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Torna il fascino del grande teatro in bianco e nero

Collana di 40 dvd da domani con il giornale Subito “Filumena Marturano” di Eduardo

Cos’è il teatro? È difficile rispondere a questa domanda. Difficilissimo. Perché la domanda che appare semplice è in realtà insidiosa per l’impossibilità di fornire una risposta univoca. Teatro è il luogo fisico dedicato alle rappresentazioni sceniche, teatro sono l’attore o gli attori che agiscono sul palcoscenico, teatro è il testo scritto che prende vita in scena, teatro è il pubblico che ascolta e guarda. Ogni risposta si voglia dare alla domanda “cos’è il teatro?” può essere giusta o sbagliata, perché il teatro, come ha scritto uno dei più noti studiosi del teatro italiano, Luigi Allegri, citando il regista polacco Jerzy Grotowski, «è in fondo un fenomeno difficilmente definibile che tuttora implica come condizione necessaria una relazione, un passaggio d’energia fa chi fa un’azione teatrale e chi vi assiste, un “qualcosa” che ha comunque bisogno della partecipazione attiva di tutti e due gli interlocutori. Come due polarità tra cui deve scattare una scintilla». Quella scintilla ora si prepara a scoccare tra i lettori di questo giornale, e di tutti i quotidiani del gruppo Gedi, con la collana di dvd “Il Teatro–Dall’antica Grecia al Novecento” che da domani sarà in vendita settimanalmente (euro 8,90 più il prezzo del quotidiano) con il giornale. 40 appuntamenti con interpretazioni italiane che hanno contribuito a fare la Storia di questo genere di spettacolo, grazie ad artisti come Vittorio Gassman, Anna Proclemer, Valeria Moriconi, Valentina Cortese, Tino Buazzelli, Paolo Stoppa, Nando Gazzolo e Gigi Proietti, diretti da registri come Giorgio Strehler, Mario Missiroli, Luca Ronconi e Giorgio De Lullo.

Il teatro è un’arte che prende vita sul palcoscenico quando si alza il sipario, e che cessa di vivere quando il medesimo si abbassa, quando gli attori abbandonano i panni dei personaggi interpretati per rientrare nei propri. È “qui e ora”, hic et nunc, come dicevano i latini. L’energia sprigionata da uno spettacolo teatrale si stempera nel conclusivo saluto al pubblico dei teatranti. Poi di uno spettacolo resta solo il ricordo individuale o quello, come nel caso della collana di dvd che viene proposta, che rivive davanti a una una registrazione.

La Rai ha sapientemente conservato nelle proprie Teche una memoria straordinaria di quanto è passato sui migliori palcoscenici italiani a partire dagli anni Sessanta, di registrazioni realizzate ad hoc di opere teatrali, o di spettacoli nati per il “palcoscenico televisivo”. Ed è proprio da tale miniera di registrazioni eccezionali che chi ha curato l’opera, ora proposta con questo quotidiano, ha scelto con cura le gemme che permettono di tracciare un’esauriente percorso di lettura della “storia del teatro”, dall’antichità al Novecento. Un excursus non cronologico che comprende testi e autori che vanno da Euripide e Sofocle a Henrik Ibsen, Arthur Miller, Neil Simon e Tennessee Williams. L’unica “fuga in avanti” che porta negli anni Ottanta è con il genio poliedrico di Carmelo Bene, che non solo ha caratterizzato il teatro italiano del proprio tempo, ma ha anche influenzato tanta parte delle produzioni teatrali delle scene 2.0 e 3.0, che meriterebbero una storia tutta per sé.

La scelta del percorso non cronologico in questa storia del teatro per immagini televisive è motivata dall’intenzione di offrire soprattutto un omaggio al lavoro e alla grandezza degli attori e della produzione.

Per questo il primo appuntamento è con il capolavoro indiscusso di Eduardo De Filippo, il più grande autore e attore del teatro italiano del XX secolo: la commedia in tre atti Filumena Marturano, da lui scritta nel 1946 e qui da lui interpretata con Regina Bianchi, l’attrice che divenne un’icona del teatro napoletano. Sarà l’occasione per scoprire le scintille che possono sprigionarsi da battute come «’E figlie so’ffiglie! » del potente monologo della Madonna delle Rose, o da quelle come «Unu piatto gruosso e nun saccio quanta furchette» di quello all’avvocato Nocella, che De Filippo ha messo in bocca a Filumena in quello che tuttora è uno dei più grandi drammi scritti sul mistero della figliolanza e della genitorialità.

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