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Due sorelle e una prigione di ricordi

Oggi alle 16 l’ultima replica di “Sisters” al Comunale di Ferrara

L’ultima volta era il vero e proprio ring familiare proposto da “Play Strindberg” di Durrenmatt, visto nel secondo appuntamento di prosa al Teatro Abbado Ferrara (Corso Martiri della Libertà, 5). L’altra sera con “Sisters. Come stelle nel buio” di Igor Esposito (oggi alle ore 16 ultima replica), siamo andati ben oltre.

Le due stanze della inutile grande villa dove vivono le mature sorelle del titolo, Isabella Ferrari (Chiara) e Iaia Forte (Regina), sono una prigione. Non solo perché Chiara è costretta sulla sedia a rotelle e fatica a muoversi, ma perché Regina è contemporaneamente prigioniera e carceriere di se stessa e della sorella.

Arbitro di questo scontro continuo fatto di abbracci e di respingimenti, di amore e odio, è il fantasma del padre morto anni prima in un incidente. Alla vita reale Chiara fugge pensando a quando era attrice di successo anche se in pellicole di secondo ordine e tiene strette e nascoste le lettere degli ammiratori che le ricordano quegli anni per lei favolosi. La trasfigurazione di Regina è invece opera dell’alcool e di una vena di pazzia che si mescolano al richiamo continuo a quando lei era cantante, assieme al padre, anche se in realtà in comparsate televendite che ben poco avevano di artistico.

I vestiti di Regina sgargianti e il trucco pesante che fanno a pugni con il buon giusto, contrastano con la vestaglia trasandata e il cappellaccio di lana di Chiara che la trasfigurano ulteriormente accentuandone le enormi occhiaie.

Le bambine non esistono più, al loro posto due donne che si affrontano senza esclusione di colpi e che si rinfacciano la rispettiva mediocrità. Ad accrescere ancora di più la distanza tra quella che è la squallida realtà e quello che poteva essere un dolce passato, sullo sfondo della scena vengono proiettati per tutta la durata dello spettacolo, spezzoni di filmini familiari, flash di una vita forse felice di due bambine con il padre. Isabella Ferrari e Iaia Forte sono magistrali nell’interpretare questo contrasto esasperato nella messa in scena con la regia di Valerio Binasco.

Una coinvolgente storia di donne sottolineata dalla musica di Arturo Annecchino che non a caso vede l’inserimento di brevi note di “Casta diva” dalla Norma di Vincenzo Bellini e in chiusura, proprio al calare del sipario, di “Non woman no cry” di Bob Marley. E gli applausi del pubblico sono la giusta ricompensa per le due attrici, protagoniste in un ruolo non facile e di grande contemporaneità. Per informazioni, biglietti e dettagli: 0532 202675.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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