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Musica e lavoro In arrivo incentivi e contributi

Legge ad hoc varata in Regione, la prima in Italia Bandini: «Servono più luoghi dove poter suonare»

Forse da questo momento “La musica che cambia” non sarà più solo uno slogan ma un nuovo inizio per i tanti musicisti, o aspiranti tali, che ogni giorno si trovano ad intraprendere strade sempre più tortuose per crearsi il proprio futuro all’interno di questo settore, tanto affascinante quanto complesso macroscopico, chiamato “Musica”. Il cambio di rotta arriva proprio dai palazzi della Regione Emilia Romagna, da quella Bologna cantata da Dalla, Carboni o De Gregori che, non a caso, in “Viaggi e miraggi” canta: «Andiamo a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali».

Dopo la legge sul cinema, nei giorni scorsi è stata approvata dall’Assemblea legislativa della Regione (e all’unanimità) la legge “Norme in materia di sviluppo del settore musicale”, prima in Italia nel suo genere, che punta a rafforzare il sistema musicale regionale e dare un’impronta trasversale e innovativa al comparto musicale. La notizia è stata accolta positivamente (difficile immaginare una reazione diversa) da scuole, amministrazioni comunali e addetti ai lavori. Per questa legge sul settore musicale è già stato stanziato un milione di euro per l’anno in corso, 1.2 milioni per il 2019 e un altro milione per il 2020. Un contributo significativo per realizzare il progetto di legge è stato dato anche dagli amministratori e dai docenti del conservatorio Frescobaldi di Ferrara che, per altro, avevano organizzato anche un importante convegno in città (a palazzo Crema) incentrato sulla professione del musicista.

«La legge regionale in materia di sostegno all’attività musicale recentemente approvata dall’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna – spiega Francesco Colaiacovo, presidente del conservatorio Frescobaldi di Ferrara – rappresenta un’azione importante per sviluppare l’industria della musica in una regione come la nostra, dove l’attività musicale svetta nelle graduatorie nazionali per numero di artisti e di pubblico che assiste agli spettacoli dal vivo». Come istituzione di alta formazione «stiamo ragionando da tempo come costruire dei percorsi che possano favorire la professione di musicista – continua Colaiacovo –, in particolare come valorizzare le eccellenze espresse dal conservatorio Frescobaldi, è dello scorso giugno un importante convegno svolto a palazzo Crema sulla professione del musicista». Il presidente del conservatorio ritiene infine che questa legge apra un importante percorso per favorire l’avvio professionale di giovani musicisti, fornendo delle prospettive sia a chi vuole avviarsi alla professione come solista che in forma di ensemble o gruppi di vario tipo».

Soddisfazione espressa anche da Roberto Formignani, direttore della Scuola di musica moderna di Ferrara (Amf) che spiega: «È una legge indubbiamente positiva, spero possa aiutarci anche nel nostro percorso formativo quotidiano. Da anni la nostra è riconosciuta come una delle scuole più importanti a livello regionale, ma il nostro sostentamento si basa solo sulle iscrizioni degli allievi. Avere qualche risorsa in più da investire significherebbe creare nuovi progetti anche se - sottolinea Formignani - proponiamo già un calendario di sessanta attività ad ingresso libero. Spero che questa legge aiuti anche i singoli, i giovani, a ritrovare un po’ di fiducia in questo campo e un po’ di passione anche per la musica dal vivo».

Infine, il noto batterista Ellade Bandini (che non ricopre ruoli istituzionali ma che si è guadagnato il ruolo di istituzione per la sua carriera artistica) ha commentato: «Quello che manca sono i locali in cui suonare. All’epoca mia c’erano le sale da ballo, luoghi bellissimi in cui le orchestre dovevano saper suonare di tutto. Ora la musica è ovunque. Una volta solo a Ferrara c’erano sessanta orchestre tutti suonavano almeno un paio di volte a settimana. C’erano i luoghi giusti, i contesti giusti. In ogni paese c’era una chiesa e una sala da ballo. Quando i dancing hanno chiuso non è finita solo un’epoca, è finito un mondo. La musica è stata “ghettizzata” in generi e sottogeneri; sono arrivati i disc jockey e le attrazioni (così erano chiamate le orchestre, ndr) sono state soppiantate da una sola persona. Non so come potranno essere utilizzati questi fondi, ma senza spazi in cui esibirsi è difficile suonare».

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