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Il Bassani antifascista dopo le Leggi Razziali

Prima iniziativa per le commemorazioni del centenario della nascita dello scrittore: all’Einaudi le parole della figlia Paola

La vita di Giorgio Bassani è stata ripercorsa per intero ieri mattina, sotto gli occhi attenti dei ragazzi dell’Istituto “Einaudi” di Ferrara, il quale ha inaugurato le tre giornate centrali delle iniziative per la commemorazione del centenario dalla nascita dello scrittore. Un viaggio dall’infanzia alla maturità di una delle penne più originali del Novecento, attraverso un dialogo tra la figlia Paola, presidente della Fondazione “Giorgio Bassani”, Silvana Onofri dell’Associazione Arch’è e Antonella Guarnieri, direttrice del Museo del Risorgimento e della Resistenza.

«Credo che l’idea - ha affermato la figlia Paola - di scrivere Il romanzo di Ferrara nella sua complessità, venne a mio padre con la conoscenza di Roberto Longhi negli anni di studio all’Università di Bologna».

Era l’autunno del 1935, quando il giovane Bassani cominciò a frequentare i corsi di Storia dell’arte tenuti da Longhi, che definì un “vero maestro”. Il metodo interpretativo del professore applicato alla pittura del Quattro-Cinquecento lo suggestionò a tal punto che, durante gli spostamenti da pendolare, Bassani filtrava in versi il paesaggio della pianura con i chiaroscuri di quei dipinti. Sempre nel ’35, pubblicò sul “Corriere Padano” il suo racconto d’esordio, III classe, grazie al costante incoraggiamento dello stesso Longhi. Lo storico quotidiano ferrarese fu fondato da Italo Balbo dieci anni prima.

«Non a caso - ha argomentato la Guarnieri - il gerarca fascista intorno alla metà degli anni ’30 volle cancellare il suo passato violento da squadrista, rendendo Ferrara un centro culturale di primo piano in Italia. Con il suo gruppo Balbo patrocinò sia le celebrazioni ariostesche del ’33, sia l’imponente mostra di pittori rinascimentali, esponendo Tura, del Cossa, de’ Roberti e altri».

Se nei corridoi dell’Alma Mater Bassani ebbe amici come Attilio Bertolucci, Giuseppe Raimondi e Franco Giovanelli, che portò con sé tra le pagine, il compagno di banco del liceo fu Lanfranco Caretti. Negli anni all’Ariosto maturò un carattere schivo e introverso che accentuava la sua balbuzie. Il lieve difetto emotivo non sfuggì a Francesco Viviani, docente di greco e latino che influì sulla sua formazione. È datata 1936, difatti, la lettera commossa che Bassani gli scrisse quando Viviani fu allontanato dall’insegnamento.

«Fu la sua prima manifestazione pubblica di antifascismo - ha concluso la stessa Guarnieri -; a due anni dalle Leggi Razziali, scandiva frasi di vicinanza umana ed intellettuale, dimostrando di vivere secondo i principi di giustizia e libertà. Citare quelle due parole, mentre era solidale con un antifascista, sottolinea indirettamente il suo legame con il movimento omonimo di Carlo Ludovico Ragghianti, il quale darà poi origine al Partito d’Azione».

Matteo Bianchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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