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Musei più smart e fruibili per i visitatori del domani

Presentati nella struttura di via de Pisis tre prototipi per migliorare le esposizioni Full immersion per i team impegnati nella maratona creativa svoltasi a Ferrara

Settantadue ore per rivoluzionare un museo. In questo fine settimana si sono riuniti in dodici musei di tutto il mondo, dall’Italia al Brasile passando per il Belgio, giovani con diverse competenze per ideare, costruire e proporre al pubblico prototipi per far vivere diversamente l’esperienza della visita museale. Questo è Museomix, un format nato in Francia nel 2011 per valorizzare le collezioni, attraverso i cosiddetti museomixer: designer, comunicatori, mediatori, grafici, programmatori ed esperti dei contenuti specifici del museo impegnati nella maratona creativa, hanno ripensato le esposizioni del museo di storia naturale di via de Pisis.

Tre squadre per altrettanti “terreni di gioco”, aree tematiche su cui i team hanno lavorato negli scorsi giorni, concentrandosi su come raccontare la scienza ai cittadini trasmettendo loro l’importanza del metodo scientifico, progettando un racconto amplificato, ovvero lo storytelling dell’evoluzione delle specie, o comunicando l’invisibile, ossia pensare a come rendere fruibile il patrimonio nascosto dei musei. Ieri pomeriggio il museo ha presentato alla città il risultato di questo intenso laboratorio dell’ingegno. I mixer hanno messo in piedi tre percorsi espositivi che hanno affascinato il pubblico arrivato nel pomeriggio al museo: alla scoperta dei prototipi tante famiglie, ma anche tanti ragazzi, che hanno potuto ammirare con occhi nuovi le teche e gli animali di via De Pisis. «Nei musei scientifici italiani ci sono moltissimi materiali rinchiusi nei cassetti dei depositi - ha raccontato Paolo Cocco, del team Scheletri nell’armadio - abbiamo progettato un’esperienza immersiva che consente ai visitatori di immaginare quanto resta invisibile al pubblico. Vicino al chiurlutello, in via di estinzione, c’è ora un pannello esplicativo con una cascata di nomi di altri esemplari non in esposizione, in un elenco che si riversa sul pavimento con delle installazioni ispirate alla walk of fame di Hollywood».

Il loro è un progetto che ambisce a essere utile nell’impostazione della strategia comunicativa: con l’hashtag #saicosatiperdi, infatti, i visitatori avranno la possibilità di conoscere, almeno in parte, l’inesplorata moltitudine di pezzi chiusi negli archivi e nei depositi. Anche il team dei SenzaNome ha avuto un’idea per stimolare la curiosità: accolti al piano terra dalla recitazione di un imparruccato Carlo Linneo, che classificava in diretta le “specie” presenti, il pubblico proseguiva il viaggio nella scienza in compagnia di altri tre illustri personaggi: Lamarck, Guido Campedelli e Malaise. Gli esperimenti più tecnologici sono stati invece oggetto di studio della terza squadra, gli Speak Up: «Abbiamo scelto di usare come cartello di benvenuto un ologramma per catalizzare l’attenzione, abbiamo poi posizionato un pannello didattico per indirizzare al piano superiore. Il primo interessa il diorama che rappresenta il Bosco della Panfilia nei dintorni del centro abitato: una webcam riconosce il movimento quando entra nel campo visivo e si attiva un sottofondo sonoro con i suoni del bosco - racconta Sabina Viezzoli, del team -. Così si amplifica l’esperienza coinvolgendo il senso dell’udito. Il remix poi comprende una piccola esposizione mineralogica che interessa tatto, vista ed udito aiutando a guardare le rocce all’interno».

Sono davvero le persone a fare i musei, come recita l’hashtag della tre giorni #PeopleMakeMuseum, e lo hanno dimostrato l’impegno e la passione dell’intero team organizzativo, oltre che i volti soddisfatti dei visitatori e la voglia di scoprire dei più piccoli.

Irene Lodi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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