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scomparso il mister 

La Spal in lutto per il “Titta” Rota Sogni e litigi di un tecnico sanguigno

Nel 1980/81 epico percorso in Coppa Italia ed anche un campionato a lungo brillante L’anno dopo ecco l’esonero Veronesi ricorda: «Uomo vero»

FERRARA. La Spal piange Giovan Battista Rota, il popolare Titta, prima giocatore biancazzurro (23 presenze in serie A nel 1960/61), quindi allenatore in serie B ad inizio’80.

il percorso. Rota è morto martedì nella sua Bergamo. Tra una settimana avrebbe compiuto 86 anni. Rota dei nerazzurri era stato sia giocatore che allenatore, esattamente come della Spal. Terzino destro di grande temperamento, aveva giocato anche nel Bologna. Da tecnico giunse alla Spal nel 1980, per sostituire un mito quale Mario Caciagli ed inizialmente fece sognare. L’epica campagna in Coppa Italia, con la straordinaria qualificazione grazie alla vittoria in rimonta sul Cagliari, firmata Bergossi, il Torino battuto 1-0 nell’andata dei quarti di finale al termine di una gara straordinaria, sotto il diluvio. Ed un campionato brillantissimo, nonostante il furto subìto a San Siro contro il Milan, fino a gennaio’81. Poi il calo, 13 gare finali senza vittoria. Nell’81/82 grandi speranze, squadra ricca di nomi, obiettivo serie A, ma fu fallimento: spogliatoio spaccato e difficile da gestire, risultati sempre più deludenti, fino all’esonero del mister dopo la 7ª di ritorno col Brescia. Non erano tutte colpe sue, pagò anche l’ormai deteriorato rapporto con l’ambiente, con cui non ci fu un feeling straordinario. Litigò con tifosi e giornalisti, ruppe con molti giocatori, non esitò a lanciare e valorizzare Venturi, Pieri, Artioli, Malaman, Negri, Veronesi.

gli aneddoti. «Perché lui – diceva ieri proprio Antonello Veronesi, uno dei giovani proposti in prima squadra da Rota nella Spal – era una persona molto schietta, limpida, sincera, che non scendeva a compromessi. Viveva con la famiglia al Centro di via Copparo, nell’appartamento al primo piano, era tutto casa e bottega. Aneddoti? Eh... Il lunedì era sempre influenzato, perché anche in inverno ad un certo punto restava in panchina solo con la camicia, aperta, a petto nudo, sudando copiosamente. Viveva la partita in maniera sanguigna, la sentiva parecchio, era un Rocco o un Mazzone. Serbo un bellissimo ricordo del mister»

I funerali di Rota si svolgeranno domani, alle 14, 30 nella Chiesa parrocchiale di Longuelo. –

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