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Il percorso in Castello ridà splendore agli artisti ferraresi

Il critico Scardino ha curato le schede delle opere recenti «Oltre ai “magnifici sette” ci sono altri pittori importanti»

La Collezione Cavallini Sgarbi in Castello ha aperto un grande occhio anche a quella che è l’arte dei pittori ferraresi nell’800 e ’900. Nel ricco catalogo pubblicato da La nave di Teseo figurano anche le schedature di tutte le opere di questi due secoli presenti nell’esposizione. Fra queste troviamo anche 16 schede curate dal noto critico ferrarese Lucio Scardino, uno dei maggiori conoscitori dell’arte moderna e contemporanea nella nostra città.

«Diciamo che la Collezione - racconta il critico alla Nuova - presenta opere di quelli che amo definire i “magnifici sette”, con l’unica eccezione di Melli. Per il resto figurano Boldini, Bonzagni, de Pisis, Funi, Mentessi e Previati. Poi vi sono anche gioielli di altri pittori cittadini, meno noti dei precedenti ma non per questo di livello inferiore. Penso a Crema, Magrini, Martelli, Parmeggiani, Tagliaferri, lo sculture Minerbi. Questi artisti hanno lasciato un segno importante per l’arte italiana ed europea, hanno mercato e non a caso Vittorio Sgarbi ha acquistato i loro lavori». Ecco alcuni consigli di Scardino sulle opere degli artisti sopracitati presenti nell’esposizione in corso al Castello.

Giovanni Boldini

Dell’artista più noto della nostra città fra ’800 e ’900, del quale negli ultimi mesi sono state allestite mostre in tutta Italia, troviamo esposti in particolare degli schizzi. Fra questi sono rilevanti gli studi che daranno vita al famoso “Ritratto della marchesa Casati con levrieri”, risalenti al 1910 circa.

Aroldo Bonzagni

Realizzato tra il 1909 e il 1910 ecco l’opera “Porta Ticinese a Milano”, un «quadro delizioso e di grande poesia», lo definisce Scardino. L’opera proviene dalla collezione Federico Gussoni di Milano, presentata in tempi più recenti alla retrospettiva su Bonzagni curata da Sgarbi (nel 2005) al Palazzo Liceo Saracco di Acqui Terme.

Filippo de Pisis

Anche per il pittore morto nel 1956 troviamo uno studio con figure maschili degli anni ’30, forse realizzato durante il lungo soggiorno a Parigi. «È una scena erotica, quasi dionisiaca con atmosfera quasi tragica», dice Scardino, mentre per Sgarbi questa è una storia di «amori veloci e rapaci».

Achille Funi

Il grande amore per i ritratti è evidente nell’opera “Testa alla Fayum”, realizzata nel 1927, negli anni cioé in cui l’artista si dedica a figure più carnali. Questo è un raro esempio di riproposizione moderna dei noti “Ritratti funebri del Fayum”.

Giuseppe Mentessi

L’opera consigliata è “Lagrime”, bozzetto del 1894, «degna di un Pellizza da Volpedo o di un Segantini». Il titolo “Lagrime” torna sovente in Mentessi, artista ferrarese trapiantato a Milano. Quest’opera appare per la prima volta alla Triennale del Milano del 1894, poi riappare nel 1920 in una collettiva al Palazzo Arcivescovile di Ferrara, sede inedita per una mostra. Sgarbi lo ha acquisito a Genova nel 2011.

Gaetano Previati

“Una pia donzella ai tempi di Alarico” del 1879 è l’opera di un giovane Previati, che partecipò a un concorso fra gli allievi dell’Accademia di Brera. Inizialmente ignorato nella bibliografia dell’artista, fu acquistato dall’avvocato ferrarese Adolfo Cavalieri, poi ritenuto disperso è stato ritrovato di recente da Sgarbi e riesposto a Milano dopo quasi 120 anni.

Per l’opera “Cristo crocefisso” del 1881 ancor più difficile ricostruirne la storia, seppur si tratta di tela tutta milanese e sempre a Milano fu esposta nel 1819 dopo vari passaggi di proprietà tra collezionisti privati.

Giovan Battista Crema

Due opere, una “Soldati (trincea) del 1915-’18 è relativa alla Prima Guerra Mondiale, la seconda “Suore (Chiostro ferrarese” del 1920-’22 presenta la curiosità di monache nel chiostro di Casa Romei, anche se non era più un convento.

Carlo Parmeggiani

“La Scalea del Montagnone” del 1920 è interessante, «perché propone una veduta della prospettiva prima dell’apertura delle mura per la Rossonia».

Augusto Tagliaferri

“Studio allo specchio (autoritratto)” del 1910 è «quadro di grande forza psicologica con tanto di spirituale linea verde-blu dalla fronte al naso».

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