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«La Spal e Lazzari, passione e competenza: destinati al successo»

Massimo Gadda ha guidato il team biancazzurro in panchina all'inizio dell'era Colombarini. Ha lanciato il laterale che ha appena conquistato il traguardo della Nazionale di Mancini

FERRARA. Giochi bene o giochi male, Lazzari in Nazionale... verrebbe da canticchiare riprendendo il vecchio motivetto dedicato a Michele Paramatti. Il fatto è che il buon “Paramat” anche con Bologna e Juve in azzurro non ci è arrivato. Mentre Lazzari – che gioca sempre bene, diremmo – da lunedì è in ritiro a Coverciano con la Nazionale del c. t. Mancini e questa sera a Bologna contro la Polonia (prima giornata di Nations League) potrebbe anche esordire, pur se all’inizio la maglia di terzino ...

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FERRARA. Giochi bene o giochi male, Lazzari in Nazionale... verrebbe da canticchiare riprendendo il vecchio motivetto dedicato a Michele Paramatti. Il fatto è che il buon “Paramat” anche con Bologna e Juve in azzurro non ci è arrivato. Mentre Lazzari – che gioca sempre bene, diremmo – da lunedì è in ritiro a Coverciano con la Nazionale del c. t. Mancini e questa sera a Bologna contro la Polonia (prima giornata di Nations League) potrebbe anche esordire, pur se all’inizio la maglia di terzino destro dovrebbe toccare a Zappacosta (che fa la riserva nel Chelsea). Un’ascesa, quella di Lazzari, cominciata nella stagione 2013/14 quando sulla panchina della Spal subentrò (il 21 ottobre 2013) Massimo Gadda. Che trovò la giusta collocazione tattica a Lazzari. Insomma, l’uomo della svolta (o della prima svolta) per la carriera del laterale. L’ex tecnico spallino accoglie con piacere il... tributo al merito, all’intuizione che ebbe: «Prima di arrivare alla Spal vidi una partita dei biancazzurri in Coppa Italia, nel corso della quale Lazzari mi impressionò. Quando il direttore Vagnati mi chiamò proponendomi di allenare la squadra si parlò anche di cambiare modulo, passando al 5-3-2. Dissi subito che Lazzari sarebbe stato perfetto per quel sistema di gioco».

L’ascesa di Lazzari, quindi, non la sorprende.
«Manuel aveva ed ha tutto per fare tutta la fascia. Lo dimostrano i fatti».

Ma lei si aspettava un percorso che lo portasse in Nazionale?
«Difficile dire che me lo attendevo, sono dinamiche spesso imprevedibili. Di sicuro Manuel ha sempre avuto una grande voglia di arrivare, di allenarsi, di migliorare. In cosa doveva progredire? La lacuna era, e parzialmente è ancora, quella di non mettere sempre palle importanti quando arrivava e arriva sul fondo. La sua determinazione di affermarsi ha fatto la differenza».

Le qualità di Lazzari?
«Corre forte, avanti e indietro. Ha notevoli qualità atletiche e di resistenza. Inoltre mi sembra che si sia anche strutturato fisicamente».

Nella Spal si è imposto come laterale nel 5-3-2, Mancini in Nazionale adotta la difesa “a quattro”.
«Con il livello di crescita, di fiducia e di autostima che ha raggiunto, Manuel può giocare tranquillamente anche come terzino destro nella difesa “a quattro”. All’epoca avrebbe fatto più fatica, adesso no è migliorato molto anche in chiave difensiva ed ho visto che a Torino quando la Spal ha cambiato modulo lui ha interpretato benissimo il ruolo».

E adesso?
«La Nazionale per Lazzari è il coronamento di un percorso. Ora dovrà essere bravo a confermarsi nel tempo, ma lui ha la testa giusta».

E della Spal che ne pensa?
«Ho visto tutte le prime tre gare di campionato. Direi che a Torino meritava più che nelle due di Bologna, pur vinte con logica. Ho l’impressione di una squadra destinata a crescere ancora, soprattutto se acquisisce ulteriore fiducia».

Lei è stato un signor regista, la Spal è tra le pochissime di A che giocano con un regista, da Viviani l’anno scorso a Schiattarella o Valdifiori in questa stagione.
«Ormai ne sono rimasti pochi, di registi. Pjanic alla Juve... L’Inter gioca con dei muscolari, Biglia al Milan è più un tattico che un regista vero. Non c’è più il Pirlo della situazione. La Spal ha Valdifiori che conosco molto bene. L’ho avuto a Cesena quando guidavo i romagnoli insieme a Castori. All’epoca nessuno credeva che Mirko potesse arrivare in serie A ma lui, come Lazzari, non ha mai mollato. Ottimo giocatore, perfetto davanti alla difesa: difficile che serva direttamente la punta, ma nel fraseggio e nel gioco corto è l’ideale. Calza a pennello per la Spal».

Gadda, lei ha allenato Giacomense e Spal, conosce perfettamente i vertici societari. Che dice del percorso spallino?
«Già in tempi non sospetti pensavo che questo club potesse arrivare in alto. Finché ci sarà questa dirigenza la Spal potrà vivere sonni tranquilli e, anzi, migliorare ulteriormente. Francesco e Simone Colombarini sono uomini eccezionali, non vendono fumo, lo hanno dimostrato sia nella conduzione della loro azienda che al timone di Giacomense e Spal. Mattioli è un presidente molto intelligente, furbo, che sa stare nel mondo del football. E Vagnati è preparato, competente, conosce il calcio: era così già quando lo allenavo, proprio alla Giacomense. Con tutti loro la Spal è davvero in ottime mani». –

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