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Sabina Guzzanti viaggia nel futuro e parla di oggi

L'attrice racconta "Come ne venimmo fuori". E dichiara: "Tempi duri e se ti opponi vieni escluso"

Ferrara è città delle donne, perlomeno per quanto riguarda il teatro. Così dopo Ambra, la Solarino e la coppia Laurito/Zanicchi e in attesa della Finocchiaro con le sue amiche, ai Fluttuanti di Argenta arriva una delle stelle più luminose del teatro italiano, Sabina Guzzanti. A dire il vero era anche una delle regine della tv, con la sua comicità dura e pungente, fin troppo se è vero che il suo esilio dal piccolo schermo a breve celebra i 15 anni. La Guzzanti nello spettacolo “Come ne venimmo fuori - proiezioni dal futuro” è SabnaQf2, la donna che ha il compito di pronunciare il discorso celebrativo sulla fine del periodo storico più buio dell’umanità, quello che è andato dal 1990 al 2041, noto a tutti come “il secolo di m...”.

Ma davvero secondo lei stiamo vivendo il periodo più buio della storia dell’uomo?

«Lo spettacolo - spiega l’attrice e regista romana - è una riflessione sul neoliberismo, perché viviamo comunque in un sistema economico e politico in cui si trova l’ideologia più autoritaria che l’umanità abbia mai sperimentato».

Addirittura?

«Chiaro, per fare un esempio, che sotto il fascismo c’era poca libertà ma in certi ambiti il regime non entrava; oggi invece siamo spinti ad automanipolarci per ottimizzare le nostre qualità, cambiamo la nostra storia personale con il denaro come priorità assoluta. Anche se poi alla fine chi accumula veramente soldi è un numero esiguo di persone, gli altri vorrebbero solo averli per non avere più l’angoscia di esserne privi. Si è persa la finalità primaria, ad esempio cultura e sanità, tutto passa dal denaro e la gente non si cura perché è povera. Il mio spettacolo è stato scritto per rispondere alla funzione principale del teatro, per far vivere agli spettatori un’esperienza diversa, per farlo sorridere, per portarli altrove almeno per una sera. Invece ora lo scopo di tanti è ottenere consensi, con il risultato che il teatro vive un periodo difficile fra tagli e strutture che chiudono da un anno all’altro. Sono andata a vedere lo spettacolo di una giovane regista, brava davvero, ma si è esibita in un teatro parrocchiale. Ormai i lavori di qualità li trovi negli spazi Off».

Perché ha scelto il 1990 e il 2041 come anni di riferimento?

«Il ‘90 perché il neoliberismo come dato storico nasce con la caduta del muro di Berlino, si passa dalla democrazia all’economia di mercato, che nulla ha a che vedere con la democrazia. Poi non sono una veggente, avevo pensato inizialmente il 2051 ma una spettatrice mi ha detto che non avrebbe visto la fine così ho tolto dieci anni. Di certo dobbiamo prendere coscienza di quanto accade, serve una rivoluzione perché questo sistema non è compatibile con l’umanità, in primis per l’ambiente poi per la vita di ciascuno di noi».

Ma chi la riesce a fare la rivoluzione al giorno d’oggi?

«Ah, di certo siamo più deboli del passato, perché abbiamo perso qualità specifiche come audacia e compassione, quelle che hanno permesso l’evoluzione del genere umano. E anche in politica chi ha voglia di rischiare? Per ottenere cambiamenti servono dei sacrifici, non puoi mettere in conto un guadagno e anche la visibilità. Se ti metti contro il sistema non puoi pensare di avere la prima pagina...».

Parliamo di televisione, quando potremo rivederla?

«Non sono io che non la voglio fare. Intanto, da due anni ho una striscia satirica quotidiana sul web, ora passata sulla piattaforma del Fatto Quotidiano, che ha un pubblico di nicchia ma di persone che amano quello che faccio. Purtroppo in tv sono stata cacciata nel 2003 e da allora in Rai non ho potuto tornarvi».

In quegli anni su Rai Tre lei, suo fratello Corrado e Serena Dandini facevate programmi unici, dove c’era reale satira politica, non quella annacquata di oggi, Crozza a parte.

«Allora la tv era più democratica, poi c’erano più partiti, quindi non era lottizzata. Ora vige un sistema clientelare e chi non rispetta le regole viene emarginato, i testi vengono controllati e per andare in tv si accettano troppi compromessi, c’è un livello di viltà per me inaccettabile».

Che reazioni sta avendo il suo spettacolo ormai in tour da alcuni anni?

«Da una parte sono contenta delle reazioni, lo spettacolo piace e tanto, ma l’ambito resta ristretto e non c’è la giusta valorizzazione. Nel nostro Paese i talenti sono veramente sprecati e lo dico in senso generale. Per fortuna, ci sono teatri, come quello di Argenta dove verrò lunedì sera che ancora credono in queste cose. Spero di soddisfare il pubblico presente».

L’alternativa è il cinema.

«Ecco, questa è la mia passione principale. Ci sono diversi progetti a cui sto lavorando, ne ho almeno una quindicina da valutare, poi però dovrò anche scegliere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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