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«Olmi era un uomo di cuore e dirigeva con tratto signorile»

Nel 2001 il cineasta trasformò Ferrara in set per “Il mestiere delle armi”. Quarzi: ricordo un suo documentario sul Po, seppe cogliere l’essenza dei luoghi

Addio a Olmi, Santamaria: ''Le nostre lacrime sul set di 'Torneranno i prati'"

FERRARA. Il destino di Ferrara, città e provincia, è legato a doppio filo con il cinema italiano. Tutti i più grandi registi dal Secondo dopoguerra ad oggi sono passati per questi territori. Da Visconti a De Sica, passando per Rossellini, Antonioni, Vancini, Soldati e Montaldo, la pianura e il suo Delta sono stati a volte lo s ...

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Addio a Olmi, Santamaria: ''Le nostre lacrime sul set di 'Torneranno i prati'"

FERRARA. Il destino di Ferrara, città e provincia, è legato a doppio filo con il cinema italiano. Tutti i più grandi registi dal Secondo dopoguerra ad oggi sono passati per questi territori. Da Visconti a De Sica, passando per Rossellini, Antonioni, Vancini, Soldati e Montaldo, la pianura e il suo Delta sono stati a volte lo sfondo e a volte i protagonisti, di alcune delle più belle pellicole a livello mondiale. E nella fitta schiera di cineasti e intellettuali che hanno reso il Ferrarese un territorio mitico, c’è anche Ermanno Olmi.

Il regista, scomparso ieri ad Asiago all’età di 86 anni dopo una lunga malattia, a inizio millennio si recò a Ferrara per le riprese del suo “Il mestiere delle armi”. Era l’aprile del 2000 quando in piazza Castello venne battuto il primo ciak cittadino del lungometraggio che narra degli ultimi giorni di vita del condottiero Giovanni delle Bande Nere, pseudonimo di Ludovico di Giovanni De’ Medici, un soldato di ventura italiano al servizio dello Stato Pontificio durante le guerre d’Italia nella prima metà del XVI secolo. Anna Maria Quarzi, direttrice dell’Istituto di storia contemporanea di Ferrara e appassionata di cinema, in quell’occasione incontrò il regista lombardo.

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«Il ricordo che conservo di Olmi è quello di un uomo e un’artista onesto, delicato e raffinato. Ricordo che sul set non gridava mai, era sempre gentile con tutti, comparse e tecnici compresi e questa - dice la Quarzi - non è certo una regola. Dirigeva con tratto signorile. Sapeva quello che voleva e come ottenerlo e faceva tutto con estrema gentilezza e cordialità». A Ferrara si girarono diverse scene de “Il mestiere delle armi”. In piazza Castello si è girato in notturna e con neve finta, quest’ultimo effetto si ottenne grazie ad una equipe di specialisti inglesi.

Ermanno Olmi in piazza Castello a Ferrara

«Un’altra volta, ma qui andiamo parecchio indietro nel tempo - aggiunge sorridendo la storica - lo chiamai perché stavo organizzando una rassegna cinematografica a Comacchio e in programma c’era anche “Lungo il fiume”, docufilm dedicato al Po. Avrei voluto che fosse presente alla serata ma purtroppo non riuscì a raggiungerci. Ricordo però - conclude - che Olmi, pur non essendo un “uomo del Po”, seppe cogliere esattamente le atmosfere e le peculiarità di questo contesto».

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