Quotidiani locali

Ponte affonda le radici nelle Marche

Ruzziconi racconta il suo viaggio a Cabernardi: due giorni alla riscoperta del “paese dello zolfo”

Cabernardi è un luogo conosciuto a tanti marchigiani di Pontelagoscuro, molti dei quali da li provengono; ma anche a numerosi ferraresi che dei marchigiani hanno imparato a conoscere prima di tutto il loro dialetto - difficilmente comprensibile - e poi le tradizioni culinarie dalla fila del pane al coniglio in porchetta. Con loro, in particolare i ferraresi di Pontelagoscuro (nel paese c’è ancora quello che viene definito “il villaggio dei marchigiani”), hanno imparato a convivere da decine di anni. Da quando, più precisamente nel 1952, la Montecatini ha deciso di trasferire forzatamente verso quella terra, a seguito della chiusura della locale miniera di zolfo, i nonni e i padri dei marchigiani di oggi. E da allora, pur con qualche difficoltà iniziale di integrazione – la storia si ripete- oggi la convivenza è un fatto naturale. Si sono create amicizie, matrimoni misti, figli e nipoti che vivono fianco a fianco senza alcun problema. E quella che stiamo raccontando è una storia di grande partecipazione e condivisione tra cittadini che aderiscono con interesse a momenti e ricordi del passato. Di una storia che appartiene a tutti, perché insieme si cresce.

Ormai da cinque anni, l’associazione Cristalli nella Nebbia e tante altre associazioni del paese di Pontelagoscuro coordinate dal Comitato Vivere Insieme organizza per un mese intero “il Maggio Pontesano”. Un momento molto alto di partecipazione, discussione e divertimento. Un modo naturale per creare e sostanziare la coesione, la comprensione e la cultura tra i cittadini.

Sì certo, cultura. Non è forse un grande momento formativo far conoscere le origini, i motivi, i problemi e i drammi che intere generazioni hanno dovuto affrontare per accettarsi, decine di anni fa? Non sono forse importanti i momenti conviviali dove oltre a scambiarsi le tradizioni culinarie ci si scambia opinioni e punti di vista?

È questo il lavoro dell’associazione Cristalli nella Nebbia; tentare di tramandare e far vivere, in una epoca diversa come quella attuale contrassegnata da internet, momenti di storia conditi di ricordi personali e collettivi in grado di arricchire tutti e tutto il paese di Pontelagoscuro.

E Pontelagoscuro, infatti, è un bell’esempio di accoglienza, anche oggi .

Il 26 e 27 maggio scorso parte del paese si è trasferita a Cabernardi perché a Cabernardi (“il paese dello zolfo”) si è tenuta una due giorni di iniziative con al centro l’ex miniera dal titolo: “Miniera. Segni e parole. Manifestazione d’arte e spettacolo”.

Tre sono state le attrazioni principali: la presenza di artisti di strada che con tecniche pittoriche hanno raffigurato scorci e ambienti del paese e della miniera, il Cantamaggio una tradizione musicale che si svolge sempre in strada con suonatori che allietano le vie cantando stornelli e canzoni folkloristiche e poi una rappresentazione teatrale a “cielo aperto” nell’ex-villagio dei minatori di Cantarino.

Lo spettacolo costruito all’aperto e ambientato negli anni ’50 del secolo scorso narra la storia della popolazione di Cabernardi e di coloro che lavoravano nella miniera di zolfo, attraverso la recitazione, la musica, il ballo e la poesia “a braccio” nel metro di ottava rima. Era l’usanza degli avventori dell’osteria di Moregi di Rotondo (altro paesino caratteristico del circondario). Le rime dei poeti improvvisatori di Oreste Crescentini o di Blasi Toccacieli ci condurranno alla scoperta delle vicende che hanno interessato centinaia di famiglie costrette ad emigrare dalle Marche a Pontelagoscuro. Una giornata splendida.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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