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Wenders e il “suo” Papa a Cannes

Intanto due film giapponesi sono in corsa per la Palma d’Oro

È Papa Bergoglio la “star” della settima - gelida - giornata di Festival a Cannes. Francesco il “rivoluzionario”, il primo papa proveniente dalle Americhe, dal Sud del mondo, vicino ai poveri e agli umili, protagonista del documentario fuori concorso “Pope Francis - A man of this world” che Wim Wenders gli ha dedicato. Più che una biografia, un dialogo con il Pontefice che espone i temi centrali del suo messaggio: l’appello alla fratellanza e all’austerità come principi universali per contrastare la povertà nel mondo, le ingiustizie e le disparità. «Non avrei mai immaginato - ha spiegato Wenders, impegnato per due anni nella realizzazione del documentario - di girare un film su papa Francesco». «Quando ho ricevuto l’invito dal Vaticano per discutere di questa ipotesi - ha raccontato ai microfoni di Vatican News - mi sono reso subito conto dell’enorme responsabilità che comportava un tale progetto. Naturalmente sarei andato per capire cosa avesse in mente don Dario Viganò. E venne fuori che mi si offriva carta bianca, con la possibilità di decidere io stesso come immaginare il film senza ingerenze, e che il Vaticano avrebbe aperto gli archivi. Ovviamente ho detto sì». Alternando le immagini di repertorio che immortalano il Santo Padre in alcuni momenti dei suoi viaggi - a Ground Zero, al Centro Mondiale per la Memoria dell’Olocausto, a Gerusalemme e in visita ai detenuti delle carceri - Wenders mette al centro domande e risposte che affrontano temi di portata universale: la giustizia sociale, l’immigrazione, l’ecologia, le diseguaglianze, il lavoro, il materialismo, la morte, il ruolo della famiglia. Tre le “T” sulle quali dovrebbe basarsi la società: “Tierra, Techo, Trabajo”. Terra, casa, lavoro. Perché bisogna prendersi cura dell’ambiente come della famiglia, e senza lavoro non c’è dignità. La corsa alla Palma d’Oro prosegue con due film giapponesi in concorso: “Asako I & II” di Ryusuke Hamaguchi, e “Shoplifters” di Kore-Eda Hirokazu. Delicato, commovente, pieno di grazia e di humour, emozionante giostra di sentimenti che coinvolge un pugno di randagi della vita, “taccheggiatori”, che si scelgono e si uniscono in un nucleo di affetti per non soccombere alla solitudine e alla povertà, “Shoplifters” mette in campo una nuova famiglia di elezione, tema sempre caro al regista. Fuori concorso, Ramin Bahrani riadatta “Fahrenheit 451” in chiave quasi “action”, ma perde di vista la dimensione esistenziale del romanzo di Bradbury e della precedente trasposizione truffautiana, più concentrato sul fanatismo acritico dei giorni nostri. E intanto qualcosa si muove (forse) in termini di “gender equality”. Dopo la foto delle 82 donne dell’industria cinematografica che dalla montée des marches chiedevano parità tra i generi, è arrivata la sottoscrizione di un accordo in cui il festival di Cannes promette di impegnarsi concretamente in questa direzione.

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