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Libri, il richiamo della notte tra amanti e serial killer

Ferrara, all’Ibs+Libraccio c’è De Marco: se la morale vacilla, cala il buio

FERRARA. Chi non ha mai sentito il richiamo della notte? Chi non è mai andato in cerca di un piccolo errore liberatorio? Il nuovo thriller di Romano De Marco lo condensa con efficacia. Tra le pagine di “Se la notte ti cerca” (ed. Piemme) spicca il dubbio, l’incertezza di una serata trasgressiva. E ci si potrebbe specchiare chiunque. Un killer senza pietà, un vero e proprio predatore, va a caccia delle sue vittime e delle loro speranze. Tutte donne e tutte alla mercé del loro lato più fragile. Oggi alle 18, l’autore lo presenterà alla libreria Ibs + Libraccio (piazza Trento e Trieste, Ferrara) con Paolo Panzacchi e Alberto Amorelli.

Perché ha scelto la grande bellezza della Capitale come scenario?

«Mi piace cambiare ambientazione - risponde -, senza tralasciare gli aspetti amorosi della trama. Per quanto malato, sempre di amore si tratta, e Roma è la città più adatta per raccontare uno stato di confusione mentale, di perdizione come l’innamoramento».

Al di là dell’amore la città eterna accoglie la solitudine dei suoi personaggi.

«A Milano, ad esempio, scottano le lancette. Chiunque per la strada si muove in qualche direzione per fare qualcosa... Roma è attraversata da tempi diversi, più dilatati, e consente la contemplazione».

Che cosa significa sentirsi soli?

«È una sorta di malattia che isola e indebolisce. Spalanca le porte della notte e spinge alla ricerca di perversioni che solitamente restano fuori dalle nostre giornate. Ma quando la nostra morale vacilla, scende il buio».

Debolezza è anche ingenuità: perché il killer se ne nutre?

«Non mi addentro nella psicologia criminale, non mi interessa. Di notte - aggiunge - queste donne vanno in cerca di giovani amanti, di esperienze estreme, sapendo dentro di loro che corrono un rischio. Oltre all’ingenuità di cadere nell’ombra rincorrendo la luce, c’è pure un principio di autolesionismo. È la disperazione a togliere loro lucidità».

Mentre scrive in che modo si confronta con il cattivo di turno?

«Li odio tutti e mi immedesimo nei buoni. Non indugio mai nella discrezione di aspetti brutali, di accanimento sui corpi, specie se femminili. Le mutilazioni restano fuori dalle mie narrazioni».

Cosa accomuna le vittime della vicenda al commissario Laura Damiani?

«La protagonista si introduce sotto copertura nel locale intorno a cui ruota l’intera vicenda, il Single. Entra per indagare, ma in parte soffre anche lei di solitudine. Ha dedicato la sua vita soltanto al lavoro, trascurando i sentimenti, e a 37anni si trova a una svolta».

Che ruolo ha avuto la musica di Andy Lovato, pseudonimo di Danny Losito?

«La storia del musicista che racconto è vera. Sono appassionato di chi, tra gli anni ’80 e ’90, ha goduto di un successo improvviso per poi non riuscire a replicarlo. Ma non ha smesso di suonare, pur lontano dal clamore mediatico. Pochi lo sanno, ma Losito due anni fa è stato in finale con un brano ai Grammy Awards. In fondo al romanzo c’è una playlist per conoscerlo meglio».

Non è la prima volta e non sarà l’ultima che si scaglia contro le apparenze. Perché insiste?

«Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta. Tento sempre di andare oltre la superficie per non disegnare personaggi stereotipati. Dietro i loro sorrisi - dice De Marco - spesso si nasconde qualcosa d’altro, di negativo. Ho una visione pessimista delle relazioni sociali, ma non ho mai perso la speranza e i miei finali lo dimostrano».

Durante il recente “Nero Laguna” a Comacchio ha sostenuto con Paolo Roversi che escono troppi libri e che non ce n’è bisogno.

«La domanda che continuo a pormi è se sia indispensabile che Romano De Marco pubblichi ancora, dato che escono già 170 libri al giorno. Mi misuro con il foglio bianco per necessità e voglio essere sicuro di aver dato il massimo ai miei lettori. Per migliorare ho allungato il lavoro sul testo dopo averlo scritto di getto. Sono un perfezionista. Adesso procedo con due fasi di editing e lo sottopongo a varie letture di esperti».

Matteo Bianchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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