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«Sul palco do tutto me stesso canto e sudo con il pubblico»

Cosmo due anni dopo torna a Ferrara da protagonista con il “Cosmotronic Tour”. L’artista di Ivrea: cerco di raccontare e vivere emozioni forti lontano dai cliché

FERRARA. Per molti pensare di trovare un’emozione nella musica elettronica è quasi impossibile, figurarsi se questa ad un certo punto lascia il pop, si inasprisce e si avvicina alla techno. Eppure capita di sorridere, commuoversi o innamorarsi anche con l’elettronica pulsante. In che modo? Chiedetelo a Marco Jacopo Bianchi, chiedetelo a Cosmo. L’artista 36enne di Ivrea che giovedì sarà in piazza Castello a Ferrara, sta mietendo successi e raccogliendo consensi anche da chi, all’elettronica, si è avvicinato sempre con sospetto. La sua forza sta nelle parole e nei suoni. In quei battiti imprevedibili che fanno ballare migliaia di persone e commuoverne altrettante perché con Cosmo è così: un attimo prima ti dimeni con Turbo e un attimo dopo resti assorto tra le strofe di Quando ho incontrato te. Nel 2016 si era presentato a Ferrara Sotto le Stelle come spalla dei Cani, nel cortile. Era l’anno de L’ultima festa ma la festa, in verità, era appena cominciata.
Che effetto le fa tornare in città due anni dopo e da protagonista assoluto?
«Un certo effetto (sorride, ndr). In questi mesi sono cambiate tante cose, tutto si è mosso molto in fretta e le emozioni non mancano. Per l’occasione in apertura ci saranno due “ivreatronici” (dj appartenenti all’etichetta Ivreatronic fondata da Cosmo, ndr) che con il loro set scalderanno l’atmosfera e poi arriverò io. Ci divertiremo, sarà una grande festa».

“Cosmotronic” ha dato una svolta decisiva al suo percorso artistico. Dove sta andando?
«Ho voluto estremizzare quello che già facevo. Le canzoni presenti ne L’ultima festa erano più dolci mentre con questo album non mi sono dato limiti. Ho unito cose che mi piacciono: dj set, brani strumentali, parole. Non volevo dare vita a più progetti paralleli, volevo una mia identità. Non mi sono dato regole né freni, mi piace indagare la ricchezza dei suoni e ho intenzione di proseguire questo fantastico viaggio».
Quando e perché ha scelto di dedicarsi alla carriera solista?
«È venuto da sé e il fatto di iniziare a cantare in italiano mi ha convinto a fare il passo. Del resto anche con i Drink to Me curavo io la “regia finale” e gli stessi componenti della band mi hanno spinto a intraprendere questo percorso. È nato tutto da mie esigenze, dalla voglia di esprimermi ma anche di curare la produzione dall’inizio alla fine».
Ci si può emozionare con l’elettronica e la techno?
«Assolutamente sì. Le emozioni di solito le raccontiamo con altre forme e linguaggi. Sei la mia città è uno dei brani più apprezzati dal vivo ma poi arrivano anche Turbo e L’ultima festa. Secondo me ci sono linguaggi diversi per esprimere le emozioni. Non bisogna per forza essere melensi, le emozioni non si possono relegare ad un cliché. Credo che si possa fare tutto, la cosa importante è essere vero e convincente».
Com’è un suo concerto?
«Bello potente anche se metà del lavoro lo fa il pubblico. L’aria che si respira nelle piazze o sulle piste è entusiasmante, piena di carica emotiva. Era quello che volevo».
Però come ha detto, sta succedendo tutto molto in fretta. Come vive il cambiamento?
«Bene, sono molto stimolato. Soffro un po’ l’attesa dello show. Prima di salire sul palco mi chiedo: “Ce la farò?”, poi arriva il momento e tutto va al suo posto. Ho più fiducia in me, mi sento più libero di prima. Voglio sorprendermi e sorprendere, voglio fare cose belle».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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