cagliari l’energia era positiva e la fiducia cresceva. Vediamo come reagirà l’ambiente ad un momento difficile. E sul Milan c’erano troppe aspettative. Si diceva: “Ora con i soldi dei cinesi vincerà tutto”. Maddai... Vincere non è semplice né immediato. Diciamo che va già bene se starà sopra la Sampdoria».

Cosa vede nel calcio il nostro cestista giramondo? Un sospiro: «Vedo la fatica di ogni singolo di integrarsi col compagno. Fare di undici uomini un gruppo, una squadra. E amo il feeling che la marea che va sugli spalti cerca di creare con i propri calciatori. Quel senso di appartenenza così vivo. Negli States non è così: lo sport spesso è business e show. Negli stadi italiani sento il fuoco di tutti».

A proposito di fuoco: la Spal tiene sulla graticola mister Semplici. Hall fa il gesto della cerniera sulla bocca. Okay, no comment. In casa Bondi ci sono passati da poco: via Martelossi, dentro Bonacina. Sono arrivati tre successi su quattro match. «Un passo alla volta. Crediamo nel nostro coach, giochiamo duro. Ogni volta cerchiamo di regalare una soddisfazione ai nostri tifosi». Lei, Mike, pensa di vivere la miglior stagione della sua carriera? Lui ci pensa su, scuote la testa e quasi parla a se stesso: «La vita dei giocatori è strana. Dai 23 ai 27 anni pensi alle cifre, alle statistiche. Ti gasi per quanto salti alto, quanti canestri segni e rimbalzi catturi. Poi arriva l’esperienza e capisci cos’è veramente il gioco. Hai una visione più ampia e contano altre cose. Cioè la squadra. È bello far giocare bene i compagni, contribuire alla loro felicità. Coinvolgerli e dar loro fiducia. Il tuo ego passa in secondo piano». Ehi, Mike: parla da futuro allenatore. «Chissà, perché no» e ride di gusto.

Magari si rivede in Gattuso... «Mah, lui ha carisma. È ruspante. Da giocatore ha avuto uno status di primissimo livello». Smesso di giocare, dunque, dove si vede Hall? «Bella domanda. Non so se tornerò negli States o rimarrò in Europa. Forse farò lo scouting per i Chicago dell’Nba. O magari diventerò un coach». Diavolo di un “Michelino”.



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