Quotidiani locali

Parigi, la quasi rivoluzione che fece vacillare lo Stato

Barricate, scontri, scioperi: studenti e operai vicini a ribaltare il potere

La Francia stranamente tardava a muoversi. In Italia quello che passerà alla storia come il ’68 si era già manifestato con occupazioni delle università, cortei, disordini nelle vie e nelle piazze, sassate e manganellate. Il primo marzo Roma aveva vissuto lo choc dei violentissimi scontri di Valle Giulia fra studenti e forze dell’ordine. In Germania (occidentale) Rudi Dutschke, leader carismatico della Sds, il movimento studentesco tedesco, era rimasto gravemente ferito da tre colpi di pistola in un attentato per strada a Berlino ovest. Era l’11 aprile.



L’AGITAZIONE SOLO A NANTERRE

Ma la Francia, patria della Rivoluzione, sembrava sonnecchiare. Solo al nuovo ateneo di Nanterre, cattedrale nel deserto a nord ovest di Parigi, c’era agitazione forte fin dal 22 marzo. Lì era già emerso un leader che diventerà un’icona del ’68 in tutto il mondo, Daniel Cohn-Bendit, detto Dany le Rouge. Tutti però guardavano alla capitale, apparentemente tranquilla. Solo da Parigi poteva venire la scintilla. Peraltro, gli osservatori più attenti non avevano dubbi: il fuoco non era ancora deflagrato ma stava covando sotto la cenere. E quando scoppiò, fece l’effetto dell’eruzione di un vulcano. Fu il “Maggio francese”, talmente impetuoso da far vacillare la Quinta Repubblica guidata dal generale De Gaulle. Le istituzioni tremarono fin dalle fondamenta.



BASTA AUTORITARISMO

Parola d’ordine: lotta all’autoritarismo sia all’università sia nella società, anticonsumismo, rifiuto della società borghese. Pesano la crisi dei valori tradizionali, lo scarso ricambio nelle classi dirigenti, gli studenti che non ci stanno più ad essere considerati solo degli adulti imperfetti mentre i professori imperversano. Chiedono più libertà, anche nella sfera sessuale. Rivendicazioni classiche del Sessantotto, che suscitano entusiasmi ma anche profonde inquietudini. Il Partito comunista francese, ad esempio, attacca subito il movimento studentesco. Il 26 aprile, a Nanterre, Pierre Juquin, membro del comitato centrale del Pcf, dice in un comizio: «Gli agitatori figli di papà impediscono ai figli dei lavoratori di sostenere gli esami». Lo cacciano, e da quel momento tra studenti e comunisti la tensione si mantiene alta (accade anche in Italia, dove il Pci non vede di buon occhio la rivolta nelle università, e teme di essere scavalcato a sinistra: la prima reazione è la scomunica).



PRIMI DISORDINI ALLA SORBONA

Il 2 maggio alla Sorbona militanti di estrema destra devastano i locali dell’Associazione degli studenti della facoltà di lettere, mentre a Nanterre, dopo nuovi incidenti, vengono sospesi i corsi universitari. Il giorno dopo primi scontri nel Quartiere Latino di Parigi, dove i manifestanti improvvisano le prime barricate. Intanto la polizia fa sgomberare la Sorbona, occupata dagli studenti di sinistra giunti da Nanterre e procede a circa 500 arresti. Iniziano a fioccare le condanne per gli studenti, il 5 la Sorbona viene chiusa. Il 6 una manifestazione di studenti parte dal Quartiere Latino e raggiunge il centro di Parigi. Gli scontri con la polizia sono tremendi.



S’INCENDIA IL QUARTIERE LATINO

Il 10-11 maggio studenti universitari e liceali, guidati da Cohn- Bendit, si concentrano nella zona del Quartiere Latino con l’idea di occuparlo. Ancora barricate, attaccate dalle forze dell’ordine nella notte. Comincia a risuonare lo slogan destinato a diventare un classico del Maggio francese: “Ce n’est qu’un debut, continuons le combat” (È solo l’inizio, continuiamo la lotta).



LA RENAULT SI FERMA

Le proteste dilagano. Il 13 sciopero generale proclamato dai sindacati a sostegno degli studenti e corteo con 200mila persone. Nuovamente occupata la Sorbona. Il 15 si fermano le grandi fabbriche tra cui la Renault, bloccate da uno sciopero. Il 19, in solidarietà con questi avvenimenti, viene sospeso il Festival cinematografico di Cannes. Il 20 la Francia è paralizzata dalla più importante astensione dal lavoro della sua storia: gli scioperanti sono circa 10 milioni.



MORIN E I RIVOLTOSI

Quello stesso giorno, su Le Monde, esce un intervento del grande filosofo francese Edgar Morin che simpatizza apertamente con studenti e operai. «Questo fiume in piena - scrive - non solo trascina con sé studenti in rivolta contro l’università feudale, ma anche liceali contro la scuola-caserma e giovani lavoratori contro la fabbrica-penitenziario. Tutti questi ragazzi comunicano con uno slancio di solidarietà giovanile che è l’anima del movimento e che salderà una fraternizzazione operaista... L’importante è osservare che per la prima volta nella Francia del ventesimo secolo un movimento nato nelle università si è diffuso con ampiezza e rapidità nell’ambiente operaio... È probabile che l’azione rivoluzionaria della comune studentesca porti non alla rivoluzione, ma a riforme sociali decentralizzatrici e rivitalizzanti...».



SI MUOVE ANCHE SARTRE

Nei giorni successivi continuano gli scontri al Quartiere Latino, il 25 inizia lo sciopero dei giornalisti dell’informazione pubblica che va avanti fino al 13 luglio. Il 28 maggio si muove addirittura Jean-Paul Sartre, che su “Le Nouvel Observateur” dialoga con Daniel Cohn-Bendit.

«Quello che è interessante - dice fra l’altro Sartre - è che mettete l’immaginazione al potere. Avete come tutti un’immaginazione limitata, ma avete molte più idee dei vostri predecessori...». Cohn-Bendit, inorgoglito dal prestigio dell’interlocutore, spara le sue cartucce: «...La forza del nostro movimento sta nel fatto di basarsi su una spontaneità “incontrollabile”... L’unica possibilità per il movimento è proprio questo disordine che permette alla gente di parlare liberamente e che può portare a una qualche forma di auto-organizzazione...».



IL CONTRATTACCO DEL GENERALE

Ma la fase propulsiva della rivolta è agli sgoccioli. Il 30 maggio il generale De Gaulle passa al contrattacco diffondendo un messaggio radiofonico di cinque minuti in cui annuncia di sciogliere l’assemblea nazionale e di indire nuove elezioni. In serata sui Campi Elisi imponente corteo dei gollisti e dei moderati che invocano il ritorno della legalità.

Il contrattacco funziona. Il 16 giugno finisce l’occupazione della Sorbona, il 17 riprende il lavoro agli stabilimenti Renault. Il 30 giugno i gollisti trionfano alle elezioni politiche. Di fatto De Gaulle ha vinto.

La relativa facilità con cui il generale riprese il controllo della situazione giustifica di per sé il titolo del libro con cui un altro grande intellettuale francese, Raymond Aron, si sfilò dal coro di approvazioni per l’operato di studenti e lavoratori: “La rivoluzione introvabile. Riflessioni sul Maggio francese”.

Dunque neanche una rivoluzione fallita, interrotta oppure repressa, ma proprio introvabile, immaginaria e virtuale. Invocata e annunciata nelle assemblee, nelle manifestazioni e negli scritti degli estremisti e dei loro fiancheggiatori, secondo Aron fu una commedia degli equivoci, al massimo uno sfogo generazionale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Ferrara Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro