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Reduci dei reality Mazzanti dal “Gf” alle terapie ai vip

A telecamere spente il ferrarese ha studiato: «Attore e fisioterapista, le mie due passioni»

Dici televisione e immancabilmente pensi ai programmi più popolari che caratterizzano oggi il piccolo schermo. E anche i più critici almeno una volta avranno seguito uno dei tanti reality che caratterizzano le reti Rai e Mediaset. E ancora i più critici (e non mancano nell’epoca dei social) avranno visto almeno una puntata del “Grande fratello” (negli ultimi anni in versione vip) o de “L’isola dei famosi”, programmi che continuano a battere record di ascolti e sono contesi dalle maggiori aziende per accaparrarsi le fasce pubblicitarie più costose. Agli inizi i protagonisti erano persone comuni, ma poi la svolta è stata quella di far partecipare i personaggi famosi (sarebbe meglio dire conosciuti, spesso i concorrenti non sono molto noti al grande pubblico), mettendoli alla berlina per risollevar il morale della gente a casa.

Su Canale 5 questa sera è in programma una nuova puntata de “L’isola dei famosi” condotta da Alessia Marcuzzi, la principale star dei reality new version. Fra i protagonisti in Honduras non ci sono ferraresi, ma sta acquistando fama una modella che ha mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo nella nostra città. Stiamo parlando della vicentina Paola Di Benedetto, le cui prime esperienze furono il ruolo di protagonista nei video del giovane cantautore Luca Bretta. Ferrara le portò bene, visto che poi è diventata Madre natura in “Ciao Darwin” di Bonolis e valletta al programma comico “Colorado”.

Ebbene, ci sono state stagioni televisive in cui i ferraresi erano tra i protagonisti di questi reality. Tre in particolare sono stati volti molto noti, anche se uno solo, Marco Mazzanti di Zocca di Ro, è riuscito a restare nel mondo dello spettacolo. Appena 23enne partecipò alla 9ª edizione del “Grande fratello”, finendo per essere uno dei concorrenti più famosi anche se di fatto la sua avventura durò 29 giorni. In seguito Marco ha concentrato molti sforzi per restare nel mondo dello spettacolo, diplomandosi all’Accademia nazionale di arte drammatica “Silvio D’Amico” con sede a Roma. Da quel 2009 ad oggi Marco ha partecipato a diversi progetti, spettacoli teatrali (con una puntatina alla danza), comparsate in fiction televisive, ma il suo ruolo più celebre è chiaramente quello di Leonardo Balestrieri nella serie ultraventennale “Un posto al sole”, personaggio dai due volti, prima buono poi assassino.

Andiamo indietro nel tempo: cosa ricorda della sua avventura al “Grande fratello”?

«Mi viene in mente un po’ di leggerezza - ci racconta Mazzanti -e tanta simpatia per quegli anni, ero un 23enne... La mia esperienza è durata poco, ma è stato un momento spot della mia vita, perché da lì ho intrapreso subito un altro tipo di formazione».

Che effetto fa guardare il “Grande fratello” con i vip?

«Credo sia stata una scelta obbligata per questione di ascolti, d’altronde è un reality che si basa sulla curiosità dei telespettatori, quindi sale l’interesse se i protagonisti sono personaggi non comuni. Non credo sia una scelta migliore o peggiore, conta la curiosità per vedere la quotidianità della gente, tanto pregi e difetti emergono allo stesso modo, non conta lo status di chi vi prende parte».

Tornerebbe a partecipare ad un reality televisivo?

«Per quanto mi riguarda, andava benissimo farlo allora, adesso dico proprio di no, non mi interessa. La gente mi riconosce ancora, ma più per il personaggio di Leonardo in “Un posto al sole” e questo mi fa enorme piacere. Continuo a ricevere complimenti in quel ruolo, nonostante sia passato più di un anno».

In un’intervista ha dichiarato che per interpretare il ruolo dell’assassino ha studiato le biografie di alcuni serial killer. E a proposito, anche nella fiction “Un passo dal cielo” ha interpretato un cattivo...

«In effetti - risponde Mazzanti -, credo sia una casualità, forse l’intenzione dei registi è proporre la faccia del bravo ragazzo dietro cui si celano risvolti più cruenti. Certo interpretare un killer è stato impegnativo ma anche stimolante e quella di “Un posto al sole” è veramente una grande famiglia. In effetti, ho letto alcuni volumi dedicati a serial killer, per ogni cosa che faccio mi piace andare nello specifico, in questo caso volevo capire il loro modo di ragionare, per essere più vero».

A proposito di studi, pare proprio non voler smettere di imparare: il diploma in arte drammatica, la laurea in scienze motorie e poi?

«Entrare in accademia dopo il “Grande fratello” è stata un’esperienza bella e importante. Il percorso in scienze motorie, invece, l’avevo interrotto proprio per coltivare il sogno dello spettacolo, poi ho terminato il mio percorso. Sono due titoli per due mie passioni che sono diventate lavoro, professionalmente parlando sono soddisfatto. Inoltre, mi sono iscritto a osteopatia a Bologna per proseguire gli studi sul corpo e sulla mente umana. In fondo, io per primo mi sono prestato come esperimento sociale con il “Grande fratello”...».

Cosa fa oggi?

«Ho uno studio di educazione posturale, seguo anche personaggi famosi, ma a Bologna, città dove mi sono trasferito da Roma nel 2015. A livello di spettacolo non ho progetti, ma spero molto presto di poter avere qualche ruolo di attore».

Inevitabile farle una domanda di calcio: il suo primo sogno era quello di essere giocatore professionista, magari nella Spal che dopo mezzo secolo è arrivata in serie A.

«Il calcio mi manca eccome e alla Spal devo molto, perché nelle giovanili mi sono formato anche come uomo. Anzi, ne approfitto per ringraziare Tonino Ferroni (ex preparatore dei portieri spallino, ndr), al quale sono vicino in questo momento triste (la morte del fratello Iginio, ndr); ho un grande ricordo di lui. La Spal l’ho vista qui a Bologna, ero in mezzo ai bolognesi a tifare biancazzurro! Non sono un tipo scaramantico e dico che non ho dubbi sulla salvezza in serie A, certo c’è da lavorare perché le prestazioni sono buone ma manca la vittoria. Faccio i complimenti a tutto lo staff ma, in particolare, al presidente Mattioli, che ricordo alla Giacomense, e alla famiglia Colombarini per questo sogno regalato ai ferraresi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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