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Cologna e i suoi decorati al valore

Il paese ha dato i natali a tanti militari che si sono messi in luce nelle due guerre

Verrà celebrata giovedì in tutta Italia la “Giornata del Decorato”. Cologna di Berra, pure essendo un piccolo centro, conta ben tre decorati al valore militare. All’epoca del conflitto il paese contava 2384 abitanti oggi meno della metà. La statua al centro del paese ricorda il sacrificio del Bersagliere Aurelio Zamboni, nato il 30 dicembre 1919 a Cologna, deceduto il 14 dicembre 1941, decorato di Medaglia d’Oro al valore militare. I resti di Aurelio Zamboni vennero rimpatriati insieme alle altre salme dei Caduti sepolte in Libia dopo che Gheddafi diede l’ordine di distruggere i Sacrari ed i Cimiteri di Guerra Italiani, le salme vennero traslate nel Sacrario d’Oltremare di Bari.

Non meno famoso un altro componente della famiglia Zamboni di Cologna, Adolfo, cugino di Aurelio, definito “Combattente per la Patria e per la Libertà, Filosofo e Maestro”. Adolfo Zamboni nacque a Cologna nel 1891, fu battezzato dal cugino, don Zama Zamboni, lasciò Cologna in età giovanile, il padre era Gastaldo e si trasferì per trovare lavoro nel vicino Veneto. Portato agli studi Adolfo Zamboni stava per laurearsi in lettere a Padova quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale, nominato aspirante ufficiale dopo un breve corso a Modena. Così Adolfo descrive la sua partenza da casa: “Mi viene recapitato il telegramma ministeriale, atteso con ansia e trepidazione; lo leggo davanti a mia madre, che si sforza di trattener le lagrime: «Si presenti senza numero e mostrine, Deposito Medea per assegnazione reparto mobilitato». Devo partire. Ahimè! Come evitare a mia madre un dolore così intenso? Un mio fratello di nove anni intuisce che la mia partenza da casa può essere l’ultima e corre a nascondersi, rompendo in un pianto convulso; il minore, di appena cinque anni, non può capire e chiede alla mamma perché questa volta sia così addolorata”. Adolfo Zamboni combatterà valorosamente con la Brigata di Fanteria Catanzaro, alla fine del conflitto si sarà guadagnata anche una decorazione al Valor Militare francese: “Il 14 agosto 1917, durante una grande rivista militare alla presenza del Re d’Italia e del generale Cadorna, il presidente della Repubblica Francese Poincaré appuntò sul petto del tenente Zamboni la “Croix de Guerre avec Palme”, altissima decorazione militare francese. Zamboni fu preso prigioniero e finì a Mauthausen, rientrò nel 1918, rimpatriato in quanto riconosciuto invalido di guerra, fu ricoverato a Bergamo dove conobbe Angelo Roncalli futuro Papa Giovanni XXIII. Tornato alla vita civile Zamboni si dedicò all’insegnamento ed alla scrittura, pubblicò diversi diari sulla sua esperienza in guerra. Profondamente antifascista dopo l’otto settembre 1943 partecipò attivamente alla Resistenza nelle file di Giustizia e Libertà, più precisamente nella Brigata “Silvio Trentin”. Si distinse per l’aiuto offerto alla rete di Armando Romani, ufficiale dell’Aeronautica e da Padre Placido Cortese, impegnata nel salvare gli ebrei dalla deportazione. Nel novembre del 1944 fu arrestato dalle Brigate Nere e rinchiuso a Villa Giusti a Padova, sede della famigerata Banda Carità. Venne torturato per mesi, in cella ritrovò molti dei sui allievi a cui aveva inculcato i valori di libertà e democrazia. Morì il 7 gennaio ’60, mentre come tutte le mattine si recava al liceo di Padova dove insegnava. Una lapide lo ricorda nel liceo in cui ha insegnato e l’amministrazione di Padova gli ha dedicato una via.

Altro decorato di Cologna fu Arduino Manfrinati, caduto in combattimento a Gorizia il 28 agosto 1917, a lui è stata assegnata una Medaglia d’Argento al valore militare alla memoria. Un altro eroe dimenticato di Cologna è Arrigo Rossini, classe 1912, già insegnate di lettere a Ferrara e preside dell’Istituto tecnico industriale Copernico. Rossini aveva un carattere deciso ma sapeva farsi rispettare senza alzare la voce e minacciare sanzioni e punizioni per chi non si adeguava alla disciplina scolastica. Morì il 30 ottobre ’79. Aveva combattuto come ufficiale degli Arditi in Africa Settentrionale nel 20º Fanteria Brescia. Si meritò una Croce di Gerra al VM ed una medaglia di bronzo. E’ sepolto nella Certosa di Ferrara.



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