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Con Versodove, un reading di poesia

Appuntamento alla libreria Ibs+Libraccio con la redazione della rivista letteraria

FERRARA. Solo un giorno non può bastare per ribadire le potenzialità della poesia, i suoi orizzonti. Una poesia che per quanto sia sotto l’attacco dell’indifferenza mediatica e commerciale, risale, affiora imprescindibile come un monito in ogni forma d’arte, negli occhielli dei quotidiani, sulle etichette delle bottiglie, sui fianchi degli autobus in giro per la città. Il pomeriggio dopo la Giornata Mondiale della Poesia, quindi domani (giovedì 22 marzo) alle 18, la libreria Ibs+Libraccio riunirà per un reading la redazione di una delle ultime riviste letterarie che resistono in circolazione, Versodove. A sostenere se abbia ancora senso o meno trattare di critica militante, e con quale approccio, saranno Stefano Semeraro, Fabrizio Lombardo, Vito Bonito, Vincenzo Bagnoli, Alessandro Di Prima e Vittoriano Masciullo.

«Versodove è nata ufficialmente a Bologna, nel 1994, sull’onda della Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo – esordisce il ferrarese Lombardo – Era il compimento del collettivo che ci ha fatti incontrare nell’88. Il nostro padrino è stato Roberto Roversi: pubblicammo tanti suoi inediti, compreso un suo libro intero. Ci siamo presi una pausa con l’esplosione del web, quando si è temuto che la carta stampata non durasse. Poi abbiamo deciso di continuare in modo coerente, con un numero all’anno carico di contenuti, che rimanesse rispetto all’appiattimento e alla confusione generati dall’online».

Lucarelli, Brizzi e Villalta sono alcune delle penne di spessore che la rivista ha tenuto a battesimo rimanendo fedele al suo scopo, ossia sganciata dalle accademie. Interviste e saggi brevi mettono in evidenza forme analitiche tutt’altro che rigide; senza tralasciare le inchieste intraprese sul panorama lirico italiano e la trasversalità degli argomenti, dal cinema al fumetto, dal rap all’architettura. Una serie di cortocircuiti per trattenere la varietà del presente.



«Versodove è abituata da sempre ad accogliere idee e parole non in base all’appartenenza, al clan, ma al gusto e alla curiosità – aggiunge il direttore Semeraro – senza paletti ma con qualche criterio condiviso. In questi vent’anni e oltre abbiamo visto affluire, risaccare, disporsi con una certa grazia da relitti testi di qualità e materiale più trasparente, transitorio. Da un paio di numeri abbiamo deciso di ridare voce a una stirpe che ormai pare diventata marginale, inattuale, quella dei critici letterari. Cecilia Bello nello scorso, Mazzoni e Muzzioli in questo».

L’editoriale del numero 19 s’intitola Barbari, perché la rivista non ignora l’attualità, ma la interroga di continuo. In un momento storico in cui il concetto di integrazione necessita di radici profonde, ma dinamiche, la letteratura diventa il mezzo per depositare i valori e gli ideali che ci costituiscono come persone, che ci danno una direzione e un’identità. D’altronde, Roversi non tollerava la “guerra tra bande”, che limitava lo scambio di vedute. A palazzo San Crispino si leggeranno le poesie di Renata Morresi e Gianni Montieri, quelle di Willem M. Roggeman, tradotte da Daniele Serafini, e di Naum Kaplan, tradotte da Francesca Tuscano.

Matteo Bianchi


 

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