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Paloschi, 10 candeline al crocevia del Milan

Il 10 febbraio 2008 debutto-gol rossonero, domani sarà l’ex

FERRARA. Scherzi del calendario. Scherzi del destino.

Il 10 febbraio 2008 un imberbe Alberto Paloschi, appena maggiorenne, faceva il suo debutto da professionista con la maglia del Milan, entrando al posto di Serginho nel corso della gara interna contro il Siena: dopo appena 18 secondi, conclusione secca e gol-vittoria. San Siro ai suoi piedi.

Domani, 10 febbraio 2018, l’oggi 28enne Alberto Paloschi sfiderà il suo Milan, vestendo la maglia della Spal e cercando il suo 6º gol stagionale. Il gol dell’ex.

Da quel giorno a domani. Esattamente 10 anni, tondi tondi. Come non vederci un preciso significato simbolico? E chissà che Paloschi non possa condurre la Spal ad un’affermazione storica.

Chissà cosa proverà, il centravanti biancazzurro, quando sul fare delle 15 entrerà sul terreno del “Paolo Mazza”. Può darsi che torni indietro con la memoria. Che pensi a quel giorno ormai lontano, ed a quel Milan. Che aveva in campo gente come Cafù, Nesta, Maldini, Ambrosini, Pirlo, Serginho, Ronaldo Fenomeno (poi Seedorf)e Inzaghi (gli altri erano Kalac, Jankulovski e Brocchi). L’allenatore? Carletto Ancelotti.

Roba da far venire i lacrimoni a chi tifa rossonero. Confronto impietoso - in tutti i sensi - con la realtà di oggidì. Ma Paloschi domani dovrà andare oltre tutto questo. Inzaghi come idolo, Inzaghi che ti indica erede designato, debutto e gol al fianco di Inzaghi. È trascorsa una vita calcistica. Paloschi la sua carriera se l’è fatta, costruita, meritata. Ad alti livelli, anche se non al Milan. A Ferrara è arrivato dopo la stagione più complicata della sua carriera, quella da 0 gol all’Atalanta, e con poche partite all’attivo. Ripartire non è stato agevole, per tanti motivi. I primi mesi spallini di Paloschi sono risultati inferiori alle aspettative. Forse troppe, forse eccessivamente legate al nome. Paloschi ha però avuto due grandi meriti. L’umiltà e la perseveranza.

L’umiltà di mettersi in gioco, di calarsi nella nuova realtà, di non arrendersi davanti alle difficoltà. Da qui la perseveranza: impegno, dedizione, professionalità, comprensione di esigenze diverse, di un gioco collettivo forse non pienamente consono ad esaltare le sue caratteristiche. Paloschi ha accettato tutto, critiche, sostituzioni, panchine. In 23 gare è stato 14 volte titolare, è entrato in 7 circostanze ed in 2 è rimasto seduto. È cresciuto sempre più, ha iniziato a lasciare il segno, ha preso a realizzare gol pesanti. Alla Juve per la gloria, contro Crotone, Fiorentina, Verona e Inter sono anche arrivati i punti. E la rete ai nerazzurri è stata apoteosica.

Paloschi non ha perso la giovanile verve inzaghiana. Nei sedici metri resta un predatore: cross, palloni vaganti, secondo palo... Lui c’è. Pronto a colpire.

Il popolo spallino si augura che possa farlo anche domani contro il Milan, per un’impresa biancazzurra da lasciare negli annali. Chissà se giocherà, Paloschi. Crediamo di sì. Le motivazioni contano enormemente e la Spal ha bisogno anche di quelle. In assoluto. In generale. E domani più che mai.

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