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In sella a una bici inseguendo la plastica nell’oceano Pacifico

Il biologo marino ferrarese Nardi ha percorso ben 5.000 chilometri in 6 mesi

In viaggio per documentare l'inquinamento In sella a una bici inseguendo la plastica nell'oceano pacifico. Il biologo marino ferrarese, Dario Nardi, ha percorso cinquemila chilometri in sei mesi. (montaggio Andrea Valerio) LEGGI L'ARTICOLO

FERRARA. Quale miglior modo di rendersi conto di un problema ambientale se non quello di osservare con i propri occhi ciò che sta accadendo alla natura? Quale miglior modo di farlo se non con un mezzo di trasporto come la bicicletta, che ti lascia a diretto contatto con l’ambiente circostante? E se la bicicletta fosse addirittura fatta di bambù e non con i soliti materiali? Dario Nardi, biologo marino ferrarese, da sempre sensibile al problema dell’inquinamento e nello specifico degli elevati quantitativi di plastica che giacciono nell’Oceano Pacifico, ha realizzato una singolare avventura. Oceano, il Pacifico, che da questo punto di vista è letteralmente martoriato. Dario ha scelto di testimoniare, attraverso immagini e video evocativi, la sciagura dell’inquinamento in cui vive il Pacifico in Sud America. Compiendo un lungo viaggio con una bicicletta, una mezza via tra una mountain bike e una city bike, costruita con un materiale insolito: il bambù. E Dario sabato racconterà la sua avventura a Bondeno.

«Questa scelta – ci racconta Nardi - è stata fatta per lanciare un ulteriore messaggio “ambientale”. Un bel modo di differenziarmi dagli altri».

Nel suo viaggio, a bordo della sua bicicletta di bambù costruita dalla “Bam Cicli” di Genova, Nardi ha attraversato il continente sudamericano, testimoniando attraverso video (che si possono trovare sulla sua pagina Facebook “Ocean traceless” ), come anche in zone molto distanti dai centri urbani i livelli di inquinamento da plastica e derivati siano devastanti. Le diverse tappe lo hanno portato in Paesi quali Ecuador, Perù, Bolivia, Cile e alle Galapagos. Persino ad un’altezza di 4.000 metri l’inquinamento è presente.

Il viaggio è durato sei mesi, durante i quali il biologo ferrarese ha realizzato foto e video che mostrano chiaramente come, purtroppo, in questi luoghi della terra coesistano bellezze naturali senza eguali e un invasivo inquinamento umano. Un misto di ignoranza e noncuranza che, purtroppo, l’essere umano ha sempre mostrato con grande spavalderia e dimostrando un continuo disinteresse verso il problema: «Mentre ero in viaggio, mi giungeva voce che in Italia si faceva quasi una rivoluzione per il pagamento dei sacchetti di plastica del supermercato. Mentre osservavo come la natura veniva deturpata e uccisa, sentivo come le preoccupazioni umane in realtà fossero altre. La cosa mi ha infastidito parecchio. Ciò che non riusciamo a comprendere - dice Nardi - è che questo problema riguarda tutti. I livelli di inquinamento della plastica, anche se non sono visibili ad occhio nudo, riguardano anche noi. Non è solo una questione visiva. Per fare un esempio, i pesci che ingeriscono questo materiale, finiamo col mangiarli. Ci nutriamo della nostra stessa spazzatura, dovremmo pensarci più spesso».

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La realizzazione del progetto senza sponsor non sarebbe stata possibile: «Ci tengo a ringraziare chi ha collaborato con me, inizialmente trovare chi credesse al progetto non è stato facile. Ho cercato di spiegare nel miglior modo possibile le mie intenzioni e alla fine sono riuscito a trovare l’appoggio necessario alla realizzazione del viaggio. Itinerando, 24 bottles, Ecocose, Ricicletta, Fenz, Scavezzon. Ognuna di queste attività è stata necessaria per poter realizzare il progetto».

Un’avventura che aveva il nobile scopo di sensibilizzare il numero più alto di persone possibile sull’argomento, che pare abbia avuto un discreto successo: «Non mi aspettavo tutta questa visibilità. Sono contento del risultato ottenuto. Fra servizi ai tg nazionali, articoli sui quotidiani e visualizzazioni raggiunte su Facebook, Instagram e sul sito ufficiale ( www.oceantraceless.com ), posso dirmi soddisfatto. Nella vita voglio far questo, ho sempre amato viaggiare e unire tale passione ad un obiettivo che mi sta particolarmente a cuore è una cosa bellissima. Non mi fermo qui».

Il disastro ecologico di cui Nardi ha voluto farsi testimone riguarda tutto il mondo, anche il Mediterraneo che sarà il suo prossimo obiettivo: «L’attività umana è ovviamente la causa principale di questo disastro, e anche nel Mediterraneo si osservano quantità di questo tipo di inquinamento molto rilevanti. È un problema che va affrontato al più presto e servirebbero più persone che testimoniano questo disastro. I documentari tendono a farti vedere la parte bella della natura, inducendoti a pensare che sia tutto regolare. Invece non è così, il mondo sta subendo, a causa della sconsiderata attività dell’uomo, cambiamenti che rischiano di non essere più reversibili. Io voglio testimoniarlo».

Intanto, come detto, sabato alle 17.30 nella sala 2000 di Bondeno nel contesto degli incontri di “Beati chi?” Nardi è protagonista dell’evento (promosso dalla parrocchia Natività di Maria), che ben si collega all’attualità, a pochi giorni dalla Giornata mondiale della Terra. il biologo marino ferrarese descriverà la propria storia. Nardi sarà a Bondeno per un confronto e un’analisi di quello che è possibile fare per poter salvare il pianeta. Un tema già affrontato da “Beati chi?”, che ha ospitato don Albino Bizzotto, intervenuto sul tema dello sfruttamento del territorio e sulla cementificazione selvaggia. Una serie di incontri per dar voce agli ultimi e a quanti generalmente sono lontani dai riflettori, pur compiendo imprese straordinarie.

Samuele Melloni

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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