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“Dogman” violento e poetico inaugurerà l’Arena estiva

Gaudioso, sceneggiatore del film di Garrone, ospite sabato a Parco Pareschi «Pensavamo a questa storia da anni, raccontarla è stato come tornare alle origini»

«Per me lavorare con Matteo è sempre stato come partire per un lungo viaggio. Ci siamo conosciuti ormai più di vent’anni fa a Torino e tra noi c’è stata da subito sintonia: stesse idee in ambito produttivo, stessa avversione ai “compitini” e stessa voglia di andare oltre, di sperimentarci, di imparare facendo». Massimo Gaudioso, sceneggiatore e regista che ha firmato il soggetto e la sceneggiatura di Dogman, nuovo film di Matteo Garrone, sabato sera sarà a Ferrara per incontrare il pubblico estense nella prima serata dell’Arena di Parco Pareschi. La nuova stagione del cinema all’aperto si aprirà infatti alle 21.30 nel segno del “western metropolitano” che sta facendo rabbrividire e a tratti commuovere, il pubblico di mezzo mondo. In attesa della proiezione e dell’incontro con gli spettatori, lo sceneggiatore partenopeo racconta la genesi di un film che affonda le radici nella cronaca nera romana.

Quando e come è nato “Dogman”?

«L’idea ci è venuta tanto tempo fa. Io e Matteo (Garrone, ndr) avevamo letto Fattacci di Vincenzo Cerami, una raccolta di quattro racconti che narravano altrettanti delitti italiani. Oltre a L’imbalsamatore, film del 2002 tratto da uno dei racconti, ci incuriosì anche la storia del Canaro. La prima stesura di questo film la scrivemmo già nel 2005, prima ancora di girare Gomorra, ma per Matteo era troppo dura, troppo cruenta. Ne seguirono altre, provammo anche a modificare luoghi e personaggi ma rimase sempre nel cassetto. Poi l’anno scorso, dopo gli ultimi tentennamenti, abbiamo scritto la sesta stesura, quella definitiva. Abbiamo preparato tutto e in sei settimane è stato girato il film; tutto molto bello: è stato un po’ come tornare alle origini».

Quando ha visto il film o il primo premontato cos’ha pensato?

«Sono stato felice. Matteo riesce sempre a sorprendermi, riesce a semplificare passaggi che magari sulla carta potevano apparire difficili. Già dalla prima versione di Dogman mi sono trovato davanti ad un film compatto, abbiamo sistemato alcuni dettagli e poi abbiamo ultimato tutto. Marcello Fonte? Ora come ora non riuscirei a pensare a nessun altro interprete. All’inizio era difficile, guardando Marcell,o riuscire a immaginare un personaggio così cruento come era Er Canaro. Abbiamo modificato alcuni tratti della sceneggiatura troppo crudi e alla fine è stato meglio così perché oltre alla violenza è emersa anche la poesia».

Come vede il cinema italiano oggi?

«Bene, c’è tanta vitalità. È pieno di talenti ma anche di contraddizioni. Se c’è qualcosa su cui si dovrebbe lavorare davvero è la produzione, si dovrebbe investire di più nelle nuove realtà. Il cinema italiano sta facendo tanto, bisogna credere e lavorare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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