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Comacchio si tinge di Blu, opere libere e da tutelare

Sono tra le poche visibili dopo la decisione dell’artista di coprirle in varie città. Nasce l’idea di un circuito con visite guidate ai lavori esistenti nel territorio

La Comacchio che non ti aspetti porta un nome che è anche un colore, quello di Blu, artista di fama internazionale, celebre in tutto il mondo per i suoi giganteschi murales, riconoscibili per quegli umanoidi raffigurati in un intreccio vorticoso di mani, gambe, fiori, corde, un universo onirico sospeso tra il mondo dei fumetti e quello della play station.

Attorno allo pseudonimo Blu aleggia il mistero, perché dell’artista si conosce tutto della sua vena pittorica, consacrata ad arte urbana sui muri di Londra, Betlemme, Berlino, San Paolo del Brasile, Valencia, Barcellona, Bologna e Comacchio, solo per citare alcuni esempi, ma non si conosce nulla o quasi dei suoi dati anagrafici. Lo scorso anno, per impedire che alcuni pezzi delle sue opere d’arte realizzate su diversi edifici di Bologna venissero trasferite al chiuso di gallerie d’arte, a disposizione di pochi, a colpi di pennellate di grigio e, in alcuni casi di scalpello, Blu ha rimosso tutto il patrimonio felsineo, frutto della sua creatività. E analogo intervento aveva fatto a Berlino nel 2014.

Non può dirsi altrettanto per Comacchio, dove i murales realizzati dall’artista, celebrato come uno dei 10 migliori al mondo, sono motivo di vanto per la comunità e sono pure destinati a diventare oggetto di visite guidate, nell’ambito di tour appositamente ideati. L’idea è emersa alcuni giorni fa, mentre l’artista comacchiese Riccardo Buonafede, era alle prese con un murale che sta facendo rifiorire le pareti dell’ufficio postale e della delegazione di Vaccolino.

«Le opere di Blu presenti sul territorio vanno valorizzate e messe in rete con quelle di nuovi, giovani artisti - ha dichiarato l’assessore alle strategie turistiche Riccardo Pattuelli -, che hanno voglia di esprimersi, come Riccardo Buonafede». Nella città lagunare Blu, in occasione dello SpinaFestival del 2005, ha riempito di colori e di significati le pareti del palasport di via Fattibello. Alcuni inserti sono stati realizzati da altri due colleghi street-artist Ericailcane, che ha dipinto una nutria e un pesce e Pascal Gaudefroy, che ha disegnato dei fiori d’ibisco.

L’anno successivo, sempre in occasione dello SpinaFestival, rassegna di arte e cultura che ruotava attorno alla casa museo “Remo Brindisi” del Lido di Spina, Blu si è invece concentrato sull’anello circolare del depuratore di via Marina, da dove si possono scorgere ancora figure con teste giganti sospese o in caduta libera lungo le pareti. Un lavoro corposo, non senza difficoltà, vista l’altezza e la forma circolare della struttura, affrontata tuttavia da Blu in modo esemplare. Nel 2007 l’artista, chiamato per il terzo anno consecutivo, in occasione dello SpinaFestival, ha riempito un muretto di via Spina, quartiere residenziale popolare, con altre immagini evocative, a metà tra la realtà e il mondo dei fumetti, per regalare alla comunità un altro museo a cielo aperto.

«Siamo ben felici che le opere di Blu restino patrimonio di tutti sul nostro territorio - ha aggiunto l'assessore alla cultura Alice Carli-. L’arte urbana racchiude messaggi di valenza sociale, che stimolano riflessioni sul presente, sul passato, oltre a creare suggestioni ed emozioni». «Cercheremo di coinvolgere altri artisti - ha sottolineato l'assessore Carli -, e se qualcuno vuole mettersi in gioco come Riccardo Buonafede, ben venga. L’idea di creare un circuito dedicato alla street art sul territorio è un’occasione in più per scoprire le opere di Blu, per fare cultura, coinvolgendo anche giovani artisti».

Se a Bologna non c'è più traccia di Blu, a Comacchio le sue opere si mostrano con una forza inaspettata, nascoste eppure perfettamente visibili. Ma soprattutto “libere”, libere di essere ammirate e guardate, esattamente come Blu vuole.

Katia Romagnoli
 

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