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Tra calcio e il ritorno alla vita a 80 anni dalle Leggi razziali

L’Istituto di storia contemporanea ha incentrato il programma su due temi chiave Quarzi: «Troppo razzismo negli stadi, per questo parleremo del tecnico Weisz»

L’eco delle iniziative dedicate al Giorno della Memoria – quasi un mese da oggi al prossimo 6 febbraio – ha già sconfinato. A livello nazionale la nostra città si dimostra infatti una delle realtà più impegnate e consapevoli, in grado di concertare un programma completo. I ferraresi non considerano il presente avulso dal passato che l’ha preceduto, non si limitano a un elenco di date, o tutt’al più di nozioni. E l’Istituto cittadino di storia contemporanea n’è il collante. Con due particolari temi conduttori legati alle leggi razziali: lo sport e il ritorno alla vita di tutti i giorni dei deportati nei lager.

«Abbiamo seguito istituzioni, scuole e associazioni passo passo - spiega la direttrice Anna Quarzi -, coordinando le varie attività e mettendole in relazione tra loro».

Il Comitato 27 gennaio ha un obiettivo principale?

«Certo, il futuro dei nostri ragazzi: ogni evento è stato pensato soprattutto per loro, per mantenere alta la loro attenzione sulla storia di un dolore profondo. Ma di più, per mettere a fuoco le radici comuni. La memoria non può essere solo valorizzata, sistemandola in bella mostra, ma va utilizzata; si tratta di uno strumento fondamentale per capire chi siamo».

Qual è il filo conduttore delle iniziative 2018?

«Le leggi razziali in primis, essendo trascorsi ottant’anni dalla loro promulgazione. E la cronaca della loro elaborazione sarà spiegata insieme a Michele Sarfatti, ospite del Meis, attraverso il nuovo saggio Mussolini contro gli Ebrei. Alla Libreria Ibs+Libraccio sarà proiettata la web serie “L’ultimo grido. La vita degli ebrei italiani al tempo delle Leggi razziali”, prodotta dall’Istituto dell’Enciclopedia Treccani con la nostra collaborazione. Il progetto è stato curato da Giuseppe Muroni, il quale ha adattato quattro lettere scaturite dallo sconcerto dilagante, tramite la sensibilità di attori come Monica Guerritore».

Non per mettere il dito nella piaga, ma è stato l’oltraggio ad Anna Frank ad avervi mosso verso l’ambito sportivo?

«Purtroppo uno dei luoghi dove dilagano cori antisemiti rimane lo stadio. L’attualità è scomoda, perciò abbiamo valutato titoli come “Le Leggi razziali del ’38 e lo sport” o “Dallo scudetto ad Auschwitz”, che tratta la biografia dell’allenatore Arpad Weisz, il quale vinse due scudetti con il Bologna e allenò anche la Spal (all’evento sono stati invitati rappresentanti della società, ndr)».

L’altro fil rouge sarà il difficile ritorno dei deportati nella società...

«Dopo il 1945 chi si salvò dai campi di concentramento spesso fu privato della casa e del posto di lavoro. Le cattedre degli insegnanti furono tra i casi più eclatanti, poiché occupate da altri. Il convegno alla Facoltà di giurisprudenza entrerà nel dettaglio».

E per non lasciare all’oblio i ferraresi deportati?

«L’esposizione curata da Roberto Merighi al Museo del risorgimento e della resistenza, “Dal gelo russo alla prigionia tedesca”, racconta proprio la vicenda di un internato militare ferrarese. Al Liceo “Roiti”, grazie al supporto dell’Archivio di Stato, è stata allestita la mostra virtuale “La memoria del ricordo. Da Ferrara a Fossoli”, per ricostruire le identità dei prigionieri che a Fossoli furono smistati per i lager».

Perché tenete tanto al coinvolgimento della Questura e della Guardia di Finanza?

«Da tempo proseguiamo con questi corpi una ricerca per risalire ai commissari o a quegli oscuri funzionari che falsificarono documenti per salvare delle vite, mettendo le loro a repentaglio. È un messaggio di speranza che non può essere ignorato».

Matteo Bianchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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