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Saluti da Portolino La provincia allegra di Simoni

Il cantautore presenta il suo romanzo d’esordio «Scrivo da un borgo marittimo, triste e adorabile»

Portolino è un piccolo borgo sul mare Adriatico, uno di quei posti che è insieme luogo di villeggiatura e provincia stretta. Un paese di seimila anime scarse, tristissimo ma «proprio per questo assolutamente adorabile». Qui ogni giorno si consumano storie di vita quotidiana, avventure da bar e imprese da piazza. I suoi abitanti si portano dietro piccole grandi esperienze che, nel bene o nel male, sono un po’ quei pezzi di vita che compongono le storie di ciascuno.

A mettere insieme questo “puzzle” di storie che si intrecciano l’una nell’altra è Paolo Simoni, cantautore comacchiese che con “Un pesce rosso, due lesbiche e un camper”, esordisce nel mondo letterario. Uscirà domani per Aliberti compagnia editoriale il primo romanzo di Simoni; un atto d’amore dell’autore verso la sua terra. Sarà presentato sabato 17 alle 16 nella biblioteca civica di Comacchio.

Simoni, perché ha scelto di scrivere un romanzo?

«Da sempre tengo dei diari in cui annoto un po’ tutto quello che vedo e che mi colpisce. Circa un anno fa ho iniziato a leggere questi appunti in maniera diversa e mi sono reso conto che in mezzo a tante parole c’era del materiale che, una volta sistemato, avrebbe potuto stare in piedi da solo. Ho immaginato un luogo verosimile in cui poter ambientare le storie di personaggi che hanno abitato la mia infanzia e la mia adolescenza».

Com’è la “sua” provincia?

«Ho cercato di mettere in risalto i personaggi, le loro storie e spiegare cosa significhi per un ragazzo vivere in un piccolo borgo sul mare o in qualsiasi paese di provincia. Non ho voluto raccontare il lato amaro di queste piccole realtà, bensì quello più divertente, affascinante e strampalato».

Ha pensato da subito che queste storie potessero diventare un romanzo?

«Prima -dice - ho pensato che queste storie potessero diventare una raccolta di racconti poi mi sono reso conto che erano talmente intrecciate le une con le altre che dovevano per forza dialogare, compensarsi. È nata così l’idea del romanzo, romanzo che è venuto da sé; non mi sono mai seduto a un tavolo con l’obiettivo di pubblicare. Il mio lavoro è fare musica e scrivere canzoni».

Da una canzone a un libro cambia il lavoro?

«È un altro mondo. Divertente ma anche “pericoloso”. Quando scrivi una canzone sai che hai certi parametri da seguire, la melodia, il tempo e lavori di scrematura. Ti trovi sempre ad asciugare, a riassumere; almeno per me è così. Qui ho avuto ovviamente più libertà di espressione, più possibilità di sviluppo e approfondimento. Bisogna stare attenti a non divagare troppo. Poi ho seguito il consiglio di Hemingway che sostanzialmente diceva di scrivere e parlare di ciò di cui si conosce. E io ho fatto esattamente questo, ho usato la mia lingua per raccontare la mia provincia».

Quindi non manca nemmeno il dialetto.

«Assolutamente no. Non avrebbe potuto essere altrimenti. Ho usato una sorta di intercalare romagnolo per alcuni personaggi che odiano ma allo stesso tempo amano il loro Portolino. Anche al narratore di queste storie la provincia va stretta ma non appena si allontana dal proprio paese ne sente la mancanza per cui... tutti a Portolino!».

Piazza, strade, spiaggia, ma lo stabilimento balneare c’è?

«Ovvio. Si chiama Bagno Corallo ed è punto di ritrovo, crocevia di vite e soprattutto sede dei tornei di Mah Jong. Il suo gestore, Canocchia, avrà una brutta avventura proprio il giorno di Ferragosto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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