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La lunga notte spallina Dall’ansia alla super festa

I primi cori per scacciare la paura, gli ultimi all’alba per continuare a esultare Il 20 maggio entra nella storia di Ferrara e della squadra con tutti i suoi miti 

FERRARA. Tante, a tinte forti e indelebili. Le innumerevoli immagini sono ancora chiare, limpide, ben scolpite negli occhi di tutti. Scatti che rimangono sviluppati come se tutti avessimo a disposizione una Polaroid. Poi ci sono i canti, i cori e i balli del popolo spallino che risuonano e rimbombano ancora nelle orecchie “Che sarà, sarà…”. Una bolgia in trionfo, fin oltre le 3 di ieri. La mente non può essere ancora fredda, anzi, se vogliamo proprio dirla tutta, è ancora piuttosto caldina. La temperatura fatica ad abbassarsi, il livello tiepido non sarà raggiunto nemmeno nelle prossime ore, perché quello che tutti abbiamo vissuto nel pomeriggio di domenica è stato uno spettacolo assoluto. Qualcosa che di certo non finirà mai nel dimenticatoio. E sì che alle feste generate dalla recente storia della Spal potevamo essere anche abituati. Ma, si sa, come in tutte le gioie, l’ultima è sempre la più bella.

Come per mister Semplici, che ha classificato al primo posto questo brivido chiamato salvezza, ponendo sugli altri due gradini del podio biancazzurro i campionati vinti in Lega Pro e in cadetteria. Tanta roba, tutto. Sono state circa cinque le ore vissute all’interno del “Mazza” dai quasi 13.000 cuori biancazzurri. Trecento minuti di concerto, dentro al campo e fuori. Il tifo da una parte e la squadra dall’altra: tutti a remare dalla stessa parte con il medesimo profondo sentimento. Alla Spal ci si diverte sempre. L’ansia del pre partita e dei giorni di vigilia viene cancellata cantando e scongiurando pericoli. S’inneggiano i colori, la città, la società e alcuni singoli sono meritevoli di una citazione personale. E questa, nel calcio d’adesso, è una cosa di cui tener conto. Chi viene amato dalla propria gente significa che trasmette impegno, passione e dedizione. Chi dalla propria gente non viene amato ma insultato significa che qualcosa ha trasmesso, ma in senso decisamente contrario. I primi sono i casi, ad esempio, dei vari Antenucci, Semplici, Lazzari, Schiavon, Paloschi, Vicari e Schiattarella. Uomini simbolo, osannati da grandi e piccini. Il secondo, invece, è il caso di Marco Borriello, assente fino all’ultimo triplice fischio e contestato all’unanimità dal tifo spallino prima, durante e dopo la partita.

Ogni tifoso spallino ha dedicato applausi e profondi ringraziamenti a tutti i dirigenti: dalla famiglia Colombarini fino al presidente Walter Mattioli, passando per il ds Davide Vagnati e senza dimenticare il dg Andrea Gazzoli, il quale, dopo qualche critica di troppo ricevuta all’inizio della stagione, si è goduto i convinti applausi della tifoseria.

Quella del “Mazza” è stata una festa ordinata. Nessuno ha invaso il manto verde, nessuno è entrato in campo per strappare le reti delle porte come souvenir: in tanti avrebbero voluto farlo, ma si sono attenuti alle richieste della società, che aveva organizzato la passerella con i simpatici saluti e gli interventi dei protagonisti di questa salvezza. In campo sono piombati i figli dei calciatori per i classici due calci al pallone sul profumato manto erboso, calpestato qualche minuto prima anche dalle hostess della società, corse come una squadra a raccogliere l’ovazione della Curva Ovest. Cartoline su cartoline di una festa con la “F” maiuscola e tanti saluti anche a Bologna. Tutto molto bello, in attesa che il “Mazza” si rifaccia nuovamente il look per la prossima celebrazione.(a.d.)



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