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Dialetto vero protagonista con la Straferrara e Finetti

Domenica alla sala Estense chiusa la rassegna di teatro dialettale chiude con una primizia Prima la commedia “Urécia par mastèl” poi le gag del cantautore copparese

Buon compleanno, Alfio! Festa alla residenza Caterina per gli 84 anni di Alfio Finetti, storico cantore della ferraresità. Da "Vivar in Condominio" a "Coccanile Story" ci ha regalato tante canzoni divertenti con le quali ha celebrato, in dialetto e tanta ironia, l'amore per la sua città. Ecco nel video di Filippo Rubin l'omaggio dei "Contributi di Alfio" con la figlia Rita.

FERRARA. Un matrimonio speciale quello di domenica pomeriggio (inizio alle 16, biglietti a 7 e 6.50 euro.) alla sala Estense (piazza Municipale), per la chiusura del tradizionale Festival del teatro dialettale. Insieme simbolicamente sul palco i tre maestri del dialetto di casa nostra, Beppe Faggioli - a cui è dedicato il festival -, Ultimo Spadoni e Alfio Finetti, amatissimo cantore della ferraresità.

In primis sarà rappresentata una chicca inestimabile, “Urécia par mastèl”, un atto unico del grandissimo Alfredo Pitteri, tra i migliori drammaturghi e fondatori della compagnia più antica nostrana (nata il 14 agosto del 1931), per poi proseguire con una tranche in omaggio al cantautore ferrarese Alfio Finetti, con le sue poesie, le sue canzoni e le sue gag.

Chiude dunque in bellezza la Straferrara, la compagnia teatrale dialettale più vecchia, del cui essere la veterana si è scritto tante volte, certo, ma il piacere di rinnovarsi, magari “rispolverando qualcosa di antico” aggiunge alla scelte drammaturgiche, fatte per non dimenticare di ricordare le importanti ricorrenze, il sapore di un “classico”, come avrebbe forse asserito anche Eliot. E, infatti, What’s a classic? - Cos’è un classico? È semplicemente un “qualcosa” nato tempo fa che, tuttora, magari con qualche intervento mutatis mutandis, è ancora perfettamente up to date, foriero di messaggi e valori oltre il tempo.

Il grande compito di questi lavori - e Faggioli lavorò tantissimo a questo progetto - è di tramandare anche alle generazioni più giovani la grande lezione in termini filologico-linguistici e di cólto spessore e di approccio anche registico-performativo, della lingua e civiltà del nostro territorio, delle nostre radici. Faggioli ci teneva proprio tanto e tanto si adoperò in questo senso (lo dichiarò pure in un’intervista pubblicata da “Stop”, uno dei rotocalchi nazionali più in voga negli anni ’60 e ’70), anche se le soddisfazioni in città, specie nelle scuole, non furono poi tante, come ripete sovente Rossana “Cici” Spadoni, moglie e compagna di una vita, con lui anche sul palco.

E in nome di questo splendido e amoroso sodalizio “Cici” continua nella sua missione di mantenere viva la Straferrara. La sua entrata in scena, la sua carica passionale da attrice consumata che calca le scene dalla nascita (è figlia di due grandi artisti, Ultimo Spadoni - fondatore della Straferrara - e Teresa Bosi - che la allattava dietro le quinte fra un atto e l’altro), letteralmente “buca” non lo schermo, certo, ma i palchi teatrali sì. Immediatamente si crea un’atmosfera, una magìa che avvolge tutti, attori e spettatori, quell’eterno sortilegio in cui la rappresentazione diviene interazione e splendida, reciproca, carica emotiva, tra spettatore ed attore che, ricevendola, riesce a dare il meglio di sé.

E come detto, oltre alla chiusura del Festival con la Straferrara, domenica c’è stato un ulteriore spettacolo, un omaggio al cantautore ferrarese Finetti. Artista dialettale a tutto tondo, fin dalle sue “origini ruspanti” avvenute in quel di Ambrogio di Copparo - come lui stesso ha sempre amato dire -: ha recitato, cantato, ballato sempre nella sua lingua di latte, come direbbe il Foscolo. È l’ultimo dei cantastorie e dei cantautori del nostro territorio, un autentico show-man dalla battuta sempre pronta, per un successo che ormai si protrae da decenni, un vero unicum per Ferrara. Negli anni, a conferma di questa sua grande fortuna popolare, ha inciso dischi, cd, registrato video ma, soprattutto, e questo è stato davvero il culmine della sua carriera, ha dato alle stampe Arìva al Domìla, un libro di poesie, quasi canzoni pubblicato in ben due edizioni, la seconda delle quali stampata (e esaurita quasi subito) in oltre 1.500 copie. Un successo inaspettato se si pensa che la lingua dialettale è argomento di nicchia e non facilmente avvicinabile, specie se scritta. Il volume fu presentato ufficialmente a Copparo una sera d’agosto, in una piazza piena all'inverosimile di fan impazziti per Finetti, ormai entrato fra gli intramontabili di Ferrara.

Maria Cristina Nascosi
 

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