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Richelmy a Copparo: «Faccio l’attore per vivere vite altrui»

“Marco Polo” sarà ospite alla Tenda Summer School. «Tutti recitiamo, lo diceva anche Brando... e aveva ragione»

Lorenzo Richelmy a Villa Mensa L'attore Lorenzo Richelmy, protagonista della serie Netflix "Marco Polo", venerdì pomeriggio a Villa Mensa (Copparo) ha incontrato gli allievi del Tenda Summer School. Ospite del campus di recitazione che per una settimana ha radunato oltre 50 ragazzi da diverse parti del mondo, Richelmy, ha raccontato la sua esperienza e ha affermato: «Promuovere cultura all'interno di questi posti, facendoli anche conoscere, è per me bellissimo e sono contento di essere stato qua».

Lorenzo Richelmy, sarà la guest star di questa edizione del Tenda Summer School, campus di recitazione per adolescenti che si terrà a Villa Mensa (nel Copparese) da domenica al 6 agosto. L’attore che nonostante la sua giovane età, 27 anni compiuti a marzo, ha già all’attivo una carriera di successo, compreso il ruolo di Marco Polo nell’omonima serie televisiva realizzata per Netflix, incontrerà le ragazze e i ragazzi del “Tenda” venerdì alle 15. Richelmy in quell’occasione riceverà anche una targa per l’affetto dimostrato nei confronti di questa iniziativa giunta quest’anno alla sua terza edizione.

Come ha scoperto la recitazione e quando ha capito che avrebbe intrapreso questa strada a livello professionale?

«Un po’ ci sono cresciuto in mezzo alla recitazione perché sia mio padre sia mia madre hanno sempre recitato in teatro. Fin da bambino, il mio primissimo e giocoso approccio al palcoscenico fu a quattro anni, ho imparato a respirare questa aria e da adolescente, girando la serie tv I Liceali, capii che sì, mi piaceva e mi divertiva davvero questo mondo. Seguii i consigli di chi mi voleva bene e, nel momento in cui decisi che l’attore sarebbe diventato il mio mestiere, iniziai a studiare davvero. Superai le selezioni al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e da lì cambiò un po’ tutto».

Cosa significa per lei recitare e fare l’attore?

«Rispondere a questa domanda non è mai semplice. Marlon Brando diceva che la recitazione non è altro che un lubrificante della società perché tutti noi recitiamo, quasi continuamente. Per me fare l’attore significa vivere più vite, indossare panni altrui e misurarmi con personaggi reali, immaginari e lontani da me».

Cos’è stata per lei la serie tv “Marco Polo”?

«È stata un bellissimo giro in giostra durato tre anni che mi ha portato a scoprire un mondo che non conoscevo. Sono stati mesi belli, intensi e anche molto faticosi».

Come venne scelto?

«Mandai un provino registrato in camera mia, così per provare. Gli astri hanno voluto che quella clip fosse vista dalle persone giuste dell’entourage di “Marco Polo” e che piacesse. Sono partito per la Malesia, lì ho fatto un altro provino di persona; ero un po’ agitato perché non sapevo nemmeno bene l’inglese (sorride, ndr). Hanno scelto di credere in me, mi hanno dato fiducia, mi hanno affidato il ruolo di protagonista ed è cominciata questa meravigliosa avventura».

Ha mai avuto paura di non farcela?

«Quello no, però sul set con me c’era un grande maestro, Pierfrancesco Favino (nei panni del padre, ndr) che aveva già lavorato all’interno di set internazionali e mi ha aiutato a mantenere la calma e la lucidità necessaria per affrontare il ruolo».

Com’è stato il ritorno in patria?

«Sono tornato in Italia lo scorso settembre e ho avuto la possibilità di lavorare con due grandissimi come i fratelli Taviani. A marzo ho interpretato il ruolo dell’investigatore nell’opera prima del giallista Donato Carrisi, nel cast ci sono due grandi come Toni Servillo e Jean Reno. Ora, sto finendo le riprese del nuovo film di Marco Ponti, una commedia pulp molto divertente e in puro stile italiano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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