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Torna Napoli-Spal Ed è un romanzo

Il fascino dei biancazzurri ispira il volume sui partenopei 

FERRARA. L’ultima volta al “San Paolo” è stata memorabile. Anche se era C1. Anche se la Spal ha perso. Ma che clima, che atmosfera, che magia si respirava quel 27 febbraio 2005.

Un luogo, la Mostra d'Oltremare, a poche centinaia di metri dallo stadio "San Paolo". Ed una sigla: M10. Che stava ad indicare il "Museo itinerante Diego Armando Maradona". A Napoli dal gennaio precedente, a fine marzo il museo avrebbe traslocato a Tokyo.

Poi, la partita: 1-0 per i paretenopei allenati da Edy Reja, gol decisivo del Pampa Sosa, in campo il freschissimo ex Gigi Consonni. Spal bellissima, quella proposta da Max Allegri e recriminazioni legittime: rigore sbagliato da Andy Selva, clamorosa traversa centrata nel finale da Dario Aurelio. A chiudere le danze, al termine della gara, gli altoparlanti del “San Paolo” a sparare a tutta O surdato 'nnammurato nell’interpretazione di Massimo Ranieri. Brividi.

L’ultima volta di Napoli-Spal in serie A, invece, risale al 18 febbraio 1968: domenica, giorno del nuovo appuntamento tra le due squadre saranno esattamente 50 anni. Vinsero i partenopei, 1-0, autogol di Stanzial. Per dare un’idea, ecco la linea offensiva del Napoli: Canè, Juliano, Altafini, Sivori, Barison. Nulla, ma proprio nulla (anzi...), da invidiare all’attuale Callejon, Allan, Mertens, Hamsik, Insigne che la Spal troverà domenica sulla propria strada.

Ma Napoli-Spal è anche altro. Molto altro. È parte della storia del calcio italiano. Sfide talmente affascinanti, incroci tali (in campo e fuori), che ne è stato addirittura partorito un libro: "Da Napoli-Spal a Spal-Napoli - Oltre 50 anni azzurri" (157 pagine, edizioni Fratelli Capone). Lo ha scritto Antonio Mariniello, classe 1956, medico di medicina generale di Acerra. Narrano le cronache partenopee che nella storia quasi centenaria del Napoli, «forse per la prima volta i fatti sono narrati da un “non addetto ai lavori”... Il racconto parte proprio dalla sfida con gli estensi, giorno del debutto da tifoso di Mariniello, al San Paolo, nella prima del campionato 1965/66 (5 settembre Napoli-Spal 4-2, tripletta di Canè e Altafini per gli azzurri, Fabio Capello e Osvaldo Bagnoli per i biancazzurri)... 'Spal a Spal', diventa appunto la metafora implicita di 'Spalla a Spalla', con cui lo scrittore esorta il popolo azzurro a vivere fianco a fianco per affrontare ogni questione che involve Napoli. 'Spal' è anche l'acronimo di 'Società Polisportiva Ars et Labor', riferita all'arte calcistica del gioco del Napoli che con un tocco di palla fa sognare nelle sue triangolazioni ed al labor di allenatori e tecnici che cercano di portare a casa un risultato per la gioia del popolo azzurro».

Bellissimo. Altra curiosità. La prima firma sportiva di Canale 21, emittente partenopea che segue 24h su 24 il Napoli, è Titti Improta, figlia di Gianni, il “Baronetto di Posillipo” di Ghirelliana memoria, uno dei giocatori simbolo del Napoli di inizio anni ’70, nonchè uno degli ultimi colpi di mercato del presidentissimo spallino Paolo Mazza: il Drago vide giocare Improta con una Rappresentativa giovanile e lo chiese al Napoli, cui apparteneva, ma facendo finta di non ricordarne esattamente il nome, per convincere Gioacchino Lauro - figlio del mitico presidente partenopeo, dal 1936 al 1969, Achille - a cedergli il ragazzo a titolo definitivo. Il rampollo della famiglia Lauro, che non era un grande esperto di cose calcistiche, abboccò, ma all’ultimo momento il responsabile del settore giovanile napoletano - Andrea Torino - si oppose ed il Napoli cedette Improta alla Spal solo in comproprietà. Mazza, però, in quel modo a fine stagione rivendette al Napoli per 30 milioni dell’epoca un giocatore che era già degli azzurri. E parliamo del 1969.

Al di là di questo aneddoto, i rapporti tra Napoli e Spal erano strettissimi. Lo furono per due decadi, dagli anni ’50 ai ’60. Lauro e Mazza si stimavano, contribuirono a segnare la storia del calcio italiano. Tra loro innumerevoli affari, fiutati soprattutto da Mazza. Dalla cessione di Bugatti a quelle di Carlo Novelli, Di Giacomo e Corelli, fino a Bosdaves. Quest’ultimo alla prima partita tra Spal e Napoli dopo la sua cessione ai partenopei fece subito gol contro i biancazzurri, ed ancora oggi ricorda: «Ci fu un passaggio di Altafini, calciai al volo ed ebbi la fortuna di vedere il pallone andare nel "sette". Vincemmo. Merito mio? No, anche di Orlando (che l'anno dopo sarebbe venuto alla Spal; ndr) che fece l'altro gol. E poi come squadra quel Napoli era superiore. Fu una gara quasi a senso unico, il tasso qualitativo era diverso, avevamo grandi giocatori. A fine gara Paolo Mazza mi disse "meglio che l'abbia fatto tu piuttosto che un altro, quel gol. Ma almeno vedi di segnarne uno anche contro Mantova e Atalanta". Erano le rivali della Spal nella lotta per non retrocedere. Eh, al Mantova lo feci il gol. Però per la Spal non fu sufficiente».

Il cammino inverso, dal Napoli alla Spal, lo fecero - negli anni ’50 - Ferraro ma anche Delfrati e Vinyei, dati per finiti a Napoli ed invece capaci di formare una grande coppia di terzini in maglia biancazzurra.

Con i doppi ex di Napoli e Spal si possono fare due squadre. Ed anche scegliere l’allenatore. Albertino Bigoni passò dal Napoli alla Spal come giocatore, poi da allenatore vinse il secondo scudetto napoletano. Il primo era invece arrivato con Ottavio Bianchi, ex giocatore ed effimero allenatore spallino. In panca, a guidare la fantasquadra, ci mettiamo Bigon.

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