Quotidiani locali

Ferrara va a tavola consapevolmente

La città è prima in Italia per locali con offerta di prodotti naturali o biologici

L’occasione della presentazione della Scuola Alchemica in città, l’approfondimento delle tematiche biotiche durante la cruciale settimana del Vinitaly con il 1º festival dedicato alla scuola (15-16 aprile a Bagnolo di Lonigo) e l’approssimarsi della 5ª edizione di “Acido Acida”, dal 22 al 25 aprile a Santa Maria della Consolazione in via Mortara 98, impone di fare il punto sulla situazione del bere a Ferrara e provincia. Anche perché per una volta si tratta di un bilancio florido. Infatti i dati parlano chiaro: in Italia, rispetto al numero di abitanti, la nostra città si colloca al primo posto in Italia per locali con offerta di vini naturali e bevande che vanno verso il biologico (per quanto equivoco possa essere il termine). Diacronicamente si tratta di un’evoluzione naturale anche in questo caso, dato che gli anni di grande spolvero del Don Giovanni e la visione di Marco Merighi, oltre alle contemporanee contaminazioni suggerite da Federico Pellegrini all’enoteca “Al Brindisi”, hanno seminato già all’inizio degli anni 2000 una certa idea di bere in modo consapevole. In seguito, la potente azione di marketing di Velier (con la creazione e successiva canonizzazione del brand “Triple A”) e una mutata coscienza dell’impatto ambientale della produzione vinicola presso i produttori, hanno contribuito all’espansione del fenomeno a Ferrara.

Per arrivare alla situazione attuale, in cui non soltanto i vini naturali (che, ricordiamo, per legge non possono essere chiamati così in etichetta) sono presenti in carta in molti ristoranti (spicca la realtà stellata della “Zanzara” di Codigoro), ma anche in un cospicuo numeri di esercizi diciamo “ibridi” (Macelleria Travagli con il suo Retrobottega, Enrico Tortonesi con la sua macelleria in piazzale San Giovanni, per non dimenticare XI Comandamento o Vo d’Or a di Codigoro) in cui ormai l’offerta vinicola sta guidando l’evoluzione dello stesso locale.

In cosa si traduce questo florilegio? Nella migliore delle ipotesi in un bere più consapevole. E con questo non si intende solamente il quantitativo consumato pro-capite, ma una piccola rivoluzione etico-sensoriale che riguarda soprattutto le persone. Bere meno, bere meglio, potrebbe essere lo slogan di questo importantissimo passaggio. (r.c.)

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