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Spal, incroci con il destino Verona, stadio Bentegodi Là dove molto è accaduto

Per i biancazzurri domenica gara-salvezza nel teatro di sfide storiche Dallo spareggio vincente con la Solbiatese a quello amaro con il Como

FERRARA. Spasmodica attesa, palpitazioni, lacrime di gioia. Una settimana snervante, fiducia, rabbia, incredula delusione. Speranza e disillusione, un colpo basso. Altri incroci, più o meno di rilievo.

Ogni emozione, ogni sorta di sentimento. Tutto all’insegna di un nome, di un luogo: Marcantonio Bentegodi, Verona. Un puntino sulla mappa, Transpolesana e autostrada. Sempre col sole, sempre con il caldo, sempre a fine stagione. Carovane biancazzurre, cuore in gola, orgoglio e palpitazioni. Quante volte, ormai, il futuro della Spal si è giocato nell’orribile eppur affascinante astronave scaligera? Tante, e la saga continua. Domenica alle 15 l’ennesima puntata. Per scrivere una pagina decisiva di un’avventura che non può finire, che non deve finire. Non ora. Non così.

Il destino biancazzurro in serie A passerà dal match in arrivo. Cruciale. Determinante. Senza appello.

Dice: non sarà gara decisiva, la Spal - se anche perdesse a Verona - poi avrà tre partite, 9 punti. Incamerandoli, salirebbe a 38 e si salverebbe.

Sì, matematicamente è così. Ma incidono profondamente altri fattori. Un eventuale ko con l’Hellas non metterebbe nelle condizioni ideali per preventivare il filotto pieno. La Spal a Verona deve vincere. Lo farà, suggerisce una vocina che sale dall’intimo.

Riavvolgiamo il nastro. La storia ai tempi moderni. Verona, 16 giugno 1991. Tutta Ferrara in strada, direzione Bentegodi. È C2, non Champions. Si affronta la Solbiatese. Chi? Massì, Paolo Mazza vi mandò Ugo Tosetto, quello che Liedholm ribattezzò il Keegan della Brianza. Ma la gara valeva enormemente, simboleggiava la rinascita. Solleone. Pre-partita con Gibì Fabbri e la sua mitica canottiera. Lo immaginate, oggi, un Allegri, un Sarri, uno Spalletti, un De Zerbi in canottiera prima di un confronto decisivo? Tutti vestiti come corvi, anche a 50 gradi. Dominio improduttivo, finchè Robertino Labardi trova il guizzo da rigore e Albiero, dal dischetto, trasforma di potenza, a 7 dalla fine. È fatta. Promozione. Tripudio popolare. Da Verona a Ferrara è un solo serpentone.

Trascorre poco tempo. È il 13 giugno 1993. Ultima giornata di serie B. Per la Spal, neo-promossa, rischia di materializzarsi l’incubo dell’andata e tirotno. Unica chance: battere l’Hellas a domicilio e sperare che la Reggiana già certa della serie A non si faccia commuovere dall’Andria. Vabbè, si sa già come andrà a finire. Ma ci si illude a lungo, Nippo Nappi infila due pere. Tutto ok, fino a quando il tabellone del Bentegodi non annuncia che in Puglia accade ciò che era scontato. Finish.

Un anno dopo, 19 giugno 1994. Sempre Verona, sempre il Bentegodi. Campo neutro. Un nuovo spareggio per la promozione. Un nuovo esodo biblico del popolo biancazzurro. Con il Como del federale (nel senso di uomo Figc) Tardelli. La mina di Giorgione nostro provoca goduria immediata, ma tale Massimo De Santis - destinato a futura ed imperitura fama calciopoliana - annulla il maestoso centro di Zamuner che avrebbe indirizzato la storia. Il Como ne fa due, Mezzini accorcia, all’ultimo istante Bizzarri non serve il solissimo Big Max che avrebbe sicuramente realizzato il 2-2. La leggenda narra che negli spogliatoi Bizzarri se la sia vista brutta, letteralmente attaccato al muro dallo zoccolo duro della squadra. Niente B.

Per ritornarci, si sarebbe dovuto aspettare la Spal di mister Semplici, salita in cadetteria nel 2016, dopo anni di purgatorio e inferno, in cui Verona ed Hellas significavano esaltarsi per Cazzamalli e perdere in rimonta a 5 dalla fine.

E adesso, domenica. Ore 15, Bentegodi formato calderone, prevedibile invasione ferrarese. Clima ostile, tensione, pressione. Verona dietro la Spal, biancazzurri a -2 dal Crotone: non importa che i calabresi battano il Sassuolo (lo faranno), dopo avranno lo scontro diretto di... Verona (col Chievo), poi Lazio e Napoli, nel giorno in cui Fuorigrotta potrebbe impazzire per lo scudetto. L’unica cosa che conterà, per la Spal, sarà vincere contro l’Hellas (l’anno scorso lo 0-0 fu tassello importante sulla strada per la serie A, questa volta non basterà). Se ci riuscirà, rimarrà in A, pur se la permanenza andrà vidimata con Benevento, Torino e Sampdoria. Senza i tre punti, l’adieu rischierà concretamente di materializzarsi.

Spal, Bentegodi, Verona. Incroci col destino. Corsi e ricorsi. Che venga scritto un finale felice.

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