Quotidiani locali

Le “poesie” dei cantautori nelle scuole italiane

Insegnanti, musicisti e giornalisti a convegno per inserire la canzone d’autore fra le discipline

Al Palafiori di Sanremo, nell’ambito del Premio Tenco, è stato ospitato il convegno “Cantautori a scuola”, che ha visto insegnanti, musicisti, giornalisti e operatori della cultura dialogare sulla canzone d’autore e sul suo inserimento fra le discipline scolastiche. Impossibilitato a partecipare personalmente, il ministro della cultura, Dario Franceschini, ha fatto pervenire agli organizzatori uno scritto in cui, discorrendo sul valore del rapporto tra poesia e musica, ha sottolineato la necessità di «trovare spazio a scuola per la forma d’arte cantautoriale».

All’inizio degli anni ’60 i cantautori Paoli, Tenco, Lauzi, Endrigo, Jannacci, Gaber, De André, ecc., iniziando a comporre testi di spessore poetico, si affrancarono dalla canzonetta fatta di luoghi comuni e melodie banali. A differenza della canzone tradizionale, che celebra il trionfo dell’amore in testi futili e ripetitivi, brani come Il cielo in una stanza, Sassi, Senza fine, Porta romana, Vedrai vedrai, Mi sono innamorato di te, Il poeta, Teresa e tante altre, per la prima volta parlano in maniera non edulcorata dell’amore che spesso genera noia, squallore, desolazione. Rappresentano artisticamente sentimenti e istinti che la morale ufficiale condanna, rendendoli visibili e favorendo il loro ingresso nel territorio del consentito. Esprimono la tensione verso valori e stili di vita distanti dalle mitologie consumistiche. Evocano drammi quotidiani che spesso hanno come sfondo periferie popolate da un’umanità sconfitta ed emarginata. Almeno fino al ’68, però, l’esperienza della canzone d’autore trova ascolto in una esigua minoranza. Poi il vento della contestazione e la politica commerciale delle case discografiche, alla ricerca di un prodotto in grado di adeguarsi alle nuove realtà espresse dalla protesta giovanile, fanno emergere artisti come Battisti, Dalla, De André, De Gregori, Conte, Guccini, ma anche Renato Zero, Vecchioni, Baglioni e Cocciante. Questi autori, con le loro canzoni capaci di raccontare in modo poetico le frustrazioni, la bellezza, lo squallore del presente e di veicolare una visione del mondo antidogmatica, dove non c’è più posto per perbenismo e ipocrisie, influenzano il modo di vestire e di parlare dei giovani più sensibili al cambiamento della società. Ma agiscono anche sulla sfera morale, aiutando le nuove generazioni a dare voce a idee, sensibilità e sentimenti svincolati dalla tradizione e conflittuali rispetto ai valori dei padri. Fruita come luogo di rappresentazione del mondo e dell’esperienza quotidiana, proiezione della psiche collettiva, la canzone d’autore, forte anche della presa emotiva, del suo linguaggio comprensibile e della facilità a restare nella memoria, si afferma come una nuova forma di poesia popolare, a beneficio di un pubblico nel frattempo cresciuto in seguito allo sviluppo dell’istruzione e dei mass media. Sottrae spazio alla poesia “alta” contemporanea, che non sempre riesce a trasmettere all’uomo comune o mediamente acculturato le sue ardue verità.

Con il passare del tempo, nella percezione del pubblico la distinzione netta tra poesia e canzone d’autore si attenua, fin quasi a scomparire, e quest’ultima acquista dignità letteraria e culturale, trovando ospitalità nei libri di storia e nelle antologie scolastiche. Qui i testi dei cantautori, non privi di allitterazioni, metafore, ossimori, zone di ambiguità dialogano con i componimenti di Cavalcanti, Petrarca, Pascoli, Gozzano, Saba, Montale, Pavese ecc., perché con questi mantengono affinità tematiche e di forme espressive.

Lorenzo Catania

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Ferrara Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista