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Più Var per tutti: la Spal in trasferta non ha fortuna

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Più Var per tutti: la Spal in trasferta non ha fortuna

I rigori dati e negati incidono: al Sassuolo due penalty e sulla trattenuta a Grassi neppure una verifica

Sassuolo-Spal 1-1, cartoline dagli spalti I tifosi biancazzurri in trasferta si sono fatti sentire. La pioggia e l'1-1 non li hanno demoralizzati. Il match è finito con un pareggio ma la passione ha vinto. LEGGI L'ARTICOLO

FERRARA. Mister Semplici, lieve come piuma efficace come sciabola: «Buona tenuta di fronte a episodi che potevano condizionarci psicologicamente». In soldoni: l’arbitraggio di Doveri, domenica a Reggio Emilia per il match con il Sassuolo, ha pesantemente penalizzato la Spal. Più per l’atteggiamento, che per le scelte. Il mani di Lazzari (proprio sicuri al cento per cento che era dentro l’area?) è da rigore: amen. Il braccio di Grassi è sanzionabile col penalty, okay. Ma arriva dopo quasi 2’ di gioco e previa attenta consultazione Var. La tecnologia suggerisce, l’arbitro decide. Perfetto. Peccato che poi, a parti invertite (episodio dubbio in area del Sassuolo), il direttore di gara non abbia la medesima onestà intellettuale per rivedere. Valutare. Soppesare. Adjapong prende Grassi a palla lontana, poi lo trascina. Per molti rigore. Forse per qualcuno no, però valla a vedere l’azione e togli il dubbio. Macchè: Doveri mette la faccia brutta e chiude gli occhi. Parità rimane e la responsabilità di sparigliare la battaglia salvezza tocchi ad altri.

Ed è questo che la Spal e Ferrara maldigeriscono: la disparità di trattamento. Non tanto (o non solo un tiro dal dischetto dato o negato). Inoltre, si ricordi, che a Genova il 30 dicembre 2017 il “signor” Pairetto al 92’ assegnò uno scandaloso rigore alla Sampdoria contro la Spal per inesistente fallo di Viviani su Ramirez. Era 0-0, l’arbitro affossò i biancazzurri. Ah: non andò a consultare il Var. In una estenuante battaglia salvezza che si gioca sul punto, gli episodi fanno un mondo di differenza.

Data credibilità alle lagnanze spalline, peraltro espresse anche domenica con garbo e signorilità da staff e società, vanno pure messe insieme un paio di riflessioni di gioco. Ovvero, questo bipolarismo biancazzurro rischia di essere altrettanto pericoloso. Ad un primo tempo sontuoso, anche col Sassuolo, è seguita una ripresa fiacca atleticamente e timida concettualmente. Come a Verona col Chievo: dominio per 45’ e poi colpevole ko al 90’. Stavolta, almeno, il punto è arrivato ed è andato a fare cumulo ad un periodo roseo: 7 punti in 3 incontri. Ma tutto questo non basta, il processo di crescita necessita di ulteriore aggiunta di personalità. Di tempra.

Di certo, su alcune situazione Semplici ha trovato la quadratura. L’ingaggio di Cionek (così aggressivo sull’uomo quando è ancora spalle alla porta) permette di tenere più alta la squadra, la piena fiducia accordata a Schiattarella nel cuore del gioco mantiene fluido il giro palla con un tocco di verticalità in più e qualche ulteriore goccia di tenacia in copertura. L’avere riportato Antenucci al centro del progetto ha riaperto la via del gol e una migliore azione di cucitura tra centrocampo e attacco. Adesso aspettiamo che si ritorni ad attingere al talento di Floccari con continuità e un altra freccia sarà nella faretra. Sabato sera arriva la Juventus, un appuntamento fuori abbonamento e in sostanza anche fuori classifica. La Spal è stata brava tra Crotone-Bologna-Sassuolo a mettere un air-bag tra sè e l’impatto con i vincitutto bianconeri. Nelle ultime tre settimane la graduatoria è stata foraggiata. Poi ci sarà la sosta e dopo la fase cruciale del campionato. Una primavera ricca di promesse.

Premessa è che la Spal rimanga quella fiera e guerriera «che crede in se stessa, le qualità ci sono» ripete a nastro Semplici. Magari, si aggiunga, pure nel secondo tempo perché la A è una belva che non si rilassa mai.
 

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