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L’arte dopo la devastazione Così rinasce il parco Pavanelli

L’area verde di Migliarino ospiterà sette installazioni degli allievi del Dosso Dossi L’iniziativa nata da un percorso di alternanza scuola-lavoro. Il 31 l’inaugurazione

Si è sviluppato all' interno di un percorso di Alternanza Scuola-Lavoro e sarà presentato alla cittadinanza giovedì prossimo alle 10 al Parco Pubblico di Migliarino il progetto “Da cosa nasce cosa”.

Già nel titolo il progetto riporta un chiaro omaggio all'architetto e designer Bruno Munari, e ha impegnato fin dall'inizio di marzo gli alunni della 5 D di indirizzo Grafico del Liceo Dosso Dossi di Ferrara in un lavoro di analisi e mappatura del Parco Pavanelli finalizzato alla realizzazione di cinque installazioni all'interno dell'area verde e negli apparati di comunicazione e di fruizione del progetto (compreso un sito e una serie di mappe anche multimediali).

«L'idea è nata a partire da un recente accadimento avvenuto nell'estate del 2017 in cui una tromba d'aria si è abbattuta sul basso ferrarese causando la caduta di centinaia di alberi e segnando una perdita ingente anche nel parco di Migliarino» hanno spiegato le professoresse e coordinatrici Federica Zabarri ed Erika Latini. Ritrovare gli alberi perduti è stata quindi una sfida espressiva, iconografica e visiva per gli alunni del Dosso Dossi, inoltre, il parco si colloca nel cuore del tessuto abitativo e da sempre rappresenta un punto di riferimento e di ritrovo per la comunità locale che vede in Giuseppe Pavanelli il “creatore” illuminato di Migliarino. Oggi Pavanelli viene ricordato con una lapide onoraria presso l'antica sede del Comune di Migliarino per il suo impegno e la prodigiosa carriera imprenditoriale che lo hanno portato negli anni a promuovere un'agricoltura avanzata con sperimentazioni agrarie e a battersi per l'introduzione della scolarità femminile, l'ampliamento dei servizi e dell'impianto di illuminazione pubblica del paese.

Merito di Giuseppe Pavanelli sono inoltre l'introduzione di una piazza per il mercato e la costruzione del ponte girante in ferro sul Po di Volano nonché la ristrutturazione della Chiesa.

«Dopo una prima ricerca sul campo ci siamo resi conto che il Parco di Migliarino negli anni era passato da antico podere ad area privata e infine pubblica, oggi parte degli alberi non esiste più, altri sono stati piantati e gli esemplari più grandi drasticamente potati tanto da perdere la propria identità. Così ripercorrendo i vialetti è possibile riscoprire e ritrovare una serie di alberi importanti che resistono al confronto con la mappa del 2003 e che continuano a lasciare traccia di sé» hanno commentato gli studenti della 5D seguita da Antonio Molossi, architetto e tutor del progetto formativo.

Valentina Bacilieri



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