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Djourou abbraccia la Spal: «Scegliere è stato facile Avventura che mi eccita»

Il nazionale svizzero: Vagnati e Semplici hanno dimostrato di volermi. «Dai vecchi fasti dell’Arsenal alla lotta per la salvezza? Nessun problema»

FERRARA. L’affascinante ma buia Sala dei Comuni del Castello Estense. Un’oscurità quasi totale, a complicare non poco il compito dei fotografi, accorsi numerosi per mitragliare i neo-acquisti spallini Andrea Petagna e Johan Djourou. Giochi d’ombra e penombre, voluti (?) per rendere più fascinosa la passerella dei due big catturati sul mercato. «I colpi di questa estate», li ha definiti il patron Simone Colombarini. Che siano considerati tali, e che possano esserlo a tutti gli effetti, è dimo ...

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FERRARA. L’affascinante ma buia Sala dei Comuni del Castello Estense. Un’oscurità quasi totale, a complicare non poco il compito dei fotografi, accorsi numerosi per mitragliare i neo-acquisti spallini Andrea Petagna e Johan Djourou. Giochi d’ombra e penombre, voluti (?) per rendere più fascinosa la passerella dei due big catturati sul mercato. «I colpi di questa estate», li ha definiti il patron Simone Colombarini. Che siano considerati tali, e che possano esserlo a tutti gli effetti, è dimostrato dallo schieramento al gran completo dello stato maggiore spallino: Francesco e Simone Colombarini, il presidente Walter Mattioli, il direttore generale Andrea Gazzoli, il direttore dell’area tecnica Davide Vagnati. Maxi schermo, filmati di video-presentazione, l’ingresso - a turno - dei due giocatori, da fondo sala, come star cinematografiche.


L’abbigliamento consono richiesto agli ospiti non è invece stato imposto a Petagna e Djourou, che si palesano in tenuta informale, t-shirt e bermuda. Meglio così, perchè la loro apprezzabile semplicità viene evidenziata ancor più. Il loro approccio è genuino, piacevole. Bel segno. Soprattutto se si parla di Johan Djourou. Oh, mica uno qualsiasi. Parliamo di un calciatore che ha giocato nell’Arsenal e nell’Amburgo, che ha alle spalle quattro Mondiali e due Europei con la Svizzera. Era neo teoricamente dorato paradiso turco dell’Antalyaspor, ma le promesse (sportive ed economiche) non sono state mantenute e lui si è rimesso in gioco, per la sfida forse più intrigante della sua carriera. Dai fasti londinesi a Ferrara il passo può sembrare grande. «Ma non la vedo così - afferma Djourou -. La scelta è stata facilissima. Per me sono risultati molto importanti i colloqui che ho avuto col direttore Vagnati e con mister Semplici. Ho estremamente apprezzato che mi abbiamo cercato, che mi abbiano parlato, che abbiano dimostrato la determinazione della Spal nel volermi. Mi è stato prospettato un progetto molto bello. Sono felice per me e per la mia famiglia». Djourou ha un bel modo di porsi. Non ha un briciolo di arroganza, certo denota grande decisione. Due argomenti li spazza via in maniera perentoria, con pochissime parole: «Da big europee quali Arsenal ed Amburgo alla lotta-salvezza con la Spal? Nessun problema». E ancora: «Difesa a tre? Ho sempre giocato a quattro, comunque mi adatto ad ogni sistema e/o posizione: centrale di centro-destra, centrale, centro-sinistra... Questione irrilevante».


Per forza. Uno cresciuto alla scuola di Arsene Wenger mica si pone tali interrogativi. Il santone francese dell’Arsenal lo ha segnato profondamente: «Sarò sempre grato a Wenger, è stato fondamentale per la mia carriera. Lui come un giocatore simbolo quale Sol Campbell, sempre disponibile con i più giovani, un esempio.

Djourou aveva richieste in Spagna e altrove in Europa ma ha dato la parola alla Spal e l’ha mantenuta. Secondo nazionale svizzero a vestire il biancazzurro dopo David Sesa, ha preso informazioni su Ferrara e la Spal: «Ho parlato con Dzemaili, ho avuto ottime referenze. Ma, soprattutto, ripeto che sono stati determinanti i colloqui con direttore e mister. Ribadisco che è stato facile scegliere, anche perchè sono molto eccitato dall’idea di giocare qui, in Italia, in serie A». Djourou corona infatti un sogno di bambino: «Da piccolo tifavo per il Milan, ho sempre seguito il vostro campionato e nutrivo appunto la speranza-ambizione, un giorno, di poterci arrivare». Un vecchio milanista che all’ultima giornata dovrà sfidare i rossoneri, in una partita che per la Spal potrebbe anche valere la salvezza: «Sarà un grande match. Ma la serie A non si limita al Milan, è un campionato super, ci sono tante squadre importanti».


Sposato, tre figli, il 31enne elvetico si farà raggiungere dalla famiglia. Molto legato a certi valori, è anche impegnato nel sociale, con una sensibilità che gli fa onore: «Ho radici africane, vengo da là (è nato in Costa d’Avorio; ndr), poi sono stato adottato da una mamma svizzera. Non dimentico le miei origini e ritengo normale aiutare chi ha bisogno. È un piacere». Djourou vestirà il numero 3. In carriera non l’ha mai avuto, sia nei club che in Nazionale. Dunque, che segni un nuovo avvio e gli porti fortuna. —