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Addio a “Nino” Sgarbi Il farmacista-scrittore innamorato della vita

Giuseppe si è spento ieri mattina all’età di 97 anni La figlia: «Mio padre era sereno e in armonia col mondo»

Prima farmacista poi scrittore, da sempre narratore. Giuseppe Sgarbi si è spento ieri mattina all’età di 97 anni, li aveva compiuti lo scorso 15 gennaio, all’ospedale Sant’Anna di Cona dove era ricoverato da alcuni giorni. I funerali si terranno domani alle 14 nella chiesa di San Gregorio Magno di via Cammello a Ferrara.

Nato nel 1921 Giuseppe Sgarbi, padre di Vittorio e Elisabetta, ha trascorso una vita tra le mura della farmacia e le opere d’arte che, anno dopo anno si accumulavano nella casa di Ro Ferrarese. Legato alle radici e alla comunità da sempre, Sgarbi era stato, insieme alla moglie Caterina detta “La Rina” (scomparsa nel 2015), un vero e proprio punto di riferimento per la comunità del territorio. Il farmacista-scrittore, non ha mai nascosto, nemmeno per un momento l’amore inesauribile per la sua sposa, compagna e anima di tutta una vita tanto da dedicare a lei la sua produzione letteraria. Il caso più lampante è proprio “Lei mi parla ancora” (ed. Skira, 2016). Dopo “Lungo l’argine del tempo. Memorie di un farmacista” e “Non chiedere cosa sarà il futuro”, in questa sorta di romanzo-elegia “Nino” Sgarbi ha raccontato in una sorta di dialogo a distanza tutto l’amore che provava per la moglie scomparsa l’anno prima. Tra nove giorni la mostra “Da Niccolò dell’Arca a Gaetano Previati” aprirà i battenti nelle sale del Castello Estense, né lui né la Rina potranno assistere all’esposizione ma tra quelle sale e quelle opere c’è anche molto di loro, delle loro esistenze e degli anni passati assieme perché, alla fine, la Collezione Cavallini Sgarbi, intreccia la storia dell’arte e della famiglia che nel corso del tempo ha dato forma a questo patrimonio.

Dopo la notizia della morte sono arrivati messaggi di condoglianze da ogni dove. La famiglia è stata “invasa” da testimonianze di affetto e cordoglio dal mondo della cultura e della politica nazionale e locale che ha voluto testimoniare la propria vicinanza perché «Giuseppe era una parte di Ro». Ieri pomeriggio nonostante il grave lutto, Vittorio Sgarbi ha voluto che si svolgesse ugualmente la presentazione del suo libro “Dall'ombra alla luce. Da Caravaggio a Tiepolo. Il tesoro d'Italia” in programma alla libreria “Moskva” della capitale russa. Visibilmente commosso, Sgarbi, ha esordito con un ricordo dell’anziano padre, con parole toccanti seguite da un lungo applauso.

La sorella Elisabetta, con la voce rotta dal dolore, ha ricordato: «Lo scorso settembre mio padre, accompagnato da Gino e da Edera, si era recato da Ro Ferrarese alla Valle di ’Ca Pisani, sul Delta del Po estremo, vicino ’Ca Venier, a pescare. Io ero a Milano, a far chissà cosa di importante o poco importante, in chissà quale riunione; Nino, mio padre, mi faceva inviare i suoi ritratti fotografici, canna in mano, e secchio con i pesci pescati al proprio fianco. Ed era sereno come era sereno lui: in consonanza lieve e dolce col mondo che lo circondava, da cui si sentiva avvolto. “Chissà quale storia della sua vita avrà in mente mio padre ora”, pensavo mentre ricevevo le foto e mentre fingevo attenzione nella riunione. In quei giorni Nino aveva appena finito di leggere (o meglio di farsi leggere) e correggere l’ultimo libro che aveva scritto (da anni non poteva più leggere, cosa di cui si doleva molto), “Il canale dei cuori”. Un amico e scrittore, Andrea Moro, mi ha assicurato che Nino e la Rina, nel rispetto della loro professione di farmacista, stanno prescrivendo medicine ai santi. Aggiungo che da ora in poi reciterà i suoi amati versi con i suoi amati poeti. E rivedendo sua madre, e sua moglie Rina, con soddisfazione e gioia reciterà i versi con cui ci ha intrattenuto tante volte, del suo Alfonso Ferraguti: Mié madar. Una candela ad zzira banadéta Brusà tuta par nu (Mia madre. Una candela accesa benedetta Bruciata tutta per noi)».

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